Scrivere il Salento

Una dichiarazione falsa (1764)

di Riccardo Viganò

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Qui di seguito è trascritto fedelmente un documento, rinvenuto nell’Archivio di Stato di Lecce nel fondo degli atti rogati tra il 1747 e il 1802 dal notaio neretino Giovanni Foggetta, nel quale è riportata una dichiarazione inerente a un particolare fatto di cronaca verificatosi in Nardò nel 1764. Nello specifico è una testimonianza rilasciata al giudice della Corte Ducale di Nardò da un tal “magnifico” Giuseppe Cantore il quale denuncia, per falsa testimonianza e falsificazione di atti e dichiarazioni, l’ufficiale subalterno Michele De Cuntò che aveva ricevuto dalla Regia Vicaria Provinciale l’incarico a svolgere indagini su due morti, un omicidio e un sospetto omicidio avvenuti quell’anno in due masserie neretine.

Giuseppe Cantore, da quanto si legge nel documento, fu richiesto proprio dal De Cuntò al fine di adempiere ai compiti di scrivano e di ufficiale durante la fase di compilazione degli atti inquisitori che, si evince nella testimonianza, durò per lo  «spaziare  di giorni trentotto continui». Il dichiarante, pertanto, era stato presente sia a tutti gli interrogatori dei testimoni e sia alla falsificazione della testimonianza che fu, nello specifico, rilasciata dal dottor fisico Filippo Olivieri. Durante la deposizione, in particolare, il medico aveva riferito in merito alla presunta causa di morte di Domenico Gesù, massaro della masseria “Mondonuovo”. Questa, secondo l’Olivieri, non era avvenuta, così come la falsa dichiarazione riportava, in seguito alle percosse ricevute, un paio di mesi prima del decesso, durante la lite con il massaro dell’adiacente masseria “al Fiume” il quale, secondo Domenico Gesù, avrebbe fatto scappare e smarrire alcune sue pecore che pascolavano in quell’area.

Di seguito i fatti così come riportati nella dichiarazione di Giuseppe Cantore.

Attestatio Facta per Josephum Cantore Civitatis Neriti

In Dei Nomine amen

11 Agosto Dodicesima indizione anno domini 1764 a civitate Neriti, segnante, Notarius  Regius ad contratus Judex Franciscus Boccone, pubblicus, ac Regius Notarius Joannes Foggetta de presicce civitate Neriti […] Costituito nella nostra presenza in testimonio Pubblico il Mag[nifico] Giuseppe Cantore di questa Città di Nardò, il quale spontaneamente, e non per forza, dolo, o inganno alcuno, mà per ogni miglior via attestò, confessò, è dichiarò, siccome col presente atto nella nostra presenza  attesta, dichiara, et verbo veritis confessa giuramento sacris scripturis, qualmente in occasione, che  si portò in questa suddetta Città In Mag[nifico] Michele de Cuntò  ufficiale subalterno destinato dalla R[egia] V[icaria] Provinciale  ad accasare l’informazione, su dello omicidio sortito nella massaria de Vantaggiani de Arneo di persona di Francesco Fasano de Salice, e su la Morte di Domenico Gesù figlio di Pasquale naturale di questa Città di Nardò, e massaro della Massaria nominata Mondonuovo in questo territorio fu egli Consimio Giuseppe Cantore richiesto dal detto Subalterno ad aggirarlo nello scrivere gli atti delle dette informazioni, come già fece nello spaziore  di giorni trentotto continui, et avendo lo medesimo in tale congiuntura osservato le deposizioni de testimoni esaminati in questa corte locale circa la morte del detto Domenico Gesù, fra le altri vidde, e fece con attenzione quella fama dal Dottor fisico Filippo Olivieri, il quale  come Medico Ordinario  al detto Domenico Gesù  fù esaminato, con dovere esso Olivieri  deposto in primo luogo da chì fù chiamato per assistere nell’infermità di quello, siccome esso consimio  dice ricordarsi benissimo; et indi poscia a dire: che vocaboli in qualche gravezza si mosse a domandare la madre al detto Domenico per nome Lionarda Greco, se sapeva  quale occasione si fosse stata nell’infermità del medesimo, et ella rispose, che l’altra causa non vi era stata, chè quaella di avere ricevuto alcune bastonate  da circa due mesi addietro da Domenico maggiore massaro della Massaria  detta al Fiume poco distante di quella di mondo nuovo, a causa di essersino smarrite, o siano scappate, alcune poche pecore, che lo detto suo figlio avea menate al pascholo in un pezzo di terreno della detta Massaria al Fiume: poshia a dire di più esso medico in detta sua deposizione l’immisione di sangue di suo ordine passa al paziente, e forma in giudizio, che da altra causa incerta poteva provenire il male di quello, e che le suddette bastonate supposte  vere non erano state la causa della malattia in quella gravezza, e morte già seguiva la quale deposizione  di esso medico possa in detta corte Locale fu indi ratificata dal istesso Medico in presenza del detto Ufficiale de Cuntò, e dal medesimo sottoscritto [il dichiarante, NdT]. Compiva già tale informazione nell’anno, che esso subalterno aveva già preparato i fogli per serrare il processo, e rimetterlo nella detta R[egia] V[icaria] vidde et osservà esso consimio Giuseppe Cantore, che l’istesso ufficiale notava la deposizione  del detto medico Olivieri, si pose la Penna in mano  in atto di scrivere, e principiò ad accomodarla, non essersi avvertito,  che accomodò un non anteposto a queste parole:  erano state causa. Leggendosi perciò: non erano state causa. Come avetre adulterato la prima lettera n, e convertirla in b, e la seconda lettera o la convertì in e, così chè in vece di leggersi non leggevasi ben , sonado poi la preposizione: ben erano state causa, siccome il tutto dice rilevarsi dall’originale Deposizione. E doppo di ciò esso de Cuntò ravogliò il processo in due fogli di carta bianca con aiia, fantini firmati da esso canto la soprascritta, fù subito consegnato ad un Alguzino di essa regia Udienza, che erano ivi presente, e così con esso processo in mano quello si incamminò per la volta di Lecce, siccome li fu ordinato. Et sic dictus Joseph cantore in Juramento factis sripturis cora nobis, et usamus esso.

(Archivio di Stato di Lecce, Fondi Notarili: atti notaio Giovanni Foggetta – Nardò, Vol. 39 Anni 1747-1802, coll. 66/20)

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