Architettura

La rosa e la corona

Ipotesi intorno alle decorazioni sulle paraste binate, delle chiese dell’ Incoronata e de La Rosa, a Nardò

di Paolo Marzano

Rosa e corona
La Rosa e la Corona visibili nelle soluzioni dei collarini-festoni scolpiti (applicati) sulle paraste binate delle chiese dell’ Incoronata e de La Rosa di Nardò

La commistione dei linguaggi e dei segni che questa terra ha saputo fondere, rielaborare e tradurre, conferma maggiormente la presenza di connessioni ed evidenti assonanze compositive interessanti, ritengo, ancora tutte da scandagliare. Si tratta di una riproposizione delle caratteristiche stilistiche, recuperate e adottate utilizzando diversi materiali e sperimentando così approcci totalmente differenti dalla materia comunicativa, rispetto agli ‘oggetti primi’ della serie (H. Focillon – Vita delle forme). D’altronde, la mole di pubblicazioni e documenti, con allegate ipotesi (anche inedite) che il 2013 sta proponendo nell’ambito della storia dell’antica Nardò, opererà un programma critico serio, necessario quanto atteso, e stimolerà la ridiscussione, privilegiando un concreto aggiornamento del nostro passato, coinvolgendo l’interpretazione e la rilettura dei monumenti. La città di Nardò ne uscirà più ricca e potrà predisporsi meglio ad affrontare con più orgoglio il suo futuro.

Alcune mie nuove ipotesi e confronti, tra opere d’arte e dettagli di facciata, stabiliscono densità diverse di relazione tra alcuni particolari scultorei, concorrendo ad evidenziarne, in dettaglio, quale sia stato l’ambito sociale nel quale era ben praticato il lavoro artigianale o meglio, quell’arte applicata, nel dispiegarsi del tempo.

Ecco perché diventa interessante che la differenziazione degli approcci culturali, sia di studi, ricerche, analisi e confronti, collaborino ad una ‘riscrittura’ e dunque partecipino ad una ‘narrazione’ continua, di quelli che sono i nostri preziosi monumenti. Paradossalmente ci troviamo di fronte a tesori, a volte, troppo preservati da sembrare nascosti, oppure, sempre posti in bella vista, ma invisibili ai disattenti o a coloro che danno per scontati eventi che invece andrebbero filtrati da strumenti critici alternativi per farne trasparire le densità artistiche, gli spessori comunicativi e le nuove relazioni.

collarini paraste incoronata
Collarini scolpiti come corone incastonate nelle paraste laterali della chiesa dell’ Incoronata a Nardò

 Gli oggetti sui quali ho ritenuto interessante porre l’attenzione, in questa breve riflessione, sono quelli del festone-collarini, scolpito e posti al livello del terzo medio delle paraste binate, sia della chiesa dell’Incoronata e sia della chiesa de La Rosa di Nardò. Non ci sarebbe stata questa connessione spazio-temporale e quindi la curiosità dell’analisi e del confronto tra dettagli scultorei, se non fossero stati pubblicati i diversi “Capolavori di oreficeria nella Cattedrale di Nardò” (Congedo 2013). Tra questi, le due corone per quadro di argento, la cui preziosa e minuta fattura, mi riportò a ripensare, forse rivedere, ma di certo, riconfermare, quella complessa pratica artigianale che in queste terre ebbe un consolidato successo. Qui non si tratta di annusare, indagare per scoprire ossessivamente ‘primogeniture’ e forzare grandi nomi a opere (mediocri), ma di percepire e comprendere il recupero di forme e modelli, tratti dal flusso indistinto di motivi culturali, trasportati da oggetti, in viaggio da altre terre e che qui, diventano i termini per altri linguaggi. Credo perciò che sia interessante l’assonanza delle ‘corone per quadro’ d’argento, se confrontate con i collarini o festoni delle paraste binate della chiesa dell’Incoronata di Nardò. Ritengo determinante, inoltre, più che il pregevole, oggetto in sé, il metodo e il modo con cui il cantiere, adornò (in maniera antiqua) il tempio, utilizzando questi collarini-festoni, come vettore di un preciso messaggio. Di certo non si cercò l’effetto frastornante, che pur era molto usato, magari iper-decorativo o a livelli di lettura ben distinti (come in S. Domenico), ma fu una precisa scelta, l’adozione di una partitura ‘minimale’, lineare ed elegante coem supporto del messaggio. Ottimo il sistema escogitato che qui, ritengo aver tentato di porre nella sua adeguata luce critica.

