Poesia

Pieghe d’Ebe

di Cesare Minutello

ai compagni del Ginnasio Liceo F. Capece 70/75

(Se/ci/amiamo)/siamo eterni
-Laura Rotella-

Giuliano Piancastelli: Rovine salentine

…nelle pieghe invernali
che ad una ad una
degli stipi le luci
vanno spegnendo
quasi luoghi disabitati
come un fiocco rinvieni
i versi di Laura
senza più posto
o forse posti in fondo
in fondo lanugine di luminescenze
abbracciati allo strepitare
di rossa e nera
piroga gioventù
dell’acre dei baci
e di cortei risate
cantine e comitati.
Ora che quegli amati capogiri
hanno lasciato il mondo
da Abate a Zara
zitti questa volta
per un altro appello
per un ultimo compito in classe:
quanta Ebe stravolta, tradita
quanto l’azzurro perduto?
dalla faglia intanto s’affaccia
lo sventolìo di bimbi
la policroma vivezza
che saltella e non conoscerà
Piazza Fontana Mara Cagol
Almirante Moro Berlinguer
forse anche
il velluto delle mele cotogne…

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5 pensieri riguardo “Pieghe d’Ebe”

  1. Cesare, bisognerebbe essere almeno alla tua altezza per commentare questa poesia come si dovrebbe. Accontentati della mia meraviglia. E’ bellissima.

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  2. Ho scritto le righe di Pieghe nel 2001, dopo aver casualmente riletto da un quaderno liceale la poesia in esergo riportata a firma della compagna di classe Laura Rotella, datata 1975. Mi scuso con chi è …inciampato sul mio elaborato, in quanto rivolto principalmente ad una ristretta schiera di amici (come pure la mia penultima prova su queste pagine, “Quel foglio che disseta”, destinata in special modo al cinquantenario di una libreria…) e perciò di interesse non necessariamente universale. Peraltro non ritengo questo componimento tra i migliori (sic) venuti fuori dalla mia dilettantesca botteguccia artigiana di non eccelso ebanista della parola ( per chi non lo sapesse, la mia professione è quella del bancario). Certo nel mio piccolo e nei limiti delle mie possibilità (come è doveroso ogni qualvolta si ha il coraggio di pubblicare…), mi sono impegnato in un certo lavorìo linguistico, come per esempio già all’inizio dove c’è un certo sovvertimento dell’ordine fondamentale dei sintagmi SVOL (i simboli, sappiamo, abituali nella linguistica, che indicano S, soggetto; V, verbo; O, oggetto; L, complemento di luogo), o come nel gioco delle vocali in “piroga gioventù” dove la luminosità della vocale “a” amplifica il senso di rudimentale libertà della piroga, in contrasto -doppio- con l’oscurità della vocale “u” che spezza la possibilità di una prolungata temporalità alla giovinezza, o come ancora nel piccolo tambureggiare de “corTEi risaTE/ canTIne comiTATI”… Mi fermo qui per non tediare e per non eccessivamente scoprire il mosaico non casuale che deve supportare ogni tentativo di fare poesia, se si intende quest’ultima anche gioco linguistico. E ogni gioco, si sa, ha le sue regole. Ringrazio chi ha avuto la pazienza di leggermi e ringrazio, ovviamente, chi ha voluto commentare con tanta partecipata ed affettuosa attenzione questo mio lavoretto. Concludo, per elevare il tono , citando in alto , ovvero Virgilio, col suo “OMNIA VINCIT AMOR”…

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