Poesia, Poesie

…viola di mare…

GianniPascoli: Viola (2011, olio su tela 24x30)
GianniPascoli: Viola (2011, olio su tela 24×30)

…sulla selva vergine, su quella danza dei titani greci,

ho scritto di amarti e non conoscere il mio nome.

prima che tu volassi verso il mare

e portassi con te la luna madre,

che mi strappò di mano il bicchiere

e che partorì i tuoi occhi e le tue lacrime.

Mare greco di onde lievi e sale duro,

che rubò tutti i pensieri e tutto il sangue

e li nascose dietro ogni arcobaleno.

mare di cenere e brace lenta,

che bruciò le ali al mio orizzonte

e spinse le mie braccia a spaccare i marosi

e gettò le piume sacre nel suo camino,

per non farmi mai arrivare a toccarti.

Sulla spiaggia arsa dei tuoi mattini

mi hanno costretto a girovagare,

a raccogliere i sassi ed i rami per non morire,

prima che ti alzassi ancora in volo

e tornassi a ghermire gli ultimi miei respiri,

prima di squarciare le ferite che segnavano le caviglie

e svuotare l’anima del suo colore,

prima di salutarti con un sorriso,

prima di arrivare a toccarti.

Sul petto solcato dai tuoi artigli è rimasto solo un segno

e sulla mia bocca…

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4 pensieri riguardo “…viola di mare…”

  1. Leggo Mastroleo, in casi come questo, con iniziale apprensione. Eh sì , perchè di primo acchito il rischio che quella che nelle intenzioni ci viene presentata come Poesia sconfini invece nella prosa di maniera e, peggio ancora, nel “poetico” e nella canzone è dietro l’angolo o meglio , dietro ogni da capo. Invece, miracolosamente, Lele , usando un proprio linguaggio che ben definisce un Proprio Mondo , con la sua capacità immaginifica di parlarci, di avere una lingua originalmente personale, di rappresentare un SUO universo, ci svela uno stile inconfondibile, lo stile di Mastroleo e di nessun altro. De Luca direbbe che anche quelle del Nostro sono ” righe che vanno troppo spesso a capo” ma che , pur sfiorando la prosa , restano nella piana linguistica della Poesia. Poesia che, per essere tale , tra l’altro , deve essere Performativa : e quella di Lele performa alla grande , anzi è Movimento ante litteram. Traspare un vortice , una corrente che trascina in un fiat alla foce , la foce del segno e della bocca e che trascina con sè anche la piccola forzatura del bicchiere strappato di mano. Leggere Lele è Tensione, Emozione, un farsi trascinare dal titanico paesaggio della Teogonia di Esiodo….in perenne bilico sul precipizio della Parola…

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  2. …grazie Cesare. non mi ha mai sfiorato l’idea di scrivere poesie, né di approcciarmi alla poesia-canzone, credo di essere solo uno strumento nelle mani delle mie necessità. Strumento a corde a volte, a fiato delle altre. A volte arpa, a volte trombone. A volte addirittura tutti e due. Se a questo ci aggiungi che questa “lirica” l’ho scritta a quattordici anni…

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