La corona
Particolare angolare preziosissimo della chiesa dell’ Incoronata a Nardò. Evidente la “colonna inglobata” tarantiniana, adornata di corona. L’effetto ricercato di una struttura ‘parlante’, trasforma la decorazione in un messaggio diretto al contenuto della chiesa, cioè l’antico dipinto miracoloso dell’incoronazione della Vergine da parte di suo figlio Gesù

 I contenitori “a scrigno” del Tarantino espongono, sulle proprie, notevoli, caratteristiche paraste binate, ‘estroflesse’ e issate come insegne (che ricordiamo di origine etrusca, poi romana) decorazioni di forma di ‘corone finemente cesellate’ o di festoni debordanti, audacemente scolpiti, di ‘rose’, in pietra (nel caso delle due chiese). Non venne scelto, infatti, un festone d’acanto o d’alloro o un cartiglio, oppure un semplice collarino decorativo lineare (sono tanti gli esempi nel Salento), ma si volle sottolineare con decisione la funzione prima, della destinazione della chiesa e il tema dominate, quindi, l’intuizione fu altamente comunicante per la chiesa “dell’Incoronata” o quella de “La Rosa” di Nardò. Allora, il cantiere del Tarantino, sicuramente su suggerimento della committenza, appose questi fregi così elaborati e complessi, proprio come un chiaro ‘marchio’, sul ‘contenitore’, che avvertiva del prezioso contenuto. Dei festoni-corona o festoni-di rose, la cui fattura si mantiene sempre in equilibrio, felicemente, tra lo scalpello e il cesello; ed è questo già un prezioso tesoro (ancora una volta, ritengo determinanti dunque gli studi e i confronti già realizzati e pubblicati, da tempo, della ricerca sull’analisi attenta necessaria della filologia antiquaria scultorea d’apparato, nell’accezione progettuale del ‘micro-macro’, a cui, certa storia locale, non rende ancora il dovuto merito, ritengo, depotenziando così, i diversi messaggi da decifrare e omologando il tutto con, il semplicistico e sempre più equivoco, per cui confusamente omologante, termine ‘barocco’).

paraste binate angolari ROSA E CORONA
Confronto dei due particolari angolari delle paraste binate delle chiese dell’ Incoronata e de La Rosa di Nardò

Non la scelta, quindi, di affidare alle grandi architetture l’opera determinante di persuasione pre-rinascimentale e post-controriforma, ma la selettiva frammentazione di ‘vettori’ comunicativi ‘moralizzati’ e ‘regolamentati’ (vedi i dettami dell’ Istructionum Fabricae del Borromeo), per cui sacralizzati e distribuiti con cura. Oggetti di forme, semplici e facili da ricordare, magari trasportabili o ‘ridotti di scala’ (accezione micro-macro), sicuramente alla portata della necessaria condizione dei fedeli, bisognosi di assorbire immagini, medio-proporzionali, da ‘trasportare’ nel tempo e nei loci urbani della loro meditazione e quindi di condividerli continuamente nella vita quotidiana.

Oggetti liturgici o simbolici ‘cultualmente’ di riconosciuta impronta ‘patetica’ destinati ad organizzare una integrazione tra ‘spazi sacri’ e ‘stati emozionali-devozionali’. E’, infondo, l’anacronismo di quelle forme concretizzato (pietrificato) intorno a noi che si perpetua, dunque, in maniera sempre più ‘emittente’, permettendo agli arredi liturgici, alle sacre suppellettili e ai piccoli accessori, di invadere facciate, navate, altari, chiostri, conventi e ambienti condivisi dai fedeli.

Sarebbe il caso di iniziare ad affermare che, da questi episodi, di evidenti scelte progettuali, il Tarantino trova motivo di differenziazione. Egli opera, sicuramente coadiuvato dalle diverse committenze, e sull’esperienza dei diversi lavori nel Salento, una rivoluzione interessante che andrebbe approfondita, recuperando dal frastuono rumoroso scultoreo, di facciate complesse e ridondanti, l’essenza stessa dell’architettura e riporta con audacia (non solo decorativa, ma a questo punto, architettonica), sui ‘tronchi’ delle paraste estroflesse, il concetto fondante l’architettura, del ‘bosco primigenio’ (Hersey, nell’episodio dell’ Edicola arborea di Artemide o degli alberi sacri) degli arbusti adornati, sul concetto della preparazione all’adorazione agli dei e del sacrificio a loro offerto.

festoni di rose
I collarini- festoni di rose sul prospetto della chiesa de La Rosa di Nardò. Il messaggio ‘applicato’ all’esterno delle paraste binate avvertiva della presenza del dipinto della miracolosa Madonna della Rosa all’interno della chiesa

Questo è il tesoro più prezioso che possediamo e che dobbiamo assolutamente difendere. La Rosa e la Corona (i veri tesori), ci sussurrano continuamente questa semplice ma rivoluzionaria sublime novella. Particolari pregiati di  sovrapposizioni scultoree così preziose da smuovere, questi sì, concezioni architettoniche, dall’indifferenza visiva, perpetrata dell’equivoco sovraddosaggio barocco.

INCORONATA INT

Per approfondire vedi anche:

Lecce: la filologia antiquaria e la colonna inglobata riccardesca

Quel toro rinchiuso nella… parasta

Nardò: Il Dies Irae medievale fra le pagine del S. Domenico

Intorno al Mausoleo dei Duchi Acquaviva di Nardò

https://culturasalentina.wordpress.com/2013/05/28/salento-delle-citta-apparate/

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