Ambiente, Archeologia, Arte, Bozzetti di viaggio, Scrivere il Salento

Il fiume Idro e la sua valle

di Rossella Pulimeno

bici
In bici nella Valle dell’Idro (Otranto)

Il suo percorso è lungo solo 3 km, nasce dalle sorgenti di Carlo Magno, poi scivola tortuoso dai colli verdeggianti e raggiunge il mare proprio nelle vicinanze di Otranto, la “perla d’oriente” dalla storia e cultura millenarie. Si tratta del fiume Idro, il maggiore corso d’acqua dell’idrografia superficiale del territorio salentino.

Forse non tutti sono a conoscenza che il noto centro turistico deve il suo nome (Hidruntum) proprio all’Idro, di cui si sono occupati illustri studiosi salentini come il Galateo, che nel XVI secolo scriveva: “Ci sono molte sorgenti e fonti d’acqua purissima che scorrono tra le piante d’alloro e gli agrumi e, cosa rara in questa regione, si trovano molti pozzi di profondità tanto modesta che puoi attingere l’acqua con una mano”.

Raffaele Congedo nel suo libro “Salento scrigno d’acqua”, descrive l’origine leggendaria delle “Sorgenti di Carlo Magno”. Una storia tramandata dalle famiglie rurali della campagna otrantina. “Si narra che mentre il sovrano attraversava con il suo esercito la valle dell’Idro, assetato ed esasperato per l’aridità del luogo, abbia inferto con la sua spada un colpo contro la roccia e come per incanto le acque zampillarono”.

Nella realtà, per lunghi anni queste sorgenti hanno costituito l’unico esempio di acquedotto pubblico ed autonomo realizzati con acqua sorgiva nella provincia. L’ambiente naturale che circonda il fiume, si presenta ricco di colture e di una vegetazione rigogliosa cosparsa di lauro, mirto, timo, ulivi, ideale per escursioni e lunghe passeggiate. I terreni della zona sono molto fertili e gli agricoltori vi coltivano alberi da frutto, ortaggi e ogni tipo di verdure tra cui la cicoria estiva a forma riccioluta, nota con il nome di “cicoria otrantina”.

Lungo la valle dell’Idro, che nei secoli passati fu anche flagello della malaria, è possibile ammirare numerose testimonianze della civiltà rupestre come una serie di piccole grotticelle e nicchie recanti iscrizioni greche, nelle vicinanze del Monte Lauro Vecchio, sulle pareti delle grotte poste a livelli diversi, si possono ammirare graffiti con croci latine, mani, guerrieri turchi. Alle pendici di Monte Sant’Angelo si trova un vero e proprio villaggio rupestre con stalle, abitazioni, depositi e luoghi di culto. Di notevole interesse è la “Grotta di Sant’Angelo”, così chiamata per via dell’immagine presente nel vestibolo rettangolare dell’antro che vede ritratto l’Arcangelo Michele. Nei paraggi della masseria Santa Barbara, lungo la fiancata nord della valle, sul Monte Piccioniere, si può notare un tratto di muro megalitico sulla cui superficie rugosa e piena di licheni, sono ancora visibili alcuni graffiti che riproducono navi e velieri.

Salento, quindi, non è banalmente “sole, mare, vento” ma anche e soprattutto acqua che scandisce, nel bene e nel male, tempi e sembianze di questo lembo di terra.

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