Scrittori salentini

Infelicità e felicità del sapiente

di Leandro Ghinelli

Il sapere da sapere è infinito. La conoscenza possibile anche per un Pico della Mirandola è limitato. Di conseguenza i dotti si considerano dei dotti ignoranti e preferirebbero essere del tutto ignoranti per essere più felici. I capitoli XXXV – XXXVI – XXXVII dell’ “Elogio della Stoltezza” di Erasmo da Rotterdam, sono proprio intitolati ‘Stolti, fatui, bietoloni, buffoni sono molto più felici dei sapienti’.

Nello stesso “Elogio”, il capitolo XXXVII, sembra un ritratto ante litteram di Giacomo Leopardi:

… per tornare alla felicità degli stolti, dopo una vita passata in piena giocondità, senza alcun timore o coscienza della morte essi emigrano diritti nei Campi Elisi, dove diletteranno con i loro scherzi le anime pie ed oziose. Orbene, paragoniamo la sorte di un qualsivoglia sapiente con quella di un simile stolto! Immaginatevi per contrasto un modello di sapienza un uomo che abbia consumato tutta l’infanzia e l’adolescenza a studiare ed apprender discipline, che abbia perduto la parte più dolce della vita in assidue veglie, cure e fatiche, che in tutto il resto dei suoi giorni non abbia gustato neppure un tantino di voluttà, nemico e duro a se stesso, modesto ed inviso agli altri, pallido, emaciato, infermiccio, cisposo, vecchio e canuto anzi tempo ed anzi tempo in fuga dalla vita. Veramente che importa quando muoia un uomo simile, che non ha mai vissuto? Eccovi il magnifico ritratto del sapiente!”.

Tuttavia, guardando attentamente il rovescio della medaglia, oserei aggiungere al contrario: Beata l’infelicità del sapiente! di quell’essere cioè per inseguire saggezza e valore col sapere è assalito in questa vita dalla tribolazione di toccare amaramente i suoi limiti terreni. Beata l’infelicità del sapiente, ripeto, perché ha il dono di poter arricchire di qualità rare il suo spirito in questa lacrimarum valle e ne godrà poi nella vita futura eterna, quando sarà destinata a più luminosa felicità.

Non basta quindi compiangere la misera sorte di chi consuma i suoi giorni con la sete di sapere senza alcun frutto in questa vita, ma considerare l’arricchimento spirituale perpetuo di chi ha coltivato la conoscenza, promessa sicura di ulteriore luce intellettuale.

Innamorarsi del sapere senza la pretesa di valicarne i confini come un Ulisse dantesco, è sempre, malgrado i dolorosi costi di delusioni, la forma più pura, alta e fruttuosa dell’amore che s’incontra essenzialmente col fuoco vitale del Dio Amore e Conoscenza.

Annunci

Un pensiero riguardo “Infelicità e felicità del sapiente”

  1. La sola biografia di Erasmo basterebbe a riempire da sola le pagine di più di un romanzo ma la sua fama immortale la si deve naturalmente al su libro :”Laus stultitiae”, che presto divenne il best seller del tempo. Ne riporto il titolo in latino per sottolineare che egli era un ottimo latinista e forse per questa sua dote fu aiutato prima dal vescovo di Cambrai, poi dalla madre di uno dei suoi alunni e di chiunque si piegasse alle sue richieste di sostentamento, talvolta talmente insistenti da appannare in parte la sua figura o almeno il suo livello di dignità. Figlio naturale di un prete, fatto del quale si vergognava , si buttò a capofitto negli studi classici: Cicerone, Seneca, Epicuro non avevano segreti per lui e perfino Lorenzo Valla fu oggetto dei suoi studi e forse dai suoi libercoli anticlericali attinse quell’arguzia che ne fece un Voltaire ante litteram. Le considerazioni di Leandro Ghinelli sono naturalmente consone al personaggio che, animato da un furore indomabile, leggeva incessantemente mentre calcava senza posa tutte le strade dell’Europa. Ma, a mio avviso e senza nulla togliere alle giuste considerazioni dell’articolo che sto commentando, nell’Elogio della follia, Erasmo sostiene principalmente una tesi singolare e cioè che tutto ciò che di buono ha fatto l’uomo lo deve alla sua follia (passione, impulso, entusiasmo, istinto, imprudenza, temerarietà) mentre la razionalità e la logica frenerebbero ogni impulso creativo, il sogno, l’inventiva, la genialità e perfino l’amore. Sono lieto di aver incontrato in “Cultura salentina” un personaggio che insieme con Tommaso Moro si staglia indelebilmente nella storia italiana del ‘ 500.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...