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E apparve la donna: poesie di Leandro Ghinelli

di Teresa Francia

copertinag
L. GHINELLI, E apparve la donna, Laterza Giuseppe Edizioni, Bari 2010

L’arte della musica, quella della poesia e quella della spatola e scalpello sono strettamente interdipendenti nel panorama di uno spirito che si ispira ai toni della universalità, per affermare la propria ricchezza.

E’ questo lo sfondo scenografico nel quale si snoda il geniale percorso artistico di Leandro Ghinelli, il quale educato alla scuola di una cultura sopraffina, diventa specchio di vita, attraverso quel linguaggio primario, capace di incidere profondamente.

Leandro Ghinelli lo fa da “cantore”, ispirandosi alle note melodiose della musica, per giungere a parlar d’amore all’ombra dei versi.

Egli è l’artista che “si perde e si ritrova” nelle sculture del sacro e del profano, nell’ambito dell’Essere, legato a se stesso, non scollato però dalla realtà che lo circonda.

“Si vede sulle ali dell’infinito a cavallo d’un raggio di luna” che si “immerge nelle profondità di cieli ignoti”, per farsi “assorbire dall’amore”, per annullare “ogni dolore”.

Leandro Ghinelli si destreggia tra poesia e scultura con una sicurezza dolcissima. Nel “Volo 77”, egli tratteggia una struttura simile alla composizione del DNA, per risalire poi alle corde di un’arpa fantastica, attribuendo al tutto l’espressione tipica della propria visione umana dell’Essere!

Il Poeta diventa improvvisamente il Cantore che “resta appeso ai sogni e trasforma in stelle i sospiri d’amore”, per illuminare il firmamento e ripiegare, poi, nell’alveo del destino fatto “di passioni folli e deboli mortali”.

Sulla sua “barchetta” egli va: incontra la possibilità di “approccio” nel “tesoro chiuso in uno scrigno di purezza”, dove il “sensuale invito di ama e taci”, altro non è che il desiderio permeante della fusione con la persona amata.

Affreschi ambulanti arricchiscono l’Opera, assegnandole compiti di riflessione ben precisi. “Innamorati ‘77”, tutte le “Maternità” 973/996/994, come ogni altra figura femminile, ci viene resa dalla sua arte, suscitando in noi un profondo senso di appartenenza … Sentiamo d’essere, infatti, quel bimbo in grembo, quel bimbo fra le braccia, quel bimbo accanto alla Donna-Madre: quindi siamo e “siamo” perché esiste quella figura femminile, a cui riconosciamo il merito di averci chiamati alla vita …

Ma, esiste anche quella figura di Donna-Femmina, senza la quale quella stessa vita, muore!…

Il “magnetismo arcano” della femminilità, che “ispira attese di felicità” nel Lavoro di Ghinelli è in ogni dove.

Il principio motore della Sua produzione artistica, riposa nella ricerca delle verità sotterranee, quelle nascoste nella intimità dell’anima; e solo quando quest’anima anela a “mostrarsi”, solo allora tutto diviene Arte: arte, la compositiva di Leandro Ghinelli, la sala di produzione, nella quale, con destrezza, egli spazia religiosamente, per non turbare ritmi e concentrazione. Nulla di straordinario per lui che attinge alle fonti ricche del proprio mondo interiore, spandendo le emozioni della sua coscienza di creatura pensante: le rime, le sensazioni, le immagini, i gesti quotidiani, i richiami del passato, gli stimoli del presente, si intrecciano nella sua arte, in un gioco fantasmagorico, generando visioni armoniche e ordinate.

“Spiccare il volo come rondini folli di libertà”, per Leandro Ghinelli significa “gridare un desiderio recondito di felicità”, malgrado “il tempo incalza” e nel lungo cammino “ad ogni svolta” trovi “sbarramenti e divieti”; malgrado “Madre Terra” giri “sopportando il carico di sofferenza di creature oppresse”.

Dal “superbo grattacielo” che imprigiona, tra metri cubi di ferro e di cemento, vivi esseri umani, egli sogna con gli occhi della mente e con l’olfatto del cuore, “l’aroma fresco del bosco, del terriccio, dei funghi, la lentezza del verme” libero “tra le tenere foglie”!

Una scena bucolica distensiva che affascina e dipinge, nella fantasia del Lettore, un quadretto familiare, nostalgicamente legato ai ricordi di quella scampagnata che, ognuno di noi non ha fatto più volte e felicemente goduta, sotto il sole dell’infanzia e della giovinezza pura!.

La famiglia torna ancora nella scultura del ’77 a rinverdire questi ricordi lontani, sbiaditi e coperti dalla polvere del tempo tiranno…

La poesia di Ghinelli, senza ombra di retorica, risente di un certo stile novecentesco; quello che si faceva pensante mediatore tra Scrittore e Lettore, unificando le intelligenze con l’abilità del saper dare e quella del saper ricevere, tipica di una capacità simbiotica, comune ad entrambi; la disponibilità era passione che spingeva alla continua ricerca delle fonti dell’anima!

Rime e immagini seducenti, scolpite e scritte dall’Autore ispirato dalle cose di tutti i giorni: cose tracciate con inchiostro indelebile, forgiate dalla forza del fuoco, accarezzate con la dolcezza dell’acqua, per tenersi stretti nel “confronto e brivido”, che lo “spirito immortale per fortuna pietoso poi c’illumina” e unisce tutti, “nei misteriosi sogni della luna”.

Il curriculum di Ghinelli è tutto in questa splendida Opera, edita Laterza; basta sfogliarla e leggerla attentamente per trovarvi l’Uomo, il Poeta, l’Artista, il Cantore, il Professore nel momento in cui incontra i suoi Lettori sulla Via di una umile passione e di una grande versatile sapienza.

Col suo volume d’Arte e di Letteratura, Egli ci lascia non una caduca immagine di copertina; ma ci fa dono di una icona, dinanzi alla quale riflettere, per “leggere” con lui il ricco, sensibile messaggio di profonda umanità, in essa scolpita!

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