Archeologia, Architettura, Scoperte, Storia

Per ora a Cannole non è riaffiorato alcun «tesoro» dei Templari di Maglie

architrave
Cannole, Museo dell’Arte olearia, particolare di architrave (1205)

È notizia di qualche settimana addietro quella inerente alla scoperta, avvenuta a fine luglio di quest’anno nelle campagne di Cannole, di un interessante architrave recante un’epigrafe datata 1205. Più precisamente il luogo del rinvenimento è conosciuto col toponimo di Tursano, localitàpocodistante dal Santuario di Montevergine in agro di Palmariggi, il quale nel Duecento fu un tenimento templare. Il reperto, recuperato da Cristiano Villani, archeologo e appassionato di storia medievale nato a Maglie ma residente in Cannole, consiste in un unico blocco squadrato in pietra leccese sul quale si legge l’iscrizione dedicatoria «ECCE DOMUS MONTIS VERGINIS / LIPRANDO EQUES DE MALLIE / NON SIBI SED ALIIS FECIT / MCCV» ossia “Questa casa di Monte Vergine il cavaliere Liprando de Maglie costruì non per sé ma per gli altri, 1205”.

Le notizie riguardanti la storia di Maglie tra i secoli XII-XIII sono molto scarse, anche a causa dei pochissimi documenti del tempo sopravvissuti alla scelleratezza degli uomini, e perciò quest’epigrafe, seppur composta da pochissime righe, concorre a documentare sia l’esistenza di un luogo che era noto già dai primi del Duecento e, probabilmente, abitato in quegli stessi anni dal cavaliere magliese, e sia a confermare che la nascita del toponimo Maglie pervenne dalla forma linguistica Mallie/Malle. Per quanto concerne il cavalier Liprando, invece, l’epigrafe restituisce alla memoria solo il suo nome e ciò non è sufficiente per delineare un profilo storico e biografico del personaggio. Alcuni, tuttavia, sulla scia degli ottimi studi condotti dal templarista Salvatore Fiori, autore de I Templari in Terra d’Otranto (Lecce 2010), hanno congetturato che Liprando fosse un pio e generoso cavaliere templare che eresse a Monte Vergine un ricovero per pellegrini e monaci-guerrieri poiché è la stessa epigrafe a rivelare l’esistenza ab antiquo di una costruzione funzionale “per gli altri” e “non per sé”. Il cavaliere, inoltre, non doveva essere un nobile poiché l’epigrafe non evidenzia il suo cognome, carattere propriamente distintivo dell’aristocrazia, ma solo l’indicazione del luogo di provenienza ossia “de Mallie”. Malgrado ciò, il Liprando doveva possedere disponibilità finanziarie sufficienti per costruire un edificio che, per di più, realizzò su terre non sue giacché è ovvio pensare che essendo lui di Maglie qui proprio dovesse avere le sue proprietà.

Tale ricostruzione biografica, seppur verosimile, richiede ulteriori verifiche poiché in essa sono rilevabili delle imprecisioni storiche da non minimizzare ai fini della ricerca che si sta ancora svolgendo. Pur essendo indubbia l’esistenza di una relazione tra Tursano e Maglie perché anche qui, precisamente in località San Sidero, era presente un tenimento templare, ciò non è sufficiente per asserire che quel cavaliere magliese fosse a sua volta un templare o, per lo meno, lo fosse sol perché costruì proprio su un luogo appartenente all’Ordine. Difatti, proprio in quest’ultimo caso, la storia riferisce che furono tantissimi e di ogni estrazione sociale quelli che spontaneamente donarono alcuni propri beni a quei cavalieri e ciò perché tale gesto equivaleva a contribuire materialmente alla liberazione della Terra Santa senza partecipare attivamente alle guerre contro gli Infedeli. Inoltre, il reperto non può ancora confermare che Liprando costruì un ospedale proprio sulla terra di Tursano e difatti l’architrave, il giorno in cui è stata ritrovata, era incastrata in un muretto a secco che delimita due proprietà e ciò, ossia non essendo collocato nella sua posizione originaria, porta a presupporre – ma bisogna ammettere che è un dubbio limite – un riutilizzo di materiale edilizio che poteva non necessariamente provenire da Tursano e cioè sarebbe potuto qui giungere da qualche altra zona vicina. Pensare che il cavaliere magliese edificò su “terre non sue” in quanto non ricadenti nella terra di Maglie dove egli viveva – sempre se qui dimorò – è un’ipotesi irragionevole poiché questo significherebbe affermare che in quei secoli fosse impensabile possedere delle proprietà al di fuori del proprio luogo di dimora abituale.

