Arte, Pittura

Per i 75 anni di un artista

Omaggio al pittore Ernesto De Donno

Il maestro Ernesto De Donno nel suo studio di Maglie (maggio 2014)
Il maestro Ernesto De Donno nel suo studio di Maglie (maggio 2014)

Quando si parla di “salentini” non ci si riferisce semplicemente ad una provenienza geografica. La salentinità è un habitus, un modo d’essere, una conformazione di mente e di cuore. La stessa precisazione vale per i “pittori salentini”. Tra questi ultimi, un posto d’onore spetta certamente ad Ernesto De Donno. La sua tavolozza è autenticamente colorata di salentinità e dal suo pennello gocciola un amore viscerale per la sua terra, vera musa ispiratrice della sua arte.

E. De Donno, Otranto, acquerello n. 1 (2007)
E. De Donno, Otranto, acquerello n. 1 (2007)

Nato a Maglie il 27 marzo 1939, con lui sono quattro le generazioni di artisti nella sua famiglia. Proprio dal padre Giuseppe, nel costante ricordo del nonno e del bisnonno, Ernesto apprende fin da bambino la tecnica pittorica. Desideroso di perfezionarsi stilisticamente, nei primi anni ’50 frequenta la celebre Scuola d’Arte e Mestieri di Maglie, che non tarderà a deludere le sue aspettative. Infatti il prestigioso Istituto cittadino, che nei primi decenni del Novecento aveva formato ebanisti e intagliatori di primo livello, alla metà del secolo non brillava particolarmente nel settore della pittura.

E. De Donno, Maglie, acquerello n. 9 (2007)
E. De Donno, Maglie, acquerello n. 9 (2007)

È la Milano eclettica degli anni ’60, polo vivacissimo della cultura italiana ai primordi del boom economico, ad accoglierlo ventenne. Frequenterà i corsi serali all’Accademia di Belle Arti di Brera, perfezionandosi fianco a fianco con Saverio Terruso (1939-2003) che, dopo un periodo di docenza presso le accademie di Palermo prima e di Carrara poi, sarà titolare della cattedra di pittura presso la stessa Accademia di Brera dal 1979. In questo contesto De Donno apre i propri orizzonti artistici alle innovazioni di Renato Guttuso (1911-1987), Aligi Sassu (1912-2000) e Salvatore Fiume (1915-1997), cui Terruso è molto legato, ma sceglie di tornare a casa, nella sua Maglie, e di vivere del lavoro del proprio pennello spalancando ogni mattina la finestra della sua ispirazione sui paesaggi emozionali del suo Salento: le scene di vita contadina, la campagna degli ulivi e delle costruzioni a secco, il mare delle frastagliate scogliere sull’Adriatico, gli scorci di paese, le case e le chiese, le nature morte e i fiori. Armonia idilliaca promana dai suoi deliziosi acquerelli, tra cui spiccano per grazia quelli delle serie idruntina e magliese; profondità e vivacità cromatica conferiscono tridimensionalità espressionistica ai suoi dipinti su tela e cartone, ulteriormente vivacizzati dalla lucentezza degli acrilici e dalla varietà tattile resa possibile dalla tecnica mista con pennello e spatola.

E. De Donno, Stazione XI della Via Crucis, chiesa del Sacro Cuore, Maglie (2006)
E. De Donno, Stazione XI della Via Crucis, chiesa del Sacro Cuore, Maglie (2006)

Dipinti di De Donno, oltre che in Terra d’Otranto e nelle più importanti città italiane (Roma, Napoli, Milano e Bologna), sono presenti in collezioni private negli Stati Uniti d’America, nel Regno Unito e in Svizzera, proiezioni ortogonali di un Salento sempre più globale. L’opera a lui più cara, però, è la Via Crucis in XIV stazioni realizzata per la chiesa del Sacro Cuore a Maglie tra il 2006 e il 2007 e donata dall’artista in memoria della defunta moglie. A quest’Uomo buono, semplice e generoso, che non si è lasciato imbruttire dai colpi bassi della vita, l’augurio pucciniano di continuare a vivere a lungo “d’arte” e “d’amore”.

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