Cultura salentina

Rosario Parata detto “Lo Sturno”, brigante o patriota?

di Luigi Panico

brigante e damaPer spiegare esaurientemente gli innumerevoli motivi che fecero scoppiare con tanta violenza, nelle province del mezzogiorno d’Italia, quel fenomeno passato alla storia con il termine di brigantaggio meridionale post- unitario, richiederebbe molto più spazio di quanto può consentirne questa pagina.

Tantissimi sono gli storici che hanno trattato l’argomento analizzandolo in ogni sua sfaccettatura e trovando, ognuno, risposte atte a giustificarne o a condannarne le origini.

Nei fatti, con il Plebiscito del 1860 si unificava l’Italia, ma non le sue genti, fin troppo diverse dal punto di vista economico e culturale ma soprattutto diverse per filosofia di vita; non a caso nel 1867 il Marchese Pietro Calà Ulloa, già ufficiale dell’esercito napoletano, magistrato e costituzionalista pubblicava, sull’argomento, il suo libro “Unione, non Unità d’Italia“, il cui titolo adeguatamente ne esprime il concetto.

Dall’incameramento delle notevoli ricchezze e beni demaniali del Regno delle due Sicilie poco, anzi niente, fu destinato dal Governo piemontese, al miglioramento delle condizioni economiche delle popolazioni meridionali, anzi la vendita di più di due milioni e mezzo di ettari di terra aveva soltanto ulteriormente arricchito la borghesia agraria, peggiorando nel contempo la condizione contadina che inutilmente aspettava che si mantenesse fede alle promesse fatte da Garibaldi, “Un pezzo di terra a tutti“ , inoltre l’istituzione della leva obbligatoria con ferma triennale assottigliava ancor di più il già scarso reddito familiare.

La ribellione nata dalle rivendicazioni popolari e alimentata da buona parte del Clero, venne subito soffocata dalla repressione piemontese con arresti di massa ed esecuzioni sommarie. La veemenza con cui il governo tentò di porre fine alla reazione ebbe l’effetto di far riunire i numerosi dissidenti in bande armate, composte soprattutto da militari del disciolto esercito borbonico, ormai senza alcuna fonte di reddito, da coscritti e da civili traditi nelle loro aspettative, dando così inizio al tanto discusso fenomeno del brigantaggio.

Il Salento, lontano dai luoghi di maggior aggregazione, visse il fenomeno in maniera meno virulenta di altre realtà territoriali, lasciando comunque nella storia del Brigantaggio minore il nome di personaggi come Donato Rizzo detto Sergente, Quintino Venneri detto Melchiorre, Cosimo Mazzeo detto Pizzichiccu, Ippazio Giaffreda detto Pecuraru, Vincenzo Barbaro detto Pipirussu e tanti altri.

Una storia a parte merita Rosario Parata detto Capitano Sturno o più semplicemente lo Sturno il quale con la sua banda, nei quattro anni della latitanza, mai si macchiò di fatti di sangue e di violenza gratuita. Nato a Parabita nel 1831 da una famiglia di contadini, giovanissimo si arruolò, per far fronte alle ristrettezze economiche familiari, nell’esercito del Regno delle due Sicilie dove raggiunse il grado di sottufficiale. Nel 1860, con la messa in libertà dell’esercito borbonico Rosario dovette far rientro a Parabita.

Privo di ogni sostentamento economico e guardato con sospetto dai Galantuomini che nel frattempo avevano soppiantato la vecchia aristocrazia del paese, ben presto si vide costretto a riunire intorno a se un gruppo di sbandati e darsi alla macchia. A seguito di una serie di eclatanti avventure attirò su di se l’attenzione dei Carabinieri e della Guardia Nazionale e la notte fra il 20 ed il 21 giugno 1861 la piccola banda cadde in una imboscata ed arrestata.

L’evasione dal carcere consacrò lo Sturno alla leggenda, ricostituita la banda con ex militari e renitenti alla leva, percorse il territorio in lungo e in largo adottando tutte le strategie militari di cui era a conoscenza. I suoi atti di ribellione furono spesso di effetto ed al limite della spacconeria, come si evince dai verbali dei processi conservati nell’Archivio di Stato di Lecce.

La mattina del 23 agosto del 1861, in Poggiardo, ebbe uno scontro con la Guardia Nazionale che subito disperse e mise in fuga, da qui si recò a Nociglia facendo annunciare il suo arrivo dal suono della tromba e dal rullio del tamburo, in divisa borbonica e con la bandiera bianca gigliata entrò con la sua banda in paese al passo di carica e fermatosi in piazza invitò gli abitanti ad urlare “Viva Francesco secondo!“, obbligò quindi il Sindaco della cittadina a consegnarli le armi presenti nel comune e 24 ducati e al passo di carica così com’era venuto si allontanò, ripetendo da li a poco la stessa scena nell’abitato di Surano. La medesima spacconeria fu compiuta a Gagliano del Capo dove, forse con la complicità della Guardia Nazionale del posto, entrò nell’abitato annunciato dal rituale rullio di tamburo e squillo di tromba, dopo aver disposto gli uomini a sorvegliare l’ingresso al paese si fermò in piazza a prendere tranquillamente un caffè.

Supportato dall’affetto del popolo, Rosario Parata proseguì nelle sue spavalderie fino al 1864 quando arrestato fu sottoposto a processo con i seguenti capi di imputazione: associazione di malfattori, resistenza alla Guardia Nazionale, attentato contro i poteri dello Stato, invasione e saccheggio del Corpo di Guardia della Milizia Nazionale, attentato diretto a distruggere la forma di Governo con invasione, disarmo, laceramento di bandiera e sfregio dell’effige del Re, ribellione armata ecc. Il 12 settembre del 1864 si concludeva il processo con la condanna a due anni di lavori forzati e a sette anni di reclusione. L’epopea di Rosario Leonardo Parata, detto il Capitano Sturno, si concludeva inesorabilmente l’anno 1885 quando inspiegabilmente fu ritrovato morto nella cella dov’era detenuto.

Dopo l’emanazione della legge Pica del 1883, che annullava ogni garanzia processuale, la repressione del brigantaggio fu particolarmente dura e cruenta, la mancanza di ogni diritto di difesa causò la morte per fucilazione di oltre cinquemila persone fra briganti e manutengoli ed altrettanti ne rimasero vittime negli scontri a fuoco con Carabinieri, Guardia Nazionale e Regio Esercito, senza contare le numerose e casuali morti avvenute in carcere come appunto quella dello Sturno.

Fonte:

Archivio di Stato Lecce, Elenco dei processi per Banda Armata a carico di Rosario Leonardo Parata di Parabita, Corte di Assise di Lecce: Processo n. 400 (a. 1861-62), n. 401 (a. 1861-71), n. 402 (a. 1862-64), n. 402 bis (a. 1862-64), n. 404 (a. 1861-63), n. 405 (a. 1861-62), n. 517 (a. 1864).

1 pensiero su “Rosario Parata detto “Lo Sturno”, brigante o patriota?”

  1. E ‘ tempo di rivedere e ristudiare in modo corretto ciò che avvenne dopo l’unità di Italia! Ben vengano saggi articoli e considerazioni su un periodo fin troppo dimenticato o fatto dimenticare o peggio ancora stravolto nella verità !

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