Opinioni

Sulla cause del cancro e ancora sul metodo stamina

stamina

Il 16 Settembre 2013 scrivendo su Cultura Salentina sul “Metodo stamina”, mi ero già pronunciato negativamente su questi sistemi che illudono i malati terminali  e il mio articolo cominciava così:

Il metodo Stamina di  cui oggi vorrei argomentare, è un  controverso trattamento terapeutico basato sulle  cellule staminali  e creato da Davide Vannoni  che, stranamente, non è né un medico né un biologo,  ma un professore associato di psicologia generale presso il corso di laurea in filosofia dell’Università di Udine (“Relata refero” Wikipedia).

Il metodo, allo stato dell’arte, risulta privo di validazione scientifica e sperimentazione tali da attestarne l’efficacia. Sempre da Wikipedia apprendo che Umberto Veronesi sostiene che il caso “ripercorre il canovaccio  delle vicende Bonifacio e Di Bella”, cioè di sperimentazioni avviate sotto la spinta dell’emotività della piazza piuttosto che da criteri scientifici.

Mi verrebbe voglia di ricordare al professor Vannoni, laureato in lettere e filosofia, che proprio un filosofo, forse il più autorevole dell’antichità, aveva già fissato, più di duemila anni fa, i canoni di un corretto comportamento nella sperimentazione scientifica. E mi riferisco al grande Aristotele che già parlava della necessità di spiegare il meccanismo d’azione di un farmaco prima ancora di poterlo sperimentare.”

Oggi voglio ribadire che, a mio avviso, solo con l’indagine genetica si  può studiare il meccanismo d’azione che induce il cancro e quindi tentare di agire sui geni malati come sto per spiegare: nel genoma umano esistono dei geni che producono proteine atte a stimolare e far riprodurre le cellule col meccanismo della mitosi come ben sa qualsiasi studente di medicina o biologia. Ma altri geni producono proteine che agiscono come controllori e bloccano la mitosi, se ritengono che qualcosa non stia funzionando perfettamente.

Ora, se per una qualsiasi mutazione, le proteine che accelerano il processo agiscono più rapidamente del dovuto mentre le proteine che lo inibiscono smettono di controllare il fenomeno, si può andare incontro ad una proliferazione cellulare incontrollata e quindi al cancro. Il professor Watson, proprio lui che insieme  con Crick scoprì la struttura del DNA, è solito paragonare il fenomeno a quello di un’ automobile abbia l’acceleratore bloccato al massimo ed i freni rotti. Ma  io ho usato il condizionale  nel dire che questo guasto conduce al  cancro, perché nel genoma c’è un supervisore che è il vero baluardo contro la malattia ed è il gene TP53 che sovrintende a tutto questo complesso fenomeno.

Per tornare alla metafora così cara  a Watson, è come se l’automobile disponesse di un grande paracadute che potesse comunque frenare la sua corsa verso la catastrofe. Quali siano le cause che inducono queste mutazioni non credo si sappia con certezza, ma oggi la genetica sta facendo passi da gigante e tutto lascia sperare che si arrivi a riparare o sostituire gli eventuali geni difettosi. Lasciamo  quindi lavorare in pace i ricercatori seri e ricordiamoci del famoso pezzo di Poul Dukas, L’apprendista stregone, che pare fatto apposta per  metterci in guardia da casi come questo.

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