Personaggi, Recensioni

I cocci son suoi. Viganò e gli antichi ceramisti di Nardò

 di Francesco Danieli

L'ultimo volume di Viganò sulle manifatture ceramiche di Nardò.

“Per uso della sua professione di lavorar Faenze. Storia delle fornaci e delle manifatture ceramiche di Nardò tra la seconda metà del XVI e gli inizi del XIX secolo” è il lungo ed esaustivo titolo dell’ultimo lavoro editoriale di Riccardo Viganò. Cognome stravagante, il suo, in terra salentina. Stravaganza onomastica che rivela la sua onorevole natura double-face di terrone altitaliano, giacché nato in Brianza da padre lombardo e da madre galatonese (una Danieli doc, come chi scrive!).

È da ammirare Riccardo, perché è l’immagine vivente del self-made man, l’uomo e il ricercatore che si è fatto da sé. Non si offenderà, lui, se sottolineo che non ha grandi titoli accademici, utili spesso a chi insegna per sentito dire e senza mai essersi sporcato le mani. I suoi banchi di scuola, per anni, sono stati i “butti” di case, palazzi e conventi di Terra d’Otranto, quei pozzi discarica in cui gli antichi gettavano le cose vecchie e che oggi sono vere miniere d’oro per archeologi e ricercatori.

Si è formato tra scavi etruschi, romani e bizantini, spesso lavorando nell’Italia centro-settentrionale, ma col cuore è rimasto nella sua terra di adozione, il Salento, collaborando soprattutto col Museo della Ceramica di Cutrofiano e trovando in Salvatore Matteo uno dei suoi più grandi sostenitori. È stato l’esperto che ha salvato e catalogato i numerosi reperti ceramici rinvenuti durante i lavori di restauro del palazzo marchesale di Galatone, sapientemente diretti dall’architetto Giuseppe Resta. È lui ad aver finalmente approfondito gli studi, attempati e incompleti, sulle fornaci di Nardò, sui principali ceramisti e le loro famiglie, sui capolavori ceramici di matrice neretina.

Tutto ciò lo ha fatto chino sui documenti, scartabellando tra l’Archivio di Stato di Lecce, l’Archivio Storico Diocesano di Nardò e quello della Parrocchia Cattedrale della stessa città. Da questo annoso studio deriva il prezioso volume di cui si consiglia la lettura, pubblicato nel 2013 con accattivante veste tipografica dalle edizioni Esperidi, dirette da Claudio Martino. Per la serie: “Chi legge il libro, i cocci son suoi”!

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