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Archive for aprile 2014

Riflessi

di Lorenzo De Donno

http://www.massimorovereti.it/

Massimo Rovereti, “Davanti al bar” (2010) – olio su tela

Ero riuscito ad evitarlo per un lungo tempo, tanto che ormai mi ero convinto che non sarebbe più accaduto che ci incontrassimo e che fossimo costretti a parlarci. (altro…)

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di Giuly

rtyuio

R. Baldecchi, “Sono sola” (2012) – olio su tela
http://www.artslife.com

Ti ho cercato

in tutte le piccole cose

che il tempo

meravigliosamente ha trasformato

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retr

Non perché tu non abbia studiato o non ti sia fatto una cultura. Forse solo perché non hai avuto amica l’esperienza, non l’hai avuta maestra, i libri sono stati solo un mezzo per istruirti restando, tuttavia, lontano dalla realtà, senza masticarla e assimilarla, né condividerla per ‘crescere con’.

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di Franco Melissano
dadsadd

Quandu sbarcara Turchi a ffrotte a frotte

fuscira li Spagnoli intra na notte;

ma forte se mantinne tutt’Otrantu

pe’ ggiurni e ggiurni: resta quistu vantu. (altro…)

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E le “Note antiquarie” (come ipotesi di ricerca)

ANTIQUARIA

La storia dell’arte non può che esercitarsi sul temporalmente impuro, modificando lo schema epistemico della storia e riconfigurando presente e passato. L’immagine, ha spesso, più memoria e più avvenire di colui che la guarda

Georges Didi-Huberman, in Storia dell’arte e anacronismo delle immagini – Bollati Boringhieri 2007

di Paolo Marzano

Francesco Danieli, nel suo ultimo lavoro Fasti e linguaggi sacri, racconta con parole semplici una delle caratteristiche fondamentali e sempre più emergenti, della Terra d’Otranto. (altro…)

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di Elia Stomaci
moniceddha

Alla memoria di Antonio De Lumè, Grande Socio Fondatore

Sta sentu cuntare, ultimamente,

gente diversa ca se minte n’vista,

cu ‘na faccia nu picca insulente

e aria superba ‘mmoscia la crista. (altro…)

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I riti della Settima Santa nel Salento e la rivalsa del laicato prima del Vaticano II

©Gianfranco Budano: Gallipoli, riti della settimana santa (2013)

L’attività confraternale, nel Salento dei secoli passati, era ordinariamente silenziosa e velata da un’aura di impenetrabilità. Allo stesso modo però, una volta all’anno, essa diveniva – allora come oggi – appariscente e frenetica, chiaramente improntata a pubblica teatralità. I riti della Settimana Santa, infatti, sottraevano i confratelli e i loro ermetici cerimoniali al riserbo iniziatico inevitabilmente proprio di ogni cerchia corporativa. Le paraliturgie laiche di quei giorni, inoltre, costituivano l’attesa rivalsa del popolo sull’accentramento clericale, restituendo ai fedeli un protagonismo cultuale normalmente negato.

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