Arte, Pittura, Recensioni

Opere di Cesare Cuppone, artista salentino

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TRULLI SALENTINI – olio su tavola spatola 80 x 90

Cesare Cuppone è un pittore figurativo che predilige la tecnica ad olio.  Autodidatta è nato 59 anni fa a Neviano (Le) dove tuttora vive e lavora. L’esplosione del colore e la vivacità delle tinte caratterizzano le opere di Cesare Cuppone le quali, in siffatta maniera, riescono ad esprimere una grande forza laudativa ed evocativa. L’accostamento dei colori, abilmente spalmati sia sulla tela e sia sulla tavola attraverso un accorto uso di pennello e di spatole, è sempre molto armonioso anche quando le figure non presentano geometrie precise come avviene, ad esempio, nelle sue campagne o nel suo mare. Distese lussureggianti piene di colore, borghi semplici accennati solo nella loro essenzialità, cieli animati e mai monotonamente azzurri e figure umane, di solito assenti, trasformano le opere di Cesare in originali contemplazioni della natura. Una natura, la sua, che è generatrice di luce, di calore e di serenità e che lui rende capace di farla penetrare nell’animo di chi osserva lasciandolo attonito di fronte a tanta magnificenza. In ogni opera si ha la sensazione che le figure siano state imprigionate con tutto il loro movimento, quasi esse fossero state ad un tratto congelate o fermate come in un fotogramma. Questa è una potente percezione tanto che si ha l’impressione di un’immagine imprigionata la quale sommessamente ha accettato la costrizione alla quale l’artista ha voluto relegarla. È così, ad esempio, per la dinamicità della quale è impregnato il mare di Gallipoli che si mostra frizzante, quasi ribollisse, oppure per il cielo di Torre Guaceto prossimo a cedere la sua serenità a un imbrunire che si annuncia poco tranquillo oppure, ancora, in quella calma del tramonto nel Trabucco dove il movimento è un battito d’ali d’uccelli e qualche lieve increspatura del mare al meriggio.

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TORRE GUACETO – olio su tela 50 x 70
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GALLIPOLI – olio su tela 50 x 70
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TRABUCCO – olio su tela 50 x 70

L’atmosfera del paesaggio rappresentato da Cesare non è mai ovattata, non sfocia mai nell’immaginario contaminato dalla banalità, non è mai una dimensione piatta ed esanime, non è mai lontana dalla quotidianità e dal vissuto. Le sue ambientazioni sono sempre realistiche e, anche se a volte sono solo accennate perché semplicemente esaltate dall’esuberanza cromatica, resta sempre immutata l’espressività del contesto che diventa tanto più intensa quanto più densi sono gli accostamenti dei colori e la riconoscibilità delle figure. Tutti i paesaggi di Cuppone sono sempre accarezzati da una luce – solare, lunare o stellare che sia – ed essa è, innegabilmente, l’impronta tangibile della sua luminosità interiore capace di fargli carpire la spiritualità degli spazi silenziosi amplificati dalla solitudine delle forme e dai toni vivi. Nei suoi notturni l’artista dà prova della sua grande abilità a manipolare la luce creando dei cieli splendenti che fanno da sfondo a paesaggi i quali, a loro volta, paiono essere incorniciati in una sorta di mistica aura incantata. Nell’Isola di San Giorgio, ad esempio, un cielo fiammeggiante e illuminato da una bianchissima luna piena trasforma l’acqua della laguna in uno specchio sul quale, amplificandosi, lo scintillio dei riflessi celesti crea uno spazio contemplativo ma allo stesso tempo lieto e rilassato.

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ISOLA DI SAN GIORGIO – olio su tavola 50 x 70
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VECCHIO BORGO SALENTINO – olio su tavola 50 x 70

Una componente importante dell’opera del Cuppone è il silenzio ed è proprio questo la vena lirica che unisce la Natura alla pace interiore dell’artista. Il linguaggio pittorico di Cesare Cuppone è, perciò, fortemente segnato da una componente poetica che trae ispirazione, principalmente, dall’interpretazione del paesaggio il quale occupa un’ampia parte della sua produzione. Il paesaggismo che contraddistingue l’artista, anche se ad esso mai si vincola, è principalmente quello rappresentativo della ruralità salentina e delle vedute di borghi. La scelta di tali modelli non è dettata da fattori estetici quanto, invece, da quella sensibilità d’animo che lo porta a vedere in essi parte della sua stessa identità. Vecchio borgo salentino, ad esempio, non è una mera rappresentazione di un paesello immerso nel silenzio della notte ma è, invece, contemplazione di un luogo al quale il Cuppone si sente legato sin dalle origini. Difatti, quel paesello è proprio la sua Neviano che l’artista, non a caso quindi, ha più volte rappresentato come a voler continuamente declamare l’attaccamento a quello che è il suo nido, la sua terra, la sua patria. Nuovamente, anche sotto questo aspetto l’arte di Cuppone è profonda e meditativa, un’arte che nelle forme tenta di esprimere una interiorità incline a rivendicare una sua ben precisa identità che può definirsi salentina nello specifico, con le dovute riserve che il concetto di identità geografica impone, e mediterranea, in generale.

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SERRA SALENTINA – olio su tavola 50 x 70
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CITTA’ BIANCA – olio su tavola 50 x 80

L’opera di Cuppone è delicata, profondamente meditata, contemplativa e ispirata. Un’opera sincera e pacata nella quale l’intensità dei silenzi dialoga armonicamente con i riverberi di luce, una pittura che rapisce lo spettatore e lo trasporta in tranquille atmosfere sospese.

3 pensieri riguardo “Opere di Cesare Cuppone, artista salentino”

  1. Interessante capacità interpretativa dell’opera pittorica di Cesare Cuppone, magistralmente studiata e proposta al fruitore col grande pregio di una analisi che in una accurata sintesi riesce a rivelarne la complessità strutturale. Bene incentrati i riferimenti geografico-psicologico-temporali.

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  2. Caro Nino, ti ringrazio tanto per l’attenzione che ha rivolto al mio scritto. Debbo anche ringraziarti perché sei stato proprio te il mio ‘iniziatore’ alla ‘psicocritica’ quando mi parlavi delle presentazioni che preparavi insieme alla tua amata Giulietta. La sensibilità di un artista, la sua profonda vena lirica e la sua anima traspaiono nelle opere e io ho cercato, così come ho avuto modo di leggerti a proposito del Cuppone, di immedesimarmi in lui. E’ stata la mia prima volta e debbo dire che, malgrado le paure iniziali, mi rendo conto che dopotutto i miei sforzi non sono stati vani. Un abbraccio fraterno, caro Nino.

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