Ambiente, Territorio

Conviviamo con l’inquinamento, le nostre case a rischio tumore

di Nicolino Sticchi

radChe l’aria che respiriamo sia inquinata e pertanto responsabile di decine di migliaia di morti all’anno è un dato ormai certo, perché confermato da tutti gli Istituti di ricerca sul cancro. E l’Unione Europea ha proclamato il 2013 “Anno dell’Aria”, con l’obiettivo di sensibilizzare gli Stati membri sul tema e di spingerli a cooperare maggiormente e a varare misure più efficaci a tutela della salute dei loro cittadini.

A preoccupare l’Organizzazione Mondiale della Sanità non è solo lo smog dovuto all’inquinamento dal traffico veicolare, dai processi industriali, dai camini delle nostre case, ma sono anche tutte quelle sostanze che si formano a seguito di reazioni chimiche che avvengono nell’atmosfera e alcuni gas radioattivi come il “Radon” che fuoriesce dal terreno, dall’acqua e da alcuni materiali da costruzione.

Il Radon (gas naturale, inodore e incolore, innocuo se disperso nell’ambiente, pericoloso invece se imprigionato in casa) è ritenuto dall’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro, la seconda causa di tumore dopo il fumo ed è stato classificato come cancerogeno del gruppo 1, ossia come sostanza per la quale è stata accertata la cancerogenità anche sugli esseri umani. Ogni anno, solo in Italia ci sono circa 30.000 decessi per tumore polmonare, dei quali, 3.000 circa sono attribuibili all’esposizione domestica al Radon.

La Comunità Europea, sin dal 1990, con la raccomandazione n.143 “Sulla tutela della popolazione contro l’esposizione al “Radon” in ambienti chiusi”, ha inteso promuovere una maggiore sensibilità al problema e stimolare l’adozione di iniziative mirate a ridurre l’esposizione della popolazione a tale inquinante, sia all’interno degli edifici esistenti, che nelle nuove costruzioni.

Per quanto concerne gli ambienti di vita residenziali, l’Italia, nonostante presenta livelli di radioattività superiori alla media mondiale, non ha ancora recepito la “Raccomandazione Europea sul rischio Radon”. Vi è solo una normativa, anche molto permissiva, che ha introdotto per la prima volta nella nostra legislazione il concetto di radioattività naturale, che prevede per gli ambienti di lavoro e gli uffici pubblici il tetto di 500 Becquerel per mc.(Bq/mc), concentrazione di Radon sopra la quale è obbligatorio effettuare azioni di bonifica. Per quanto riguarda gli ambienti di Vita l’Ue consiglia come soglia di intervento per la bonifica negli edifici esistenti il valore di 400 Bq/mc (è in corso di predisposizione nuova direttiva che prevede tetto di 300 Bq/mc), mentre per quelli in progettazione il valore di 200 Bq/mc. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica invece, come soglia di sicurezza per un ambiente domestico,100 Bq/mc..

Faccio notare che ad oggi, secondo recenti risultati di studi epidemiologici sugli effetti sanitari dell’esposizione al radon nelle abitazioni, condotti in Europa, America e Cina, non è emerso un dato di concentrazione al di sotto del quale l’esposizione non presenta alcun rischio, per cui, anche basse concentrazioni di radon possono portare a un piccolo aumento del rischio di cancro ai polmoni. Di qui la necessità di approfondimenti, considerato che, sia i dati dell’Atlante delle cause di mortalità della Regione Puglia, che quelli del Registro Tumori hanno evidenziato nel Salento un eccesso di decessi per neoplasie polmonari, sia rispetto al dato pugliese che a quello nazionale, nonostante la ridotta presenza sul nostro territorio di insediamenti industriali ad elevato impatto ambientale. Approfondimento necessario, ancor più dopo:

– lo studio sui rischi del Radon condotto presso alcuni Istituti Scolastici da ARPA, ASL, ISPESL, INAIL, Provincia di Lecce, Università di Lecce e da laboratori privati, i cui dati di concentrazione sono contrastanti, con valori, in alcuni casi, di gran lunga superiori a quelli di prevista accettabilità;

– le disposizioni di legge riguardanti il contenimento energetico negli edifici, che, con i previsti interventi di abbattimento delle dispersioni termiche, rendono sempre più rilevante il rischio da Radon.

Ora, siccome la gran parte dell’opinione pubblica è inconsapevole dei rischi connessi al radon in ambienti chiusi e che la presenza del gas in un locale varia, sia nell’arco delle 24/h, che delle stagioni, come pure varia in funzione delle dimensioni del locale, del piano, del terreno su cui si trova l’edificio, e del clima, ritengo indispensabile una adeguata ed efficiente comunicazione da parte delle Amministrazioni locali, trattandosi di un problema di salute pubblica, per limitare e prevenire i rischi da tale inquinamento. Rischi che, conosciuti, possono essere evitati o contenuti, con delle semplici azioni da parte del cittadino, in particolare se la concentrazione di radon non è elevata (concentrazione che oggi può essere accertata mediante interventi a bassissimo costo). Sono fermamente convinto che l’informazione, in materia ambientale, se fatta in modo sistematico ed improntata alla conoscenza, tale da rendere il cittadino responsabile dell’aria che respira e del proprio futuro, non potrà mai essere considerata dall’opinione pubblica intervento allarmistico (come affermano alcuni esponenti politici) e come tale negativo.

C’è da preoccuparsi invece del fatto che a tutt’oggi, nonostante si conoscano i rischi del Radon e si abbiano anche dati sufficienti a redigere una cartografia del territorio provinciale con le zone a più alta concentrazione, nulla è stato fatto in merito. Come pure nulla è stato fatto dalle Amministrazioni comunali, ai fini della precauzione e dell’azione preventiva generalizzata, nonostante siano venute a conoscenza dei potenziali rischi esistenti sul proprio territorio, e ai fini dell’adozione di disposizioni antiradon nei regolamenti edilizi per le nuove costruzioni. Altrettanto si può dire della Regione, che avrebbe potuto disporre limiti più restrittivi su tutto il territorio, come ha fatto la Regione Veneto, che, in via prudenziale, ha fissato sin dal 2002 in 200 Bq/mc. il livello di riferimento di radon nelle abitazioni, oltre il quale è necessario intervenire per migliorare la situazione.

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