Personaggi, Storia

Elisa Springer: il dolore della memoria – seconda parte

Il mio domani è nei vostri occhi

Donne in un campo di concentramento nazista
Donne in un campo di concentramento nazista

Perché hai scritto in italiano e non nella tua lingua madre?

Perché dopo tanti anni, mi sento più italiana che austriaca, perché mio figlio era italiano (purtroppo è morto giovane a causa di un tumore), perché ho voluto rendere omaggio all’uomo che ho sposato e amato, e alla popolazione che mi accolto”.

Il racconto dei giorni trascorsi nei lager non solo rende giustizia ai martiri che ne fecero esperienza, non solo permette a Elisa di riacquistare un’identità celata ormai da più di cinquant’anni, ma parla anche alla coscienza di ogni suo lettore. E’ un inno alla forza della vita. Ogni pagina è percorsa sì da profonda e struggente pietà per l’uomo umiliato, ridotto a numero, a “ pezzo” di un’orrenda catena di montaggio, ma le parole di questa donna mite e fiera non lasciano spazio all’incredulità e all’indifferenza; lucido ricordo di una vita dominata dal silenzio, il libro di Elisa Springer diventa testimonianza di un passato, anche italiano, da non rimuovere.

Viveva per incontrare i giovani, parlare con loro. Era diventata una missione per lei, soprattutto dopo la morte prematura del figlio, la prima persona con cui Elisa si aprì dopo tantissimi anni di silenzio.

Quando venne al Teatro Italia di Gallipoli, gremito in ogni ordine di posti (più di milleduecento giovani salentini) nell’inverno del 1999, disse:

Ho capito che dovevo parlare anche per voi giovani, perché il futuro è nelle vostre mani, ma non esiste un futuro senza passato e perché queste cose non avvengano più, io mi sono auto-violentata e, per amore di mio figlio che voleva sapere e per amore anche verso voi giovani, ho scritto questo mio libro che spero possa in qualche modo contribuire a rendere un po’ migliore il mondo perché siamo tutti figli di un unico Dio e siamo tutti della stessa razza, non esistono razze diverse, ci sono solo due categorie di uomini: quelli buoni e quelli cattivi. Quello che conta non è il colore della pelle, ma quello che si ha qui, dentro il cuore e l’anima…

Le ferite del corpo col tempo si cicatrizzano. Le ferite che non spariscono mai sono quelle morali”.

Era un messaggio accorato e ancora sofferente, quello che la Springer trasmetteva a tutti i ragazzi di Gallipoli, del Salento e dell’Italia, che assiepavano il Teatro. Ma fu anche un messaggio di speranza: «Immagino la vita come una bella rosa. Le spine sono le difficoltà. Quelle spine si possono togliere, e io credo di essere un esempio vivente». Libertà, fraternità, uguaglianza possono ancora esistere dopo Auschiwitz, dove Elisa fu rasata e marchiata. “Dovremmo amarci e aiutarci; l´odio non dovrebbe esistere. Ma l´uomo ancora non ha capito nulla. Oggi conta la gran sete per il denaro e per il potere, e non si pensa che prima o poi bisogna lasciare tutto.

Ed ecco di nuovo Auschwitz. L’ombra nera e terrifica di Auschwitz. La neve di Auschwitz. I binari di Auschwitz. I bastioni dell’inferno di Auschwitz. Il gelo assoluto di Auschwitz.

«Ragazzi, il mio libro si conclude con queste parole: adesso il mio futuro è negli occhi di mio figlio” Oggi, dopo la morte del mio Silvio, posso e devo dire che il mio domani è negli occhi vostri».

Elisa Springer: il dolore della memoria – prima parte


Roma, 24.1.2013 Augusto Benemeglio

Altre fonti su Elisa Springer:
Pacelink
Wikipedia
Nostreradici

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...