Pensiero meridionale

Il problema del Mezzogiorno

di Leandro Ghinelli

“Il Tocqueville (1805-1859) afferma che due cose fanno operare ai popoli grandi imprese: la religione e il patriottismo.

La religione si può dire quasi spenta in Italia; dove non è superstizione, è abito tradizionale, non è fede viva. E quanto al patriottismo, che forma esso deve prendere ora, a quale nobile scopo indirizzarsi? L’Italia è unita, è libera, è indipendente; conquiste non ne vogliamo, né possiamo farne; una guerra di difesa è impossibile, perché nessuno ci assale. Che cosa dunque vogliamo? Bisogna rivolgere tutta l’attenzione all’interno, ciò è ben chiaro; ma la vita di una nazione non può restringersi tutta ai soli computi del pareggio.

Noi potremmo essere uniti, liberi, indipendenti, colle finanze in equilibrio, oppure formare una nazione senza significato nel mondo. Occorre che un nuovo spirito ci animi, che un nuovo ideale baleni dinanzi a noi. E questo ideale è la giustizia sociale, che dobbiamo compiere prima che ci sia domandata. È necessario ridestare in noi quella vita morale, senza cui una nazione non ha scopo, non esiste. Ed è necessario al nostro bene materiale e morale.

Senza liberare gli oppressi non aumenterà fra noi il lavoro, non crescerà la produzione, non avremo la forza e la ricchezza necessaria ad una grande nazione. L’uomo che vive in mezzo agli schiavi, accanto agli oppressi e corrotti, senza resistere e senza reagire, senza combattere, è un uomo immorale che ogni giorno decade. La camorra, la mafia, il brigantaggio diventano inevitabili. Sotto una o un’altra forma salgono in alto, si diffondono nel paese, ne consumano la midolla spinale, demoralizzandolo.”

(Pasquale Villari, Lettere meridionali e altri scritti sulla questione sociale in Italia, Le Monnier, Firenze 1878)

Pasquale Villari, Leandro Ghinelli, Lettere meridionali, problema del Mezzogiorno

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2 pensieri riguardo “Il problema del Mezzogiorno”

  1. Purtroppo la religione spesso sfocia nel fondamentalismo e il patriottismo nel nazionalismo, per cui le grandi imprese cui si accenna nell’articolo, hanno comportato più che un vero progresso, grandi guerre spesso sfociate in ingiustificabili carneficine. Per quanto riguarda la fede, essa può oscillare tra il misticismo più acceso e il fanatismo integralista tipico delle tre grandi religioni abramitiche che hanno la pretesa di diventare universali e quindi si prefiggono come scopo e ognuna per suo conto, quello di convertire al proprio credo con le buone (le missioni) o le cattive ( dalle crociate ai kamikaze), gli infedeli o i gentili a seconda dello spazio e del tempo in cui operano. Sulla giustizia sociale si potrebbe fare un discorso analogo perché gli insegnamenti di Marx, per fare un esempio recente (ma la storia è piena di tentativi analoghi da Platone a Tommaso Moro e via dicendo), una volta messi in pratica, sono sfociati in una dittatura cruenta e spietata culminata nelle purghe staliniane. Illudersi poi di raggiungere una convivenza pacifica globale è pura utopia perché la vita tutta, presa nella sua interezza del mondo animale e vegetale compreso l’uomo che è parte integrante di tale consesso, non è altro che scontro continuo dove il più forte prevale e scrive la Storia o traccia, se vogliamo, la Storia del mondo. Per quanto riguarda la moralità , essa, che sia di estrazione fideistica (la Bibbia, il Corano, la Thorà) o razionale (l’imperativo categorico di Kant), si può compendiare in un’unica frase che racchiude in sé il meglio di quanto il mondo religioso e quello laico abbiano mai partorito: “Non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facessero a te”.

  2. Tocqueville dimentica, forse, che i grandi valori possono anche non avere connotazione religiosa. Le grandi imprese, a mio modesto avviso, sono frutto di grandi idee, dell’uomo che pensa. E spesso si tratta di battaglie non violente: la religione sparge, invece, molto sangue.
    Anna Rita

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