Scrittori salentini

Sulle strade di Santiago

“Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra” (da L’infinito viaggiare)
Claudio Magris

@Gianfranco Budano: Spagna, luglio 2014 - sul Cammino di Santiago
©Gianfranco Budano: Spagna, luglio 2014 – sul Cammino di Santiago

Credo che ognuno di noi sia il prodotto di quei mille piccoli o grandi cortocircuiti che rappresentano gli eventi importanti della propria vita; ci si forma, si cresce, si forgia il proprio carattere attraversando i sentieri del nostro vissuto. E quello che diventiamo da adulti altro non è che il risultato di quel lungo, lento, faticoso cammino.

Capita a molti di sentirsi costretti nelle pastoie imposte dalla società; ed è solo il sapere che esiste sempre un modo per liberarsi e scappare che ci restituisce il piacere di assaporare l’ebbrezza del vivere.

Ho scoperto in Spagna, turista perso sui millenari sentieri di antichi pellegrini, di non essere stato l’unico a cui è stata rivolta la fatidica frase: “Sei pazzo?”. E mi ha fatto particolarmente piacere ascoltare dalla viva voce di Francis Hang Dong, vescovo protestante di Boston, e amico per una sera, che anche a lui era stata rivolta la stessa domanda.

E’ questa quindi la prima riflessione che mi viene da proporre quando il mio interlocutore mi chiede di raccontare l’esperienza del cammino di Santiago. Chi di noi decide di affrontare un viaggio di questo tipo lo fa per ritrovare se stesso, libero nel mondo, e lontano da ogni luogo che in qualche modo lo possa ricondurre a regole e costrizioni imposte dalla società in cui ha vissuto. Un desiderio di libertà assoluta che riporta l’uomo al suo più antico mezzo di locomozione, le proprie gambe, libero di vagare fra montagne, colline e pianure sconfinate, e di trascorrere la propria giornata con quel poco che riesce a trasportare con sé.

@Gianfranco Budano: Spagna 2014
©Gianfranco Budano: Spagna, luglio 2014 – sul Cammino di Santiago

Entrare nella comunità dei pellegrini apre le porte a una grande famiglia di persone che quotidianamente percorrono, ognuno con i propri ritmi, la stessa strada; e che a sera si ritrovano nella stessa città a compiere gli stessi rituali, vestiti di quel poco che hanno. In quella borsa che ti porti dietro le spalle c’è tutto quello che ti può servire: medicine, abiti, cibo, letto, qualcuno porta anche la casa. Succede così che nel limite imposto dal peso che si può trasportare, si evidenziano magicamente i contrasti con quel quotidiano che si è abbandonato. Nessun viandante si chiederà mai cosa indossare per uscire; una volta giunti a destinazione si ha poco tempo per lavarsi, lavare e mettere ad asciugare quello che si è portato addosso durante la giornata, e, nel frattempo, vestirsi di quell’unico cambio che rimane. All’interno del bozzolo che ogni pellegrino si porta addosso c’è una semplicità perduta e il ridimensionamento a un ideale politico di essenzialità dimenticata, cancellata dalla futile foga dell’ingordigia imperante. Tutti noi dovremmo, prima o poi, provare a entrare in questa famiglia, diventarne parte, condividerne le consuetudini e imparare che, sentirsi uguali al prossimo, aiuta a essere più sereni con se stessi.

In questa grande famiglia di strani individui, che vagano di città in città, non esiste forma di competizione: non ve n’è necessità. Si impara che vivere senza competere è più rilassante; ognuno fa quel che può, quel che sente di poter fare per raggiungere il proprio personale obiettivo, ma nessuno, in alcun modo, può mortificare gli obiettivi di altri. Si è liberi di scegliere la propria meta senza per questo scoraggiare l’impegno di qualcun altro. Non è così nel nostro quotidiano, dove il livello di responsabilità delle proprie scelte è sempre legato a una qualche forma di misurazione delle performance di quel che si fa: dalla velocità con cui ci si muove per le strade, a quella con cui si mette in produzione il proprio operato sul lavoro. Il modello di vita che emerge da questa esperienza di viaggio consente di affrontare con serenità i rapporti con gli altri e di approcciarsi a loro in forma di sincera, libera e spassionata amicizia.

@Gianfranco Budano: Spagna, luglio 2014 - sul Cammino di Santiago
©Gianfranco Budano: Spagna, luglio 2014 – sul Cammino di Santiago

Quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere si avrà la pace“, lo ha detto Jimi Hendrix. Entrare in questa comunità dona la gioia di chi si sente parte di un gruppo in cui tutti sono in pace gli uni con gli altri. Ogni incontro è sottolineato da un saluto e da un sorriso, da un augurio di buon cammino. L’assoluta assenza di motivi di scontro, il rispetto imposto dal dover condividere spesso il sonno e la veglia, il pasto e le pulizie personali, rende paradossalmente impossibile alimentare occasioni di conflitto.

Un proverbio arabo recita: “...chi non viaggia non conosce il valore degli uomini…“. Viaggiare insieme ad altri individui offre quotidianamente la possibilità di stringere nuove amicizie, ed è semplicemente incredibile con quale velocità quelle donne e quegli uomini riescano, in un tempo così breve, a diventare i tuoi migliori amici di sempre, nonostante e al di là delle differenze linguistiche. Amicizie brevi, di uno o pochi giorni, che rimarranno indelebili per tutta la vita.

Ho conosciuto persone provenienti da tutto il mondo e tutti, a loro modo, hanno lasciato un piacevole ricordo: Jose e Andre, gli indimenticabili marsigliesi; Daniele, l’amico della prima ora; Celia la neozelandese, insegnante di giapponese a Londra e di inglese in Norvegia; Michael, austriaco, terapista psicologo nelle scuole; Julie dal Belgio ed Erika da Bayonne; Tomer e Courtney, studiosi di botanica dal Vermont; Christine dall’Inghilterra; Ran la piccola giramondo giapponese; Antonio dalla Spagna e Anna Margarida dal Portogallo, amici per troppo poco tempo di appassionate discussioni sulla filosofia, la storia, la psicologia, la musica, alimentate in tutte le lingue possibili pur di capirsi; Arsenio il serafico professore di matematica; Pedro, il giovanissimo amico dell’ultimo giorno, da Ceuta, minuscola enclave spagnola in terra d’Africa; Claudio, il conterraneo barese che ti fa sentire a casa, e infine Christian, l’infaticabile, giovane, insegnante di storia austriaco, capace di marciare per 50 km al giorno. Sono questi solo alcuni dei tanti incontri, il vero regalo di questa indimenticabile esperienza. Per dire la verità ero andato a cercare loro con la certezza di chi si muove sulle tracce di antiche, perdute amicizie; molto spesso, magicamente, sono loro che  hanno trovato me.

C’è comunque un prezzo da pagare sull’altare della fatica, enorme, epica di alcuni momenti, nulla rispetto a ciò che ci verrà restituito, con gli interessi, nella valuta della serenità.

“Un uomo ha bisogno di fare la sua provvista di sogni”
José Saramago

2 pensieri su “Sulle strade di Santiago”

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