Opinioni, Pensiero meridionale

La Net-Generation porrà fine alla Questione Meridionale: l’intuizione di Pino Aprile

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Pino Aprile, nel suo ultimo lavoro intitolato Mai più terroni (Ed. Piemme, 2012), intravede nello sfruttamento della Rete l’occasione per rilanciare il Sud e decretare, così come recita il sottotitolo del suo libro, la fine della questione meridionale. Il ragionamento dell’autore è semplice e la sua intuizione merita di essere discussa poiché è opinione diffusa quella secondo cui per il Sud sia giunta l’ora dell’agire se è indubitabile la volontà di voler realizzare progetti, idee e speranze.

L’autore afferma – non immediatamente in termini geografici – che non esiste un Sud senza un Nord ovvero non può sussistere una condizione sociale di ricchezza e di sviluppo se non esistesse, contemporaneamente, una di povertà e di sottosviluppo. Qualità, queste ultime, che Pino Aprile afferma essere proprie di quel sud Italia logorato da politiche volutamente squilibrate perché funzionali a relegare il Meridione in uno stato di subordinazione rispetto al Nord dove, quelle stesse politiche, garantiscono floridezza, sviluppo e investimenti. Sostanzialmente, ragionando per grandi linee, il sud è sempre il nord di qualche area molto più a sud e il nord senza il sud diverrebbe il sud di un altro nord salvaguardato, quest’ultimo, da una politica trasversale e garantista d’interessi particolari.

Sicuramente il pensiero di Pino Aprile apre lo spazio a riflessioni profonde ma ciò, specialmente nel caso italiano, non esula il Meridione dalla responsabilità di aver mancato molte occasioni di rilancio e ciò perché, proprio questo Sud, ha spesso surrogato la volontà di cambiamento con la pratica di quella corruzione radicata in un sistema nazionale dove Nord e Sud si affratellano solo per concretare vantaggi personali, clientelismo e “demeritocrazia”. La conseguenza di tutto ciò è sotto gli occhi di tutti: la classe politica, quella che oggi rappresenta il Governo d’Italia, in cui uomini del Sud e uomini del Nord fanno a gara per ottenere il primato dell’ “incoltura e della demagogia.

La Rete, afferma l’autore, è il “punto zero” dal quale partire per poi procedere sulla strada dello sviluppo e del rilancio economico meridionale. Difatti, aggiunge, per superare il concetto geografico ed il pregiudizio economico verso il Sud, bisogna azzerare i confini e ciò può realizzarsi solo in un luogo dove lo spazio non esiste: la Rete. Il Web, continua l’autore, è anche il luogo dove persone di ogni estrazione sociale, di ogni cultura e da ogni angolo del mondo s’incontrano in una specie di piazza virtuale e, al contempo, democratica. Qui, l’interazione delle idee con le esperienze, che superano ogni confine geografico, genera un’occasione di sviluppo la cui realizzazione è divincolabile da qualunque politica territoriale di subordinazione economica. Nelle parole di Pino Aprile il concetto è quello che «[…] il mondo, senza la rete è un universo einsteniano, la sua misura è la velocità: quanto spazio è percorso nell’unità di tempo. Chi può andare più veloce, coprire distanze maggiori nello stesso tempo è avvantaggiato […]. Con la rete, il nostro mondo diventa quantistico, dalla fisica dei quanti, secondo la quale tutti possono essere ovunque in qualsiasi momento […] è in un mondo quantistico che può non esistere il tempo; esattamente come nel punto zero della Rete» (pp. 54-55). Il Sud, quindi, sfruttando la Rete potrebbe veramente autopromuovere il cambiamento della sua stessa condizione socio-economica.

L’adeguamento del Sud all’ “Era della Rete” sarà del tutto indolore, aggiunge Pino Aprile, e questo perché il Meridione non deve rinunciare alla tutela di nessun interesse economico di tipo industriale al contrario del Nord dove l’industria è il volano di molte economie regionali. Per l’autore, in definitiva, il Sud da questa epoca trarrebbe il massimo beneficio perché, nella Rete, è dal confronto di idee diverse che scaturisce la validità delle stesse calcolata in misura del loro potenziale di sviluppo, occupazione e rivalutazione del territorio e non in virtù di un mero ritorno economico o di privilegio politico-regionale. Il Nord, invece, rimarrebbe arroccato e costretto a difendere le sue industrie in un’era in cui l’industria fondata sulla “catena di montaggio” dovrà obbligatoriamente cedere il passo, se vuole continuare la sua attività, all’innovazione tecnologica e allo sviluppo dell’informatizzazione. Nel punto zero, di conseguenza, anche la stessa Questione Meridionale non avrebbe più significato perché essa esiste in virtù di uno spazio geografico definito e di una economia basata sulla produzione di ricchezza materiale.

La fiducia che l’autore ripone nelle potenzialità della Rete e nello sviluppo delle idee è condivisibile perché la produzione di ricchezza nasce proprio dalle idee ed esse non sono generatrici di una ricchezza potenziale o di una ricchezza virtuale bensì di ricchezza reale poiché, così come succede in molti Paesi, al brain aziendale è riconosciuto un valore importantissimo tanto da qualificarlo come un fattore produttivo strategico. È questo fattore che, in molti casi, incide notevolmente sul valore economico delle aziende ed è sempre questi che determina l’interesse degli imprenditori nello sviluppare investimenti e delocalizzare le proprie imprese dove l’idea, già vincente, ha maggiori possibilità di essere realizzata.