Non si può escludere a priori che il cavaliere Liprando – e non un imprecisato soldato perché l’epigrafe lo definisce “eques” e nonmiles” – non godesse di nobiltà e non avesse un cognome. Difatti, specialmente dall’epoca normanna in poi, il cognome indicava spesso il luogo di provenienza dell’individuo e, in seguito, dell’intera famiglia. A tal proposito basterebbe ricordare la dinastia degli Altavilla così denominati perché provenienti dalla città francese di Hautevillenella Bassa Normandia oppure, per restare nell’ambito del Salento duecentesco,  i discendenti di Niccolò de Noha che furono signori di Noha oppure a quel Gervasio de Maitino capostipite dei signori di Matino il cui figlio Gligisio sposò, sempre nel Duecento, tal Riccarda de Giurdignano e dalla quale ricevette il feudo di Maglie.

Allo stato attuale della ricerca, dunque, le uniche certezze che l’epigrafe può dare sono solo quelle che attestano l’esistenza di un cavaliere chiamato Liprando de Mallie, quasi certamente proveniente da Maglie, il quale, con buona probabilità, costruì l’Ospedale di Tursano nell’anno 1205. Bisogna pertanto muovere ancora molti altri passi prima di giungere a una conclusione definitiva della ricerca in corso e intanto, per chi fosse interessato, l’architrave ritrovato è esposto presso il “Museo dell’Arte Olearia di Cannole” la cui direzione e affidata proprio al bravo Cristiano Villani.

14 pensieri su “Per ora a Cannole non è riaffiorato alcun «tesoro» dei Templari di Maglie”

  1. Grazie Vincenzo per l’elogio, sia io che il Prof. Fiori la pensiamo esattamente come te, non abbiamo mai riferito che si trattasse di un templare, ma di un semplice cavaliere che dona qualcosa ai templari. Lo associamo al Roberto di Martano (famoso condottiero conosciuto per la difesa di Gallipoli durante l’assedio tra svevi e angioini) proprietario del tenimento di Tursano che alla sua morte lascia alla precettoria templare di Lecce quei beni, costituiti da vigneti e ulivi. Probabilmente anche lo stesso Liprando per diciamo “garantirsi un posto in paradiso” dona o più propriamente fa realizzare a proprie spese una casa ricovero per pellegrini. Ora perchè Tursani ? Sicuramente il luogo fu scelto perchè era li che passava la famosa strada lecce-Otranto conosciuta dai romani come traiana-calabra, tutti coloro che provenivano dal settentrione per recarsi in oriente dal porto di Otranto, non passavano da Maglie ma da qui. Si attraversava Maglie solo per raggiungere Gallipoli, la famosa strada dell’olio o per recarsi a Leuca, altro sito pellegrinare ma di sicuro non più importante di Otranto. Poi sicuramente quel monte detto Vergine, aveva qualcosa di sacro.

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  2. Non sibi sed aliis e’,tra l’altro,il motto dei Ghezzi di Carpignano e diffuso nel Salento .Se l’epigrafe di Cannole e’ del 1205 e’ sicuramente un falso.

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  3. Io non collegherei l’epigrafe di Liprando con la famiglia Ghezzi, molti motti utilizzano parole simili, non nobis domine ,non nobis sed nomini tuo da gloriam (motto dei templari), non sibi sed omnibus (motto federazione venezuelana), non sibi sed patriae (motto della US), ecc, ecc, il latino è latino per tutti. Non credo che i Ghezzi abbiano introdotto questo modo di dire, ma più verosimilmente abbiano preso loro spunto da magari detti locali. Poi Cannole e Carpignano sono vicinissimi.

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  4. GHEZZI
    Decisamente veneziano con un ceppo secondario nel rovigoto ed uno a Trieste, i Ghezzo/i, nel 900 arrivarono a Venezia provenendo dalla roccaforte di Acri in Terra Santa, qui furono iscritti fra i patrizi veneti e nel 1270 entrarono a far parte del Maggior Consiglio. Troviamo traccia di questo cognome a Siena tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300 con frà Iacopo Ghezzo da Siena padre provinciale francescano. Secondo Lurati il cognome Ghezzi, panitaliano ma con la sua più alta concentrazione in Lombardia, appartiene ad antiche famiglie originarie del Comasco e appunto della Brianza.

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  5. Il “Non sibi sed aliis” è contenuto in una frase ovvero è parte di una dedicatoria e pertanto, al di là della coincidenza, qual potrebbe essere il motivo per il quale sarebbe giusto credere trattarsi di un motto? Concordo in pieno con Cristiano quando dice che “il latino è latino per tutti” aggiungendo che “un motto non fa una famiglia” (a volte nemmeno gli stemmi!). Credo che ritenere quella frase un motto sia un errore grossolano che indurrebbe verso una strada cieca.

