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Il mistero di San Solomo (II parte)

di Salvatore Fiori

Atti XVIII Convegno di Ricerche Templari
a cura della L.A.R.T.I. “Libera Associazione Ricercatori Templari Italiani”
Anghiari (AR) 18-19 novembre 2010

SantaCat
Uggiano la Chiesa (LE), Interno Cripta San Solomo

Altra raffigurazione di San Solomo si trova, ormai ridotto in tracce larvali, in una nicchia rettangolare posta sopra un altare della cappella di San Solomo a Botrugno. La chiesa ha subito recenti radicali restauri (2004) dai quali si sono evidenziati la traccia dell’affresco di San Solomo, montante un cavallo bianco (come a Galatina) e lo stemma dei Maremonti posto in facciata (scolpito in un concio, curiosamente inserito nel paramento alla rovescia, cioè sottosopra).

Costruita dal barone Giacomo Maramonte verso la metà del secolo XV, la cappella passò poi ai marchesi Castriota e dalla metà del secolo XIX al capitolo di Castiglione, che poi l’ha ceduta recentemente al Comune di Botrugno.Nei secoli scorsi a Botrugno il santo ebbe un sentito culto popolare ed era festeggiato tre volte l’anno (il 20 maggio, il 21 giugno e il 18 novembre ).

Botrugno fu anticamente feudo dei Maremonti: infatti verso la fine del XIII secolo, un certo Ruggero Maramonte acquistò Botrugno insieme ad altri casali limitrofi e il feudo appartenne alla famiglia fino al XVII secolo, quando fu venduto ai Castriota Scandenberg.
Non mancarono in seguito, tra gli esponenti di questa famiglia, altri illustri condottieri come Stefano Maramonte, forse figlio del barone Giacomo, che nel 1498 fu capitano dei fanti in Lombardia e Raffaele Maramonte, al quale nel 1596 fu innalzato il sarcofago che ancora oggi si può osservare nella chiesa di S. Antonio (ex chiesa della Madonna di Costantinopoli), a Botrugno.

Sicuramente i Maremonti ebbero momento di grande gloria già dall’ ultimo quarto del Duecento per matrimonio o per azioni guerresche, com’è ampiamente testimoniato dai documenti. Per es.: «Il Conte Almerico di Montedragone, il 6 agosto 1274 (3), si fidanzò ufficialmente e firmò l’atto di matrimonio con la contessa Riccarda Maramonte, sorella di Ruggero. Sempre in quegli anni, Chiarenza Della Marra sposa Filippo Maramonte , con consenso reale del 1273» (4).
Tra i baroni del regno angioino convocati con le loro navi (elencati nel fascicolo 1°, fol. 51.226) da Carlo I d’Angiò per la sua guerra in Grecia, nel 1277 compare ancora Ruggiero Maramonte (5).

Una terza raffigurazione di San Solomo, la più antica, è presente nella omonima chiesa ipogea di rito italo-greco detta ora di Sant’ Elena, a Uggiano La Chiesa, a pochi chilometri da Otranto.
Il dipinto è datato da ORTESE alla metà del secolo XIII (6), e presenta evidenti segni di cultura orientale: l’ iscrizione esegetica è in lingua greca ( C AΓIOC COΛOMOC) ed il vestito del santo è tipico dei personaggi dipinti da maestranze greche o italo-greche. Sulla chioma fluente è presente una corona di perle che probabilmente identificava la sua condizione di santità (attualmente sconosciuta): sotto il mantello rosso è presente la veste, risolta a tratti rossi incrociati su fondo giallo ed una tunica azzurra. Il santo non è rappresentato “vestito di ferro”, con corazza e cavallo, come nelle raffigurazioni più tarde, ma è in posizione frontale con la croce in una mano e con l’altra in posa allocutoria. Permane il mistero della diversa iconografia rispetto ai modelli più tardi.

Non risulta che i Maremonti avessero interessi economici o feudali ad Uggiano la Chiesa e questo rende problematico l’accostamento persistente e coerente del culto alla famiglia, ma se si prende in considerazione il fatto che il confinante paese di Casamassella (distante non più di 2,5 Km dalla cripta ) fu il primo feudo dei Maremonti, si rende verosimile ipotizzare la committenza di Ruggero Maremonte per questo affresco eseguito sul pilastro della preesistente chiesa ipogea (secolo XI-XII): proprio all’epoca della sua ascesa politica e militare.

I primi documenti sul castello di Casamassella e sul centro urbano che intorno ad esso si sviluppò, risalgono al Medioevo: è citato nell’età di Carlo I d’Angiò (II metà del secolo XIII). Circondato da un fossato dotato di un ponte levatoio; esso era la residenza fortificata del feudatario Ruggero Maramonte. Il 20 maggio 1476, il re Ferrante d’Aragona lo riconfermò a Filippo Antonio Maramonte, discendente del primo feudatario, per meriti bellici sul campo (7).

Anche nel vicino paese di Minervino (distante 3,6 Km dalla cripta), nello stesso periodo angioino, ebbe interessi un Ruggero Maramonte, probabilmente lo stesso di Casamassella. Al tempo di Carlo II d’Angiò, Ruggero Maramonte possedette parte di questo Casale, rivenduto poi dalla sua famiglia ai Gargano, nel 1584 (8).
Fino al 1650 l’attuale Minervino era divisa in 16 “borghi”, ognuno contava dalle 50 alle 100 persone: questi borghi non erano altro che delle grosse masserie fortificate e autosufficienti.
Lo storico Ortese, nella sua opera citata, sostiene che il nome del santo è di origine sconosciuta, anche se esclude fermamente che derivi da San Solomone, quindi dal vescovo di Efeso e soldato di origine egiziana, o dal nome biblico Salomone.
In realtà esistono altri San Salomone, ricordati come guerrieri e martiri e nemmeno citati da Ortese, ad esempio nel Martirologio Romano:

25 giugno.

