Poesia, Poesie, Scrittori salentini

…rimetti l’ora…

Rocco Forgione

…rimetti in tasca il pugno, raccogli da terra il sangue,
chiudi l’uscio della casa paterna e vieni tra i tuoi sogni.
Piove come fosse notte, sulla selva delle rondini,
mentre il volo della gazza si confonde alle parole,
e plana triste, su un grido di bimbo lontano.
Fuori il cielo si scolora, tra le voci di un brigante
passato lungo gli argini di un fiume antico,
lento ed inesorabile come qualunque inverno.
Piove tra i muri a secco della vecchia pagliara
dove tremante di mani e di sguardi
baciasti quell’ulivo che aveva stupendi occhi verdi.
Lì, dove ti rimase tra le dita quel sapore di donna
quell’odore di vita e di umida terra rossa,
quello che senti tornare le notti
mentre accendi il sigaro tra le labbra,
di polvere e ricordi masticati e scordati,
come un vecchio quadro in soffitta.
…riponi in tasca il pugno, getta il sasso tra gli scogli
clandestino oramai dei tuoi stessi passi,
rimetti l’ora al tuo ritorno
e conta gli alberi che dal giardino di casa tua portano al mare,
confondi il volo di una rondine persa in cielo con il vento,
o un aquilone tra le tue mani di bimbo,
quello che vorresti questa notte e non trovi le parole…

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8 pensieri riguardo “…rimetti l’ora…”

  1. Per me l’eccezionalità di questa poesia sta nel fatto che tutti gli elementi, diversi appunto fra di loro, sono resi come un elemento solo e, fra gli elementi, c’è persino lo scarto temporale vissuto e annullato. Appare inspiegata la voce di un brigante e viene da chiedersi se non sarebbe essa, disvelata, a costituire l’elemento che rende il narrare e il nascondere un unico albero dai tanti frutti: un pugno chiuso, nascosto in tasca, a mascherare l’incipit della lotta; la terra rossa che rimarrà per sempre nelle narici, una pioggia di addio in cui l’anima si moltiplica in un volo di rondini, stride come una gazza, piange da bimbo; l’aba della partenza verso una nuova vita che rimane invernale, senza prospettive di gioia e un partente che si sente un brigane punito dal sentiero umido che percorre; e una donna eterna come un albero secolare; e il capovolgersi del tempo nell’anima, per cui passato e presente sono la stessa cosa, ma non è vero.

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  2. …è il racconto di un bimbo innamorato della sua terra d’origine, rappresentata come una donna con gli occhi verdi come foglie d’ulivo e la pelle del colore della terra rossa. L’idea della morte è la “colorazione” del distacco dalle proprie origini e da quell’amore infantile. La rappresentazione “formale” del brigante e del suo passare è il Tempo, il suo scorrere inesorabile, il suo riportare indietro i ricordi malcelati dagli odori e dai sapori del passato. Era una storia d’amore di trent’anni fa, una storia d’amore di un Salento che non sarà più…

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  3. Caro Lele,
    tu sei un visionario che appartiene ai maledetti delle terre rosse di cui parla Donato Valli, citando tutta una serie di poeti e pittori salentini ( da Bodini a Della Notte, via Pagano – l’intelligenza più acuta e perversa – e De Candia, il matto.a metà tra Van Gogh e Ligabue, per arrivare a Verri, quello che ti è forse più vicino in assoluto.. Si mescolano in questa poesia gli elementi tipici del surrealismo/ermetismo ispano-salentino e lo spazio, che rappresenta l’idealità, rabbrividisce come un gran bacio, che, folle di non nascere per nessuno, non può scaturire né raggiungere la pace. Anche l’assoluto soffre di isolamento: il suo bacio non trova quindi lo spirito che lo dovrebbe accogliere, ma solo un brigante che si porta via un sorriso per sempre seppellito: il Salento di rosee sponde stagnanti sulle sere d’oro.

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    1. …Augusto, grazie per l’attenta e centrata esegesi. All’elenco di eccellenti “coloratori” salentini, aggiungerei la poetica “extrabiliante”, quella “favola naturale”, quel “surreale onirico” del sempre più rimpianto Salvatore Toma ed anche la drammaticità “unica e sensazionale” della Ruggeri, soprattutto nell’uso visionario più che ermetico della parola e del verso. Un sentito grazie, particolarmente per quel “solo un brigante che si porta via un sorriso per sempre seppellito: il Salento di rosee sponde stagnanti sulle sere d’oro” che mi appartiene molto…

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