Scrittori salentini

L’odi et amo di un salentino purosangue

Pesa più la penna della spada”, recita un antico motto salentino, forzatamente tradotto nella lingua di Dante. Così la penna di Pinuccio Resta penetra più di una lama a doppio taglio fin nelle midolla del tessuto umano di questo estremo lembo orientale d’Italia, ma corre fluida e leggera.

Scrive come parla l’Architetto galateo, classe 1957, pioniere della comunicazione via web e paladino della sua Terra. Terra che ama e che odia, senza vie di mezzo, un po’ come catullianamente la amava e la odiava il sommo Bodini: “Mio Paese, così sgradito da doverti amare”. L’amore, d’altronde, è questo: passione irruente, delusione frustrante, tenerezza infinita velata dietro un crudo cinismo.

Questi sentimenti contrari eppur complementari pervadono l’ultima fatica letteraria di Resta, 176 pagine da leggersi tutte d’un fiato, comprese quelle bianche. Acquerelli letterari che fissano sulla carta eventi e personaggi nostrani del passato e del presente, maliziosamente spacciati per fittizi e invece in più tratti riconoscibilissimi.

Bella la veste grafica e azzeccatissima la prefazione di Livio Romano, altra gran bella penna di Terra d’Otranto. Edito da Kurumuny, “Scirocchi barocchi. Racconti meridiani di amore e rancore” – questo il titolo del libro – è l’aperitivo agrodolce di quest’estate salentina 2012.

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