Antropologia culturale, Cultura salentina, Mitologia, Racconti

Lu Laurieddhu

di Luigi Panico

il folletto salentino in un disegno di Daniele Bianco
il folletto salentino in un disegno di Daniele Bianco

Uno dei tanti ricordi legati all’infanzia è sicuramente quello delle lunghe serate invernali passate accanto al fuoco ad ascoltare gli interessanti racconti di mio padre; i temi erano i più vari, ma quello che più mi affascinava, nonostante la giovanissima età, era inerente un personaggio della tradizione popolare Salentina ” Lu Laurieddhu”, personaggio che sembrava uscito da un libro di favole e che prendeva tanto la mia fantasia da farmi viaggiare nel profondo dell’immaginario.

Ricordo che mio Padre lo descriveva con dovizia di particolari, come se lo avesse veduto, trasferendomene un’immagine fantastica. Alto poco più di cinquanta centimetri, faccino rubicondo, bocca larga oltre il dovuto, sul capo l’immancabile cappellino rosso a forma di cono con la punta ripiegata all’indietro, casacchina sblusata nera stretta in vita da una larga cintura, pantaloni stretti, anch’essi neri e scarpe con la punta rivolta all’insù.

Secondo i racconti di mio padre, Iu Laurieddhu, traeva grande soddisfazione e divertimento nel fare, durante il sonno, ogni sorta di dispetto (Incubo) a persone ed animali, come solleticare, al malcapitato, la pianta dei piedi, tirargli via le coperte, sedersi sullo sterno impedendogli il respiro, intrecciargli i capelli o buttare per aria le suppellettili domestiche. Per rafforzare ulteriormente il racconto e renderlo più credibile, narrava fatti accaduti, come quello del vetturino che trovò ” Stella ” la sua bellissima cavalla con i crini acconciati in sottilissime trecce, oppure quello della vicina di casa ( Succube dello gnomo per moltissimo tempo) che sentendo strani rumori provenire dalla cucina, pensando ad un’imperizia del marito, chiese cosa fosse successo ricevendo per tutta risposta da una stridula vocina “Nu b’èsuccessu nienti, nu tè preoccupare, ieu suntu, sfatte tranquilla“. Punto debole del Laurìeddhu, la paura per agli, cipolle, oggetti consacrati e forbici aperte, ma soprattutto, elemento condizionante, il suo cappelline a cono, al quale teneva moltissimo e senza il quale perdeva gran parte dei suoi poteri; chi infatti, con mossa fulminea, riusciva ad impossessarsi del copricapo, poteva comandarlo a proprio piacimento (passando in quel momento dallo stato di Succube a quello di Incubo). Avvertenza importante, per chi miracolosamente riusciva a farlo, era che alla proposta di scambio, fatta dallo gnomo, con la frase ” Ce buei cuperchi o soldi ” cioe cocci o soldi, si rispondesse” Cuperchi ” nel caso contrario si rischiava di trovare la casa sommersa dai cocci.

Personaggio sicuramente da leggenda “ Lu Laurieddhu” ma che trae origini dalla mitologia.

Sin dalla notte dei tempi l’uomo ha sentito la necessità di credere alla presenza di Esseri Soprannaturali, incapace com’era di giustificare i tanti fenomeni naturali che si svolgevano sotto ai suoi occhi; popolò per questo, il mondo che lo circondava, di personaggi fantastici (Spiriti) che con cura divise in malevoli e benevoli.

Gli spiriti della natura, come tali, dovevano essere placati nella loro ira, conciliandosi con essi, ma nello stesso tempo, con l’astuzia, intimidirli o privarli dei loro poteri ( infatti, sottraendo con l’astuzia e la rapidità il cappello allo gnomo dispettoso, lo si privava dei suoi poteri). Lu Laurieddhu è sicuramente legato a questa necessità umana, ma soprattutto risponde al culto di Faunus-Silvano divinità pastorale italica di romana memoria. Dell’ Incubo parla Petronio, che scrive : ” Vedi quello, poco fa di mestiere portava legna sulle spalle. Ma a quel che raccontano sgraffignò il berretto ad Incubo e così trovò un tesoro”.

Lo gnomo si ritiene faccia parte delle divinità domestiche minori e così come Faunus capace di spaventare nei sogni gli uomini (Incubi ).

La leggenda dello gnomo dispettoso è presente nella tradizione dei popoli di quasi tutto il bacino del Mediterraneo, assumendo nomi diversi da luogo a luogo. Solo nel Salento è conosciuto con una miriade di termini, comunque attinenti fra loro.

Nella zona del leccese i nomi più comuni sono: ” Lauru, Uru, Laurieddhu “, nomi la cui radice è Laura. Le laure sono cavità naturali un tempo abitate da monaci orientali che tra l’ VIII e XI secolo si insediarono nel Salento per sfuggire alla persecuzione iconoclasta di Leone Isaurico. L’importanza di vivere nascosti, isolati ed uscire solo di notte per le proprie necessità , fece si che gli abitanti dei luoghi gli individuassero, anche per il loro strano abbigliamento, come gli spiriti dei boschi di atavica memoria.

Quindi come abitanti delle grotte ( laure) gli fu attribuito il nome di Lauri (abitanti delie laure) da qui il diminuitivo di Laurieddhu. Nella zona del Capo di Leuca , infatti, i termini più comuni sono: “Monacu, Monachicchiu”, uno diminutivo dell’altro, definizione che avvalora la tesi precedentemente esposta.

Nella zona del circondario di Nardo e Porto Cesareo il termine utilizzato è “Carcaluru“, individuandone il nome con la caratteristica del personaggio di calcare sullo sterno del Succube togliendoli il respiro.

Simpatico e dal tono familiare, per uno spiritello domestico dispettoso, quello utilizzato nei Comuni della Grecia Salentina “Sciacudri ” derivante dalla parola Greca “ Jakos “ Giacomo da cui il diminutivo “Jakullis^ Giacomino.

Si potrebbe continuare ancora a lungo a parlare di questo personaggio della tradizione popolareSalentina, ma lascio ad altri interessati all’argomento il compito di tuffarsi in questo mondo magico fatto di credenze ed atavici ricordi.

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2 pensieri riguardo “Lu Laurieddhu”

  1. Dalle mie parti, nel melissanese, c’era u scazzamurreddhu, una sorta di elfo dispettoso che nascondeva gli oggetti, oggi non ce ne sono più in giro, gli oggetti si perdono per sbadataggine!

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