Opinioni

Lettera alla mia generazione

questio

Il nord e il sud indicano, generalmente, l’orientamento di una zona geografica rispetto ai punti cardinali. Nel parlare comune, però, il significato delle due voci è stato esteso per distinguere rispettivamente un’area territoriale di eccellenza da una di completa deficienza. Non per diretta conseguenza ma per effetto di una coscienza civica, già da qualche tempo presente nel popolo italiano, ciò ha creato i presupposti ideologici che consolidano un credo comune per il quale tutto quello che è Sud non è, e non sarà mai, Nord. Nei due termini, dunque, sono sintetizzate tutte le caratteristiche territoriali che qualitativamente esprimono due perfetti opposti.

Tali differenze, viste da Nord, interessano tutto ciò che rappresenta il territorio e pertanto quelle stesse qualità sono determinanti per fissare le caratteristiche specifiche della società meridionale. Tutto quello, allora, che il territorio produce endogenicamente è generatore dell’ambiente sociale e perciò è facile concludere che l’abitante del Sud è, ideologicamente, quell’uomo incapace di evolversi nel benessere perché, vivendo in simbiosi con corruzione e illiceità, preferisce la vita parassitaria a quella utile per la Nazione. L’infelice affermazione del mai poco vituperato socialista Camillo Prampolini (1859-1930), «l’Italia si divide in nordici e sudici», riassume perfettamente questa sorta di reputazione assegnata al popolo meridionale e, purtroppo, ancor oggi echeggia insistentemente; specialmente tra coloro i quali sono legittimati ad esercitare l’arte del buon governo.

La scarsa conoscenza del Risorgimento italiano e l’opera mistificatoria perpetrata da storici faziosi contribuiscono ad alimentare i sentimenti razziali che, a loro volta, sono divenuti elementi pericolosissimi della propaganda politica. Dopo centocinquantadue anni dall’Unità, assistere sia all’indifferenza con la quale gli intellettuali e gli studiosi trattano il motivo storico e la congiuntura politica che portò alla fine del regno del Sud, e sia il crescendo del consenso popolare nei confronti dell’idea di un’Italia a “due velocità”, abitata da due diverse macroetnie, porta inevitabilmente a pensare che la Nazione intera stia vivendo un momento d’involuzione sociale e di profonda regressione culturale.

Se la Questione Meridionale è un effetto collaterale della politica post-unitaria, così come lascia intendere una frase pronunciata nel 1901 da Gaetano Salvemini (1873-1957) secondo il quale «I nordici disprezzano […] i sudici e i sudici detestano con tutta l’anima i nordici; ecco il prodotto di quarant’anni di Unità», è allora auspicabile che una buona gestione dell’attività governativa nazionale potrà contribuire a risolverla. Questo, però, non significa che il Sud debba attendere delle politiche di sviluppo così come il contadino aspetta la pioggia bensì che il Sud, con le sue intelligenze, diventi promotore di soluzioni. In tale ottica, la formazione di una classe politica meridionale costituisce il primo passo per la definizione del progetto risolutivo il quale, però, sarà possibile realizzarlo solo se quei rappresentanti avranno il coraggio e saranno capaci di lavorare al di fuori di quel complesso sistema governativo che oggi è incastrato in una perversa rete trasversale fatta d’interessi personali e clientelari.

Non esiste un’Italia sudicia e una nordica ma di sudicio esiste solo la politica degli ultimi tempi, quella che predilige operare in un sistema dove il vantaggio di uno volge a discapito di molti, quella che sfrutta il malcontento popolare per essere suffragata, quella delle promesse mai risolte, quella alla quale ha contribuito tanto il Nord quanto il Sud con la conseguenza che oggi sia il Sud e sia il Nord continuano a piangere i propri annosi e sempre uguali “mali”. È ora di svegliare le menti dal torpore e iniziare a costruire il progresso civile della Nazione. Questo è il compito che tutti noi dobbiamo assumerci, al di là di ogni partigianeria politica e geografica, perché è nostra la responsabilità del prossimo futuro.

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5 pensieri riguardo “Lettera alla mia generazione”

  1. i nordici sono tanto tarati verso il sud, che non si accorgono neanche di quello che sta facendo il sign. formigoni. Fa bene grillo???

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  2. Lo dico e lo ripeto: colpa di chi non ha “intenzione” di riscrivere la storia d’Italia. Ai nordici non farà piacere conoscerla, ma all’Italia intera sì! Solo allora diventeremo un vero popolo con obiettivi comuni e si potrà lavorare per un Italia migliore che si senta nazione finalmente. Allora sì che non si parlerà più di nord e sud come popolo, nonostante le differenze, ma solo come ambiente geografico, come diversità del clima, ecc.! E parte della politica non sfrutterebbe queste diversità per raggiungere le tanto ambite poltrone!

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    1. Certo Ada ma bisogna che il Sud decida il suo futuro iniziando dalla cultura e dalla formazione di una classe dirigente degna capace di contrastare la “malaitalia” che striscia da Nord a Sud e viceversa. Un abbraccio

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  3. Su quello che dici, caro Vincenzo, non c’è alcun dubbio! Ieri sera ho guardato il film Girlfriend a coma su La7 e mi è venuta la pelle d’oca, non per il contenuto, che è sotto gli occhi di tutto, ma per il fatto che la classe dirigente non faccia nulla o poco per cambiare la situazione italiana. I tagli alla cultura e alla ricerca ne sono la prova. Forse perché succube di un capitalismo non solo europeo, ma mondiale?

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