Ambiente

Il Geco

Studiare la Natura in tutte le sue espressioni è quanto di più edificante e istruttivo possa esserci. E le varietà degli animali, la diversità dei loro recettori sensoriali, il loro misterioso linguaggio e comportamento, mi affascinano e sconcertano. Anche il mondo degli insetti riserva incredibili sorprese  e  basta osservare la società delle api o delle formiche per capire  come essi siano dotati di un’intelligenza e di un’organizzazione sociale a volte veramente invidiabili. Ma oggi voglio parlare del geco, un animaletto innocuo, temuto e perseguitato anche se  invece è molto utile all’uomo. Più che il suo aspetto, incutono  timore le dicerie, vere calunnie, che, fin dall’antichità, lo descrivono come  essere mostruoso e velenoso,   se è vero che, fin dai tempi di Aristotele,   lo si accusava di insediarsi nelle narici degli asini per provocarne il soffocamento.

Il piccolo rettile è invece una delle meraviglie della natura. Intanto ha una capacità visiva notturna di ben 365 volte superiore a quella dell’uomo ed è un cacciatore d’insetti   di cui i nutre,  con un’abilità che, ancora una volta,  ci sorprende. Si muove così lentamente verso l’insetto preso di mira, da sembrare immobile per scattare poi fulmineo sulla malcapitata preda. Ma ciò che più sorprende del simpatico animale è nascosto nelle sue zampette formate da  14..600 “setae “per millimetro quadrato, piccole lamelle che sfruttano le  forze di  van der Waals  per aderire a qualsiasi superficie con una forza insospettabile. Né  ventose quindi, né sostanze viscose, ma solo  un numero elevatissimo di lamelle cambiando la cui inclinazione, il geco può facilmente aderire o staccarsi facilmente dalla parete. La Stazione spaziale internazionale da tempo cerca di costruire stivali che abbiano queste peculiari caratteristiche! Non è meraviglioso tutto ciò? Quanto ci avranno messo la natura, la selezione naturale a creare simili meraviglie? E pensare che spesso viene ammazzato senza pietà . Accortosi di essere braccato, talvolta riesce a scappare perdendo la coda, che poi ricrescerà,  distraendo per qualche istante il suo inseguitore, ma la maggior parte delle volte farà una brutta fine. Purtroppo, mi permetto di aggiungere io.

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3 pensieri riguardo “Il Geco”

  1. Adoro li stijiuni da quando li conobbi, per la prima volta, sullo schermo bianco del Cinema Arena Umberto I di Uggiano. Noi bambini li chiamavamo: gli attori principali (i protagonisti). Bravo, zio Dino!

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  2. Incredibile, anche a casa mia succedeva la stessa cosa e mio padre sosteneva la sua tesi. Non ricordo però che mio padre (originario di Uggiano ma sposato a Cannole) li chiamasse in quel modo: a Cannole li chiamano “zumiti”. Mia zia mi chiama ancora quando ne vede uno, ma io rispondo, a lei fervente cattolica: Zia, è una creatura del tuo Signore. Lei ci pensa un attimo, quanto basta al geco per mettersi in salvo dalla sua scopa. Attualmente vivo a Bari, per cui molti ricordi sono sfumati, ma “lu zumitu” l’ho incontrato anche qui sul mio balcone di casa e vive tranquillo.
    Non so se ho scritto nel modo corretto il termine dialettale.

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