San Salomone III martire. Appartenne alla dinastia degli antichi principi bretoni, regnante dunque sulla Bretagna, odierna regione della Francia nord-occidentale. È ricordato così nell’ultima edizione del Martyrologium Romanum: “In Bretagna, ricordo di San Salomone, martire, che per tutto il tempo in cui fu anche re, istituì sedi episcopali, ampliò monasteri e conservò la giustizia; abbandonato il regno, fu aggredito e ucciso dai nemici della fede mentre si trovava in chiesa.” In realtà al vecchio re furono cavati gli occhi e non poté sopravvivere al crudele supplizio cui fu sottoposto: venne trovato morto l’indomani, 25 giugno 874. Questo è ancora oggi il giorno in cui è onorata la sua memoria, non solo dalla chiesa di San Salomone, di Vannes.
Gli emblemi: Corona, Scettro, Palma.

13 marzo.

San Salomone di Cordova martire. Quasi nulla sappiamo di Salomone, prima della prigionia che egli dovette subire con Rodrigo e che si concluse col martirio per sgozzamento da parte dei saraceni, il 13 marzo 857. Pare che in gioventù avesse aderito alla religione Maomettana, poi rinnegata.
Emblema: Palma.

Questi due santi, pur essendo guerrieri, non hanno però le date del festeggiamento che coincidono con quelle di San Solomo e nemmeno hanno in comune gli emblemi agiografici, quindi non sono la soluzione del caso. Unico filone di ricerca ancora aperto è costituito dallo studio dell’iconografia più antica conosciuta ovvero considerare il santo raffigurato nella cripta di Uggiano la Chiesa come l’originale, dal quale è probabilmente “filiata” l’arbitraria derivazione della figura di santo armato, forse più consona a rappresentare la tradizione militaresca della famiglia. Ma si deve tenere presente il fatto che il santo dipinto nella cripta è dovuto a bagaglio culturale di un pittore di formazione, se non di origine, italo-graca, tipica del Basso-Salento e questo rende ancora più ardua l’identificazione perché anche in tale ambito cultuale è al momento sconosciuto: andrebbe analizzato soprattutto il dettaglio interessante della corona di perle posta sul capo, forse preciso emblema agiografico.
Si ritiene comunque che la soluzione dell’enigma, almeno quella dell’etimologia del nome, possa essere più semplice di quanto ipotizzato fino ad ora e che il termine discenda inequivocabilmente dal nome Salomone: infatti questo deriva dal nome ebraico Shelomon (spesso anche Shlomo) che, tratto dalla radice shalom, significa letteralmente “pace”. Tenendo presente che di regola le versioni greco-latine dei nomi ebraici sostituiscono il suono -sh- con la consonante -s- è facile intuire che da Shlomo possa derivare il nome Solomo. Non penso sia casuale il fatto che, in altre parti d’Europa, il nome Salomone da secoli si scrive anche “Solomon” o “Solom” come si evince, per esempio, dall’opera pittorica (Lille Museum) dell’olandese Dirk van Delen (1605-1671),conosciuta in area anglosassone con il titolo “Solom on Receiving The Queen Of Sheba” ovvero in altri testi “ Solomon and Queen of Sheba” (9)
Altro esempio è dato dal Il modellino del tempio di Salomone esposto alla Fiera Mondiale di New York che recava la didascalia: “ A view a model of the Temple of Solom”. Per il resto, persiste ancora il mistero di questo santo sconosciuto.

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NOTE:
(3) Archivio Angioino Napoletano, vol. 18, foglio 270 , Questo il testo del consenso reale: « Assensus pro-matrimonio contrahendo inter Almericum de Montedragone, dom. Casalis Tulli, in terra Jdronti, et Riccardam, sororem Rogerii de Maramonte».
(4) STEFANO SABATO, fonte internet http://www.tuglieonline.it/storia.htm) cfr. F. GNONI, Tuglie dalle origini ai nostri giorni , Tuglie 1971.
(5) F. CAPECELATRO , Istoria della città e Regno di Napoli , Napoli 1769, II, p. 204.
(6) S. ORTESE 2006, op. cit. p.412.
(7) F. SANTINI, Ruggero Maramonte e altre storie, Hydruntum, Otranto 2003.
(8) notizie da fonte Internet: http://www.comune.minervino.le.it.
(9) Cfr. C. CALLAH PERKINS – J. DENISON CHAMPLIN, Cyclopedia of Painters and Paintings, Vol. 2, pt. 2.

<<Leggi la prima parte

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2 pensieri su “Il mistero di San Solomo (II parte)”

  1. Non deve stupire che Salomone raffigurato nella cripta detta S.Silomo (così costantemente nei locali atti notarili settecenteschi) in agro di Uggiano la Chiesa sia qualificato come santo e rappresentato con l’aureola. Nella chiesa cristiana d’Oriente tutti i grandi personaggi dell’Antico Testamento, come Adamo e Abramo venivano considerati santi. In particolare S.Solomos veniva frequentemente raffigurato, in amuleti bizantini da appendere al collo contro il malocchio, mentre a cavallo, con la lancia che all’estremità superiore assumeva la forma di una croce, trafigge un demone femminile. Una postura simile a S.Giorgio che trafigge il drago. È probabile che le altre rappresentazioni del santo che lo ritraggono a cavallo siano gli echi attualizzati di tale iconografia cristiana d’Oriente?

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