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  6. Non ho assolutamente voluto collegare la falsa epigrafe di Cannole con il motto dei ghezzi.Il motto in questione e’ di uso umanistico e non medievale,tra l’altro e’ noto che lo stesso si ritrova inciso sui mezzi scudi fatti coniare da Innocenzo XII,1691-1700.Nell’entroterra otrantino prima del 1205 non esistono epigrafi latine ad eccezione di quelle del mosaico pavimentale di Pantaleone,l’area era ancora,come gran parte del Salento,di rito e lingua bizantina.Andiamoci a rivedere le numerose epigrafi medievali della zona.

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  7. Prof. Cazzato, se sarà possibile dimostrare che il Liprando sia stato un cavaliere templare sarà di conseguenza veritiera quell’epigrafe in latino poiché un cavaliere della Chiesa Romana, imbevuto della solennità latina, difficilmente avrebbe rincorso gli usi linguistici greco-bizantini. Inoltre, c’è da constatare, che le epigrafi “templari” sono sempre scritte in latino.

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  8. In realta’ le cose,a rigor di logica, dovrebbero stare esattamente all’incontrario nel senso che,verificata la falsita’,evidentissima,dell’epigrafe,il Liprando risulterebbe un’invenzione.L’affermazione secondo la quale un cavaliere della chiesa romana dovrebbe sapere il latino e’ quanto meno temeraria perche’ come si ricava dal Corpus normativo templare recentemente pubblicato,l’uso del latino per i templari non era comune tanto che sia la Regola che gli Statuti dell’ordine furono tradotti nell’antico francese gia’ a partire dal XIII secolo.Ai falsari ricordo che Enzo Iannacci ha inciso una canzone dedicata al prete Liprando , personaggio milanese del Medioevo.Ricordo ancora che nel Museo civico di Barletta esistono almeno due lastre tombali di cavalieri templari con relativa epigrafi dalle quali avrebbero potuto ricavare senza sforzo le caratteristiche epigrafiche dell’epoca.

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  9. Razionalmente parlando vorrei sapere chi avrebbe interesse a produrre un falso di così modesto documento o riferimento storico(l’epigrafe non testimonia certo che Carlo Magno ha villeggiato a Cannole o eventi simili): l’ epigrafe è sicuramente di esecuzione antica ed è certo non di fattura moderna o recente. Ma quale falsario geniale avrebbe antichizzato ad arte l’architrave, con tecniche altamente sofisticate, per un reperto storicamente così modesto e senza valore venale???? , allora si dovrebbe trattare di “falso antico” …ma per favore!!! ed anche in questo caso a pro di che cosa????
    Il fatto che esistano due epigrafi templari nel museo di Barletta non conta niente in quanto a casistica di riferimento per l’esiguità dei modelli di paragone ed il fatto che esiste l’epigrafe a mosaico della cattedrale di Otranto, dimostra proprio che in quell’epoca e a pochi km di distanza da Tursano, in un’altro caso si è fatto ricorso al latino e non al greco!
    Sarà forse un dettaglio trascurabile e non decisivo, ma lo stesso nome di Liprando dimostra che il personaggio era di etnia longobarda, popolazione presente e documentata nell’area tra Maglie e Cannole, ed i Longobardi, in grado di leggere e scrivere …lo facevano in latino.

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  10. Evidentemente i falsi Modigliani non hanno inseganto nulla.Il falsario di Cannole,comunque,non ha la minima competenza paleografica come,d’altra parte,chi crede ancora che l’epigrafe sia autentica.Invece di fare osservazioni inconcludenti,perche’ non la si sottopone ad uno studioso del settore,per esempio Andre Jacob?.

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  11. Ringrazio tutti quelli che hanno voluto dare il proprio contributo alla discussione.
    L’argomento è affascinante e, pare, controverso. Invito coloro che volessero intervenire ancora a stare al tema senza lasciarsi andare in provocazioni che finirebbero col pregiudicare l’interessante discussione.

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  12. La discussione e’ interessante perche’ puo’ dare lo stimolo definitivo a definire
    quel convegno sul falso e i falsari in Terra d’Otranto al quale con alcuni amici stiamo pensando da tanto tempo e nel quale l’epigrafe di Cannole avra’ sicuramente
    un posto di rilievo.Quando parlavo di competenza paleografica mi riferivo al fatto che il carattere delle lettere dell’epigrafe in questione non e’ assolutamete medievale,anzi assomiglia ai titoli delle locandine dei films peplum.Quel ‘de Mallie’ poi,piu’ che latino e’ un volgare ante litteram e denota soltanto l’approssimazione linguistica nonche’ storica dell’anonimo falsario.Per quanto mi riguarda non ho inteso provocare nessuno,tantomeno il falsario in questione che,sia detto per inciso,mi e’ pure simpatoco anche se dovrebbe erudirsi maggiormente.

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