Arte, Personaggi, Territorio, Tradizioni

Anna Rita, una tessitrice con i fiocchi

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Tovaglietta da tè con volo di gabbiani. Tecnica del fiocco salentino. (Riproduzione vietata)

Secondo un’antica usanza molto diffusa nel Salento, un matrimonio era definitivamente approvato solo se la suocera fosse rimasta soddisfatta delle abilità mostrate dalla sposa sia nell’arte del ricamo, sia nella pratica del tessere. Pizzi, orli, coperte e ricami, non solo provavano la sua probità ma, soprattutto, la mostravano come una promettente donna di casa. Molti indumenti di uso quotidiano, difatti, erano prodotti tra le mura casalinghe – questi “mestieri” erano anche un espediente per evitare che la donna si mostrasse in pubblico – e perciò era necessario imparare le “arti femminili” sin da bambine. Il ricamo e la tessitura, pertanto, pur svolgendo una funzione importante nell’ambito dell’economia domestica, permettevano alla donna di comporre il proprio corredo nuziale il cui valore simbolico, prima che economico, si celava proprio nella qualità e nella varietà dei capi.

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Anna Rita mentre passa l’ordito nelle maglie dei licci

Le tecniche tradizionali del ricamo, anche se a livello prettamente artigianale e locale, sono tuttora conosciute e utilizzate per la produzione di preziosi manufatti – questo si deve anche alla sensibilità di chi ha voluto recuperare una parte di quella cultura meridionale sapientemente interpretata dalle donne – ma quelle della tessitura, specialmente dopo l’avvento dei telai meccanizzati Jacquard (1807), sono quasi del tutto scomparse. Pochissime, difatti, conoscono il metodo antico di tessitura e spesso si tratta di persone molto anziane, le quali custodiscono nelle loro case un vecchio telaio di legno sul quale, però, la spola non scorre più da diversi decenni. Tuttavia, in questo scenario di triste declino, c’è ancora una giovane donna che con passione continua a tessere utilizzando le tecniche tradizionali e ciò, è auspicabile pensare, potrà un domani ritornare utile per creare un gruppo di nuove discipule intenzionate a preservare questo importante retaggio della cultura meridionale.

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Corsia da tavolo con putti e fiori. Tecnica del fiocco salentino. (Riproduzione vietata)
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Quadro con scena di vita domestica. Tecnica del fiocco salentino. (Riproduzione vietata)

Anna Rita De Matteis, questo è il suo nome, è nata a Casarano (Le) nel 1983 ma vive a Galàtone, dov’è sposata. Ha frequentato l’Istituto d’Arte “A. Giannelli” di Parabita (Le) diplomandosi in “Arte applicata alla tessitura artigianale, industriale e stampa su tessuto”. Nella sua stanza di lavoro sono custoditi gli antichi attrezzi che un tempo erano utilizzati, come ancor oggi fa lei, per la preparazione dei fili e dell’ordito, nonché per la tessitura vera e propria e cioè un turnicèddhu de l’ambàce, ossia il “tornio della bambagia” adoperato per separare il cotone dai semi; un fuso, usato per filare le masse grezze di cotone, lino e lana;  una macìnula o macènnula, ovvero un arcolaio impiegato per comporre l’ordito filo dopo filo e, infine, un vecchio talàru o tilàru, il telaio, in legno d’ulivo.