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Pino APRILE, Mai più terroni. La fine della Questione Meridionale, Ed. Piemme 2012

8 pensieri riguardo “La Net-Generation porrà fine alla Questione Meridionale: l’intuizione di Pino Aprile”

  1. Aveva già espresso questa idea nella presentazione di Giù al sud a Galatina a novembre del 2011. Ora però io mi chiedo:-Ma se i nostri giovani, dopo aver completato gli studi universitari, continuano a lasciare il sud per altri paesi del mondo come faranno a costruire un sud diverso?
    Ci sarà un ritorno come auspica già nel libro Giù al sud?

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    1. Caro Dino quali sono le tue perplessità? Discutiamone, mi interessa davvero tanto poiché anch’io all’inizio ero molto perplesso. I nostri giovani è un bene che vadano a specializzarsi all’estero. Quell’esperienza, però, tornerà in Italia se saremo capaci di fare quello che Pino Aprile ipotizza.

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  2. Apprezzo molto Pino Aprile per quanto riguarda il suo revisionismo storico e l’amore viscerale per il nostro povero sud. Dello stesso autore apprezzo anche quanto riportato da Vincenzo sulle enormi possibilità di sviluppo che una platea enorme come la rete può offrire non solo ai giovani meridionali, ma a tutta l’umanità. La rete costituisce una sorta di rivoluzione copernicana, laddove non esistono più confini spaziali o temporali quasi un’ulteriore proiezione pratica delle teorie quantistiche e relativistiche nello stesso tempo. Ma ciò detto ed assodato, passando dalla teoria alla pratica, è in grado Pino Aprile di fornire suggerimenti validi, pragmatici, elementari per cominciare a fare i primi passi verso un riscatto del sud ? In un momento in cui non solo il mezzogiorno ma tutta l’Italia è stretta come in una morsa da una crisi a risolvere la quale sono stati chiamati i bocconiani che stanno operando una lotta di classe rovesciata laddove le ricche fondazioni bancarie e la ricchissima Chiesa non pagano l’IMU e vengono foraggiate dalle tasse sui pensionati, sugli operai e sui disabili;
    in un paese in cui magistratura e governo si contendono le competenze su questioni che richiederebbero decisioni immediate come sull’Ilva di Taranto;
    in un paese dove si paventa una connivenza tra stato e mafia e scandali di ogni genere ammorbano la classe politica ;
    in un paese dove imperano le corporazioni laddove non solo la casta visibile ma impensabili categorie invisibili vengono sovvenzionate (leggete “Privilegium” di Michele Ainis) dallo Stato;
    In un paese in cui si soffocano le piccole e medie imprese che sono il motore portante di tutta l’economia nazionale;
    In questo paese come fa il sud a riscattarsi? Dove prende i soldi per aprire un’attività se le banche usano i denari dei risparmiatori per investire magari in titoli tossici? La rete può moltiplicare le idee, ma di quelle la gente del sud ne ha tante da poterle esportare in tutto il mondo. Quello che ci vorrebbe sarebbe una boccata d’ossigeno (leggi euro) tale da darci la possibilità di metterle in atto le nostre idee, ma questo sarebbe possibile solo se avessimo una classe dirigente capace, onesta e libera da condizionamenti ambientali(intelligenti pauca!) ma io di gente così non riesco a vederla neanche col cannocchiale.

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    1. Caro Dino, hai perfettamente ragione in tutto quel che dici. Tuttavia, i problemi che tu evidenzi sono dell’Italia intera e mi pare ovvio che una rinascita del Sud non può aversi se non si superano gli ostacoli che tu hai elencato. E’ ovvio che la soluzione della Questione Meridionale debba poggiarsi su una condizione socio-politica-economica rinnovata nella quale il Sud può utilizzare le sue risorse per riscattarsi. Noi abbiamo oggi lo strumento per poter guardare avanti ma esso può utilizzarsi in uno Stato più responsabile. Un abbraccio

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  3. Ammetto che la riflessione di Dino sia per certi versi condivisibile anche se le criticità che lui elenca sono tutto sommato quelle dell’intero Paese e non specifiche di un’area in particolare. Detto ciò, ossia sterilizzato il contesto, è vero che la rete per le sue caratteristiche proprie, costituisce un punto di partenza nuovo che annulla quelle che erano delle limitazioni specifiche.

    Permangono tuttavia problematiche non risolte e che vanno affrontate con il dovuto impegno, mi riferisco soprattutto alle dinamiche della mobilità e alla permanente carenza delle stesse nelle zone più periferiche del Paese. Da questo punto di vista, non possiamo aspettarci un impegno da parte di quei politici che verranno eletti, se questi non saranno espressione diretta dei territori che li eleggono.

    In questi ultimi vent’anni è stata portata avanti una politica di impoverimento culturale della popolazione, e la conferma di quanto una fondamentale ignoranza possa garantire lunga vita ai lupi della politica l’ho vissuta nel mio piccolo in questi ultimi giorni; trovandomi a discutere spesso con amici e parenti di politica, ogni volta che ho timidamente manifestato una certa dubbiosità sull’operato dei partiti tradizionali, senza per altro manifestare alcuna preferenza ideologica, mi sono sentito chiedere: “… perché a te chi ti piace?”.

    Chi mi piaceeee? Questa domanda mi fa impazzire di rabbia; provate a ripeterla mentalmente marcando la consonante all’inizio di ogni parola.

    E’ la prova provata che la mission intrapresa da questo blog è quella giusta: se non si sconfigge l’ignoranza, se non si insinua il dubbio, se non si spinge la gente a informarsi, a leggere, a riflettere, in sintesi a “scegliere ponderando” noi saremo condannati a perdere sempre, e noi a Sud siamo fin troppo rassegnati a farlo.

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