Ambiente

Lo sviluppo sostenibile

di Brizio Montinaro

Red hot poppies
© Gianfranco Budano: Red hot poppies

In Italia la qualità ecologica dei materiali edili e la loro nocività per la salute non sono assolutamente controllate, è quindi ineludibile l’avvio di un processo di sviluppo sostenibile. Questo si dovrà basare sulla qualità anziché sulla quantità, su una drastica interruzione del consumo di territorio, sul recupero e la riqualificazione dell’esistente e contemporaneamente su criteri di attento controllo della biografia dei materiali, su un severo bilancio energetico della produzione edilizia, sull’abbattimento dei consumi e quindi delle emissioni prodotte da logiche costruttive assurde e distruttive. L’alternativa alla “compromissione” ambientale definitiva è l’avvio di un progressivo processo di ricostruzione di un equilibrio territoriale possibile che abbia come parametro essenziale un atteggiamento di rigoroso rispetto della salute dell’ambiente e dei suoi abitanti.

Quanto esposto nelle premesse si pone l’obiettivo di sostenere:

–          uso di criteri bioecologici e bioclimatici nella progettazione e realizzazione di interventi edilizi;

–          il recupero come alternativa non ideologica al continuo consumo di territorio e per l’utilizzo di logiche costruttive basate sulla ecocompatibilità del ciclo edilizio;

–          proposte normative e interventi pilota di recupero bioecologico e bioclimatico sul territorio salentino.

In questa ottica la questione ambientale non può e non deve più essere considerata, all’interno di logiche di sviluppo tradizionali, poco più che un elemento di disturbo, ma deve assumere un ruolo centrale nella ridefinizione di tutte le variabili su cui si deve costruire la struttura di modelli di sviluppo sostenibili, siano essi riferiti ad ambiti già realizzati che a quelli di nuova costruzione.

Le iniziative che potranno avere seguito dovranno pertanto riguardare aspetti di carattere operativo, quali:

–          Azioni di tipo informativo e formativo che ovviamente si realizzano anche mediante l’organizzazione di incontri di lavoro, seminari e convegni.

–          L’avvio di interventi campione di recupero edilizio ed urbano ecologici che possano assumere il valore di sperimentazione, di casi studio significativi ai quali fare riferimento per successive operazioni;

–          L’avvio di corsi di formazione professionale per creare una conoscenza diffusa nel settore della progettazione ed in quello della realizzazione con l’obiettivo di coinvolgere esponenti di altri paesi nell’ambito di possibili programmi comunitari;

–          La promozione di concorsi di progettazione per interventi ecocompatibili di recupero, nuove edificazioni, sostituzione, interventi in aree dismesse ecc., con l’obiettivo prioritario di sviluppare le politiche nel settore dell’edilizia residenziale pubblica;

–          La stesura di una normativa di indirizzo basata sull’applicazione graduale di criteri di bioedilizia per gli interventi di edilizia residenziale a finanziamento pubblico.

Si fa appello a specialisti del progetto (architetti, ingegneri, geometri, ecc.) accomunati dalla sensibilità per le tematiche ambientali e preoccupati dal progressivo degrado culturale, etico e materiale della loro professione, a porre fine alla devastazione inarrestabile del territorio e a bandire l’uso di tecniche costruttive e materiali pericolosi utilizzati in edilizia.

L’Architettura Bioecologica è una nuova etica del costruire e dell’abitare, costituisce oggi una risposta globale allo stato di progressivo degrado e distruzione dell’ambiente che ci ospita, essa non è quindi un settore, una parte in qualche modo specialistica dell’Architettura bensì una radicale rilettura, una sorta di rinascita dell’Architettura stessa che prende origine da un vasto campo di ricerche fortemente interdisciplinari e interconnesse.

Bisogna rimettere al centro del percorso di ricerca culturale, professionale, tecnologica, progettuale e produttiva di chi fa dell’Architettura, la consapevolezza di lavorare per l’uomo e per la sua salute psicofisica. Tra chi vive nelle case cresce l’attenzione ai temi della qualità della vita, cresce la richiesta di case più sane, di città più belle e vivibili. A questa richiesta vogliamo rispondere proponendo un’Architettura che riesca a imparare dalla natura i metodi, i ritmi, i percorsi per costruire luoghi dove vivere meglio.

I semplici cittadini, le aziende, gli studenti, i professionisti interessati alla Architettura Bioecologica possono sostenere favorire lo sviluppo delle attività di ricerca finalizzate a diffondere e consolidare una “cultura del progetto” compatibile con gli equilibri ambientali e a favorire una produzione edilizia coerente con i princìpi dello sviluppo sostenibile.

Sul nostro territorio fortunatamente non tutto è stato stravolto dagli interventi di restauro e risanamento perpetrato negli ultimi 40-50 anni nei confronti del patrimonio edilizio. Più concause storiche di sviluppo mancato ne hanno determinato lo stato attuale. Il territorio comunque ha subito danni irreversibili determinati da pianificazione affrettata e poco rispondente alle effettive necessità e da fenomeni di abusivismo “fisiologico” e speculativo.

Moltissimi centri storici sono stati salvati, anche se in parte, solo dal bisogno indotto a costruire ex-novo in zone di espansione più appetibili per il mercato immobiliare, non certo dagli strumenti di pianificazione urbanistica (P.R.G. e soprattutto tanti P.d.F.) che comunque nelle zone A e B poco tutelerebbero con i loro standard. La disamina naturalmente è realistica ma non statistica, per questo si può affermare che ci saranno sicuramente delle eccezioni alla regola.

Il territorio del Salento è caratterizzato da tipologie edilizie fortemente connotate sia in ambito urbano, extraurbano e rurale alle quali si aggiungono gli aspetti più caratteristi del paesaggio rurale. Le modalità naturali del costruire e delle tecniche relative sono state determinate soprattutto dai materiali locali (tufi calcarenitici, pietra leccese, pietra dura, terra, creta, calce, legni locali, ecc.) e dalle tecniche costruttive (sistemi a volta, statico spingenti, finiture a base di calce, ecc..) elaborate nei secoli e nei millenni frutto di contaminazioni molto frequenti nella nostra terra ponte fra civiltà diverse.

Il costruire naturale fino a qualche decennio fa era ancora praticato, il fenomeno dell’Architettura Bioecologica era già regola scarna ma sana e certamente oggi sarebbe insufficiente sia per le nuove esigenze tecnico-costruttive che per i bisogni più consoni al nostro tempo.

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