Nella tessitura Anna Rita mostra di possedere un talento innato ed è una delle più giovani maestre di telaio in Italia. Tale primato, già di per sé onorifico, è da considerarsi ancor più importante perché accreditato proprio in Terra d’Otranto che non è solo la sua terra natale ma è anche la terra d’origine dell’antica tecnica di tessitura detta del “fiocco” salentino; tecnica che Anna Rita è ormai tra le poche a conoscere e a saper eseguire correttamente. Si tratta, nello specifico, del cosiddetto “soprariccio”, cioè di un punto a rialzo col quale le figure create appaiono in rilievo e, quindi, nettamente distinguibili dallo sfondo. I disegni così realizzati, oltre ad essere facilmente percepibili al tatto, diventano anche molto evidenti attraverso l’utilizzo di diverse cromie che ne esaltano, conseguentemente, sia la struttura e sia la regolarità della figura stessa. In tal modo la giovane maestra di Galàtone crea coperte, tovaglie, corsie, copricuscino, borse e manufatti vari dal cui tessuto di fondo emergono scene di vita quotidiana, silhouette di animali domestici e di uccelli, motivi floreali e geometrici, putti e immagini sacre; il tutto rielaborato secondo una chiave artistica del tutto personale, capace di dare alla sua produzione il carattere della particolarità e della pregevolezza. Tecnicamente i lavori di Anna Rita sono una sapiente rielaborazione dei motivi esornativi tratti dalla tradizione locale, nella quale convergono elementi provenienti sia dalla cultura classica greca e romana, sia dalla cultura saracena e da quella fiamminga e ciò, ancora una volta, a dimostrazione dell’intensa attività di scambio culturale che il Salento storicamente intrattenne con tutti i paesi dell’area mediterranea.

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Madonna naïf. Tecnica del fiocco salentino. (Riproduzione vietata)
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Federa per cuscino con putti affrontati. Tecnica del fiocco salentino. (Riproduzione vietata)

Se l’utilizzo delle tecniche tradizionali è l’elemento portante delle creazioni della De Matteis, non meno significative sono la delicatezza e la sobrietà delle sue creazioni, qualità che gemmano solo in un animo profondamente maturo e artisticamente sensibile. Ecco perché, osservando i suoi capolavori, si avverte la sensazione di essere di fronte non solo a un capo pregiato ma, invero, di fronte ad un’ “opera” nella quale, oltre alla materia e alla forma, l’artista ha saputo infondere l’essenza stessa di quella figura che in quel momento prepotentemente affiora dallo sfondo.

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Anna Rita De Matteis, giovane maestra di telaio

7 pensieri su “Anna Rita, una tessitrice con i fiocchi”

  1. Brava, Anna Rita,continuare l’arte del passato e mantenere viva la tradizione del nostro popolo ha di per sè un valore ineguagliabile.
    Ho visto per anni lavorare mia suocera al telaio a mano e molti sono i doni ricevuti da lei:coperte, cuscini, quadri a “fiocco”. La notte quando tutti erano a dormire, nel silenzio quasi mistico e con la luce dell’unica lampada accesa sopra il telaio, tesseva. Tesseva con amore e pazienza i suoi capolavori. Era contenta nel suo mondo fatto di fili colorati e intrecci di cotone ordito di fresco, poi non potè piu farlo, si ammalò. Ricordò per anni ancora il suo telaio rimasto a metà coperto da un panno bianco come soleva fare ogni volta che finiva. Ora lei è andata via, il telaio non c’è, ma il suo paziente lavoro ha dato frutti straordinari a tutti noi figli.
    Auguri giovane donna per un futuro di splendore come i pregiati lavori che fai.
    Luigina Paradiso

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  2. Intanto ringrazio Vincenzo D’Aurelio per la visibilità che ha dato al mio lavoro, normalmente svolto nel nascondimento. Così pure ringrazio la Redazione di Cultura Salentina che mi ha dedicato questo spazio. Un abbraccio a Marco, Lele e Luigina per il loro apprezzamento e un bacio al mio Ciccio per avermi spronata a non mettere da parte quest’arte, solo perché non redditizia economicamente. E’ gratificante sul piano artistico e personale, ed è già molto per me. Sono convinta che il futuro di questa nobile arte stia proprio nel ricordo del suo passato, in fondo non tanto lontano, legato alla memoria delle nostre nonne e mamme, così come ha ricordato Luigina. Vi saluto, lasciandovi il link del mio sito-vetrina, “Spezzominine”, che spero di poter aggiornare quanto prima. E’ un modo per condividere con gli Amici del web la gioia con cui realizzo le mie creazioni: quelle al telaio, ma anche i graffiti liberty, gli sbalzi e smalti su rame, le pitture su vetro, le decorazioni ebanistiche e molto altro ancora. Grazie! Anna Rita

    http://spezzominine.wordpress.com/

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  3. È un piacere leggere di una concittadina e amica così brava nella sua arte.posso assicuare che le parole rendono parte della sua bravura in questo campo e per tante altre creazioni artistiche.brava annarita.

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