Archeologia, Ceramica

Tre esemplari ceramici in stile compendiario di produzione neretina

La coppa che contiene il vostro vino non è forse la stessa bruciata nel forno del vasaio?
(Kahlil Gibran)

di Riccardo Viganò

Viganò
Frammento di piatto con stemma dei Protonobilissimo, dagli scavi nel palazzo del Principe, XVI secolo. Muro Leccese, Museo del Palazzo del Principe

Lo stile ceramico detto compendiario, secondo la definizione dello studioso faentino G. Ballardini, perchè riassuntivo e sommario nel tracciare le raffigurazioni, è presente dalla seconda metà del Cinquecento. Il protrarsi di canoni pittorici rinascimentali che privilegiavano soluzioni formali bidimensionali, con dettagli anatomici e la ridondanza decorativa, rappresenta il maggiore ostacolo all’affermarsi della sommaria descrizione delle figure, che il tratto abile e deciso del pittore del “compendiario” proponeva.

In Puglia i centri più importanti di produzione di maiolica che adottarono questo stile innovativo, sia dal punto di vista stilistico che tecnico nella storia della ceramica europea, furono sicuramente Laterza, e Nardò. Su questo centro, di cui ho precedentemente parlato in vari altri arti articoli, solo recentemente si è accesa un’attenzione particolare, grazie alla presentazione di un certo numero di manufatti certamente provenienti dalle fornaci neretine, anche se, nella maggioranza dei casi, non hanno valore artistico, ma solo di documentazione. Fra queste produzioni vi sono tre piatti, risalenti al XVII secolo, con in cavo di media profondità , piedi a cercine e profilo arrotondato, ricoperti di uno smalto, bianco latte, coprente, decorati con stemmi nobiliari.

Viganò
Piatto con stemma della famiglia Megha. Cutrofiano, Museo della ceramica, foto L Cesari, R Viganò.

Il primo attribuibile alla famiglia Megha di Galatone è diviso in tre fasce orizzontali, di cui la prima in basso raffigura una omega blu su fondo giallo oro, quella centrale tre rosette gialle su fondo bianco e quella superiore un giglio anch’esso di colore giallo su fondo blu. Il secondo, attribuibile probabilmente alla potente famiglia di origine napoletana dei Loffredo, presenta uno scudo campito da merli in blu e giallo, sormontato da un elmo stilizzato e corona con in basso dipinte in azzurro le lettere M D, arricchito da cartigli di forma squadrata e lacci.

È da notare le forti somiglianze nell’esecuzione di questo esemplare con un frammento di piatto, con stemma di baroni Protonobilissimo, recuperato durante i restauri del Palazzo del Principe a Muro Leccese e conservato nel locale museo. In quest’ultimo lo stemma è racchiuso in uno scudo ovale, pure con lacci. Entrambi hanno uno smalto spesso e coprente e le medesime caratteristiche nella stesura dei colori: in particolare il blu si presenta non omogeneo, ma con evidenti striature.
I cartigli sono eseguiti in maniera quasi identica; in quello della famiglia Loffredo l’elmo viene rappresentato estremamente stilizzato, mentre è del tutto assente nel piatto di Muro.
Il terzo esemplare, la cui araldica è resa irriconoscibile data la forte frammentarietà dello stesso, presenta le medesime caratteristiche con tracce di decoro dorato in terzo fuoco o piccolo fuoco (Con il termine terzo fuoco si intende, in ceramica, la terza cottura (piccolo fuoco) che viene applicata ad un oggetto o piastrella che ha già subito due fasi di cottura, (prima cottura del supporto o biscottatura; seconda cottura dello smalto o smaltatura), per aggiungere le decorazioni nelle molteplici tecniche. Fonte wikipedia)

E verosimile, con i dati ora a nostra disposizione, ipotizzare un’unica bottega la quale doveva essere specializzata in tale genere di repertorio decorativo. Questo non fa che confermare Nardò nel novero dei centri di produzione di ceramiche compendiarie, dando ragione all’ insigne umanista Oritano Quinto Mario Corrado, che nel 1571, affermava che la ceramica neretina poteva quasi stare alla pari con quella prodotta a Faenza.

Viganò

Bibliografia

Matteo S. Viganò R.: Primi dati sulla ceramica di Nardò, in “Museo della ceramica di Cutrofiano quaderno 11″, Galatina 2008 .

Paolo Gull: Bianchi e compendiario allo spartiacque tra due rivoluzioni p. 29, in La Maiolica Italiana di Stile Compendiario “I Bianchi”.

Paola Tagliente, Scavi Archeologici al Palazzo del principe di Muro Leccese (Lecce), in S.
Patitucci Uggeri (a cura di), Scavi Medievali in Italia 1996-1999 (Atti della
II Conferenza di Archeologia Medievale, Cassino, 16-18 Dicembre 1999), Roma 2001; pp. 365-378.

M. SALVATORE, Nardò, sta in R. VIGANÒ «Per uso della sua professione di lavorar faenze. Storia delle fornaci e delle manifatture ceramiche a Nardò tra la seconda metà del XVI e gli inizi del XIX secolo», Monteroni 2013.

M. SALVATORE – R. VIGANÒ, Primi dati sulla ceramica di Nardò, sta in «Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano», n. 11(2008).

R. VIGANÒ, Per uso della sua professione di lavorar faenze. Storia delle fornaci e delle manifatture ceramiche a Nardò tra la seconda metà del XVI e gli inizi del XIX secolo, Monteroni 2013.

R. VIGANÒ, Le ceramiche dal palazzo Marchesale di Galatone, sta in «Il palazzo marchesale di Galatone», a cura di Resta G., Galatina 2003.

R. VIGANÒ, Le ceramiche post medievali dalla chiesa di S Giorgio in Racale, sta in «Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano», n. 8-9(2004).

R. VIGANÒ, Ceramisti di Nardò tra XVI e XVIII secolo, sta in «Quaderni del Museo della Ceramica di Cutrofiano», n. 12(2010).

 

Le fotografie del materiale ceramico edite su:

R. VIGANÒ, Per uso della sua professione di lavorar faenze. Storia delle fornaci e delle manifatture ceramiche a Nardò tra la seconda metà del XVI e gli inizi del XIX secolo, Monteroni 2013.

sono rilasciate per gentile concessione del Museo della ceramica di Cutrofiano. Tutti i diritti sono riservati.

 

 

Per approfondimenti rimando ad articoli presenti su questo sito.

https://culturasalentina.wordpress.com/2014/02/04/nardo-e-la-sua-importanza-nelle-produzioni-di-maiolica-in-terra-dotranto/

https://culturasalentina.wordpress.com/2014/03/18/quando-faenza-significava-nardo-la-storia-e-le-forme-ceramiche-neretine-attraverso-i-documenti-darchivio/

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