Personaggi, Poesie, Scrittori salentini

La donna nella poesia di Salvatore Toma

di Rossella Pulimeno

 

salvatoretoma

Salvatore Toma, uomo e poeta avanti con i tempi, nonostante la vita in provincia, capace di grandi salti come un canguro e in grado come pochi di parlare anche se quel che diceva non piaceva. Puro, semplice, ribelle, poeta d’armi, ma anche d’amore.

Nella poesia di Toma, la figura femminile diviene simbolo o punto di confluenza della sua particolare visione della vita e della poesia. In una simpatica cartolina dei primi anni settanta, indirizzata alla futura moglie Paola da Parigi, descriveva così la sua donna ideale: colorata, dolce, triste, bella, assorta, eterea. Quindi, la donna, negli scritti del poeta magliese, condensa una molteplicità di significati, aspetti, tutti riconducibili alla sua esperienza personale e biografica. Salvatore Toma scrive d’amore, di un amore viscerale, selvatico, vorace, quello che “rapace ci assale e serenamente ci opprime”. L’amore è carne e spirito, che prende forma da un’assenza, una sconfitta, da un’euforia liberatoria e catartica, o semplicemente da una spensieratezza di voli e d’intenti, da una favola assolutamente reale e invincibile.

Il poeta si accosta all’universo femminile con la sua vivace solitudine, la sua sconfinata dolcezza, la sua grazia di rovi e spine, la sua sete insaziabile di conoscenza, naturale, arguta, accattivante, la scaltrezza di una vita senza lacci. Si avvicina con sguardo limpido e giocoso, alternando ritmi terrestri e cosmici, seducendo con calici di neve, gestualità istintiva, candore di ali spiegate nel vento. Un approccio estraneo ai riti maceri e ossessivi dei salotti piccolo borghesi e dei loro aperitivi al sapore di bitter, olive, fiele, chiacchiere, ostentazione di sé, di un lento impiego del nulla.

La donna nelle poesie di Toma, si presenta come un mondo variegato e complesso, da onorare di un sentimento terreno e divino, ma anche da sbeffeggiare con cura, attraverso un repertorio di trovate e geniali provocazioni. La donna è desiderio, gambe, sogno, sussurro, furbizia, carnalità e spirito. Ma anche pazienza, premura e malinconia. Tra le liriche del noto Canzoniere, le presenze femminili sono tratteggiate con disincanto e naturalezza, attraverso una profonda convinzione nel trionfo della speranza, nonostante i dispiaceri, le bruttezze, le violenze, la noia dei disagi, certi capogiri della vita, sempre in agguato. Da una parte c’è la donna-moglie-madre-sorella, alla quale si connettono sentimenti d’amore-nostalgia-senso di colpa, la donna complice e premurosa che condivide l’esperienza totalizzante e incontenibile del poeta, immergendosi assieme a lui nella sinfonia della natura. Musa ispiratrice dalla smania di vivere, dallo sguardo distratto e smarrito da sempre, un luogo comodo e solido, da preservare per sempre, in cui sentirsi finalmente a casa. Moglie, madre, amica, la sola a non fare irruzione nel cuore di un poeta e uomo come Toma, l’unica a seguirlo nelle sue traiettorie, nei suoi stati confusionali, nelle sue tenere follie, nei suoi perimetri di sogni e malumori, nei suoi slanci vitali verso un’emozione, un lampo di felicità, un guizzo liquido e fresco in un mondo magico, di superiore purezza e libertà. Donna di cui il poeta conosce ogni presagio, ogni fraseggio, l’accordo sfuggito, la nota più intensa.

Nelle poesie di Salvatore Toma, c’è spazio anche per l’amore quotidiano o per quello sognato, immaginato, liberato dai lacci delle convenzioni, dei moralismi, delle inibizioni.

Tra le protagoniste femminili del suo universo poetico, degna di nota anche la figura seria, gentile e rassicurante di Matilde Gianfreda, insegnante di lettere di Toma alla quale dedica una toccante poesia rievocando il periodo trascorso a studiare a casa sua, sulla veranda della sua bella villetta. Donna rimasta ai vecchi tempi e con un parlare superbo dell’amore infinito. Un delicato vizio in cui

trovare conforto e sostegno al proprio vivere in altezza.

Tra le liriche del poeta magliese, si animano una serie di personaggi femminili di giovane età, intrisi di essenze terrestri e marine, simbolo della gioia di vivere, della liberazione, dell’abbandono all’istinto, al gioco, uno spazio caldo e rigoglioso in cui proiettare le ragioni della propria saggezza primitiva. Donne strettamente legate alla “memoria”, al ricordo; il tema del ricordo è a sua volta connesso al bisogno di Toma di cercare il senso delle cose, di recuperare una propria identità nel caos e nell’incertezza che connotano l’esperienza individuale, il ricordo è l’occasione per dare consistenza e spessore al proprio io, è un barlume, un frammento di vita che il poeta tenta di sottrarre alla distruzione del tempo, così le sembianze delle donne che riemergono dal passato, la ricerca incessante delle tracce, dei segni che hanno lasciato, la sofferta decifrazione dei messaggi che loro continuano a dargli sotto forma di folgorazioni interiori, improvvise illuminazioni, rientrano nel tentativo di Toma di riappropriarsi del passato, di recuperare un senso più autentico delle cose, dei luoghi, delle persone, l’altra dimensione.

Tra queste spicca la figura di Tina Sperlingati, primo amore di Salvatore Toma. Lontana da ogni forma di idealizzazione, la donna, a cui il poeta dedica una serie di poesie edite ed inedite, è oggetto di burle, trovate, tenere provocazioni, smorfie dell’anima, attenzioni dai toni sarcastici, ironici, a tratti comici. Tina che non corrisponde i sentimenti di Toma, non è dolce, non è stil novo, forse neanche “quando altrui saluta”, è bella e irraggiungibile, selvaggia come una sorgente, indifferente e narcisa, è “vispa come una vespa”, puntura e delizia del cuore del poeta. Lunghi capelli, lunghi sogni, occhi stellari, dall’ego troppo al centro per poter amare l’uomo e il poeta, consapevole di aver rincorso un amore sbagliato e di averlo pure indovinato. Che cosa fare allora di fronte all’ostinato rifiuto della donna amata? Le aspettative uccidono il cuore. Lasciar stare, non pensarci più. Male che vada il buon Toma, non te la perdona, e ti accoltella volentieri sulla luna!

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