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Archive for novembre 2014

di Gianfranco Mele

Papaver Somniferum: la “papagna”. Usi tradizionali

Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons.

 

La pianta del Papaver somniferum, conosciuta nella nostra tradizione popolare come “papagna” (o “papanja”), della quale ci è pervenuto un utilizzo di tipo medicamentoso nella cultura popolare contadina (calmante e analgesico per adulti e bambini a dosaggi variabili), è pianta collegata a Demetra e Kore, ad Ade, a Morfeo, divinità presenti negli antichi culti locali come risulta da ampia documentazione archeologica. Secondo alcune interpretazioni, è il frutto che porta nell’ade Demetra alla ricerca della perduta figlia Kore. (altro…)

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LuigiPirandello2

Luigi Pirandello

Questa figura del dottor Fileno proprio non riesce ad abbandonare i miei pensieri da quando l’ho incontrato in  una novella di Pirandello: “La tragedia di un personaggio”, il dottore che voleva a tutti i costi trovare un autore che amplificasse  l’importanza della sua scoperta. (altro…)

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Ciao uomo,

la mia è solo una voce tra tutte quelle che vorrebbero scriverti, visto che parlarti è tanto complicato.
A dire il vero non sono così convinta che tu riuscirai ad arrivare in fondo a questa mia, ma ci provo, confidando almeno nella tua curiosità e nel tuo senso di sfida verso di me che, da molto tempo a questa parte, ti abita.

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Di Gianfranco Mele

Introduzione: la flora spontanea del territorio

La mia ricerca prende le mosse e l’ispirazione da escursioni condotte soprattutto nell’entroterra di un’area del tarantino, nello specifico l’agro di Sava (TA) con le sue contrade (in particolare “Petrose”, “Pasano”, “Agliano”, “Grava”, “Ciavarini”), parzialmente in zona costiera (Campomarino di Maruggio, S. Pietro in Bevagna) e inoltre in parte dell’agro più prossimo alla città di Taranto. L’habitat è quello tipico della flora del Salento e infatti ritrovo sommariamente tutte le specie descritte nei vari manuali e studi di botanica salentina. Ho esteso perciò parte di questo studio a usi e tradizioni del territorio salentino stesso.

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Aspettando il tempo

Il tempo è una tela bianca sulla quale si sviluppano i suoni

(F. Negro)

 Basic RGB

Una tavolozza trasparente di colori accennati, pennellate di fantasia che invitano ad entrare. Una facciata colorata in rosso, una in blu, una in giallo: la copertina bianca, il titolo in alto, poche parole, semplicità e accuratezza. Un piccolo scrigno di note da scoprire.

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Squarci di memorie salentine

© Pasquale Urso: Gallipoli (Incisione)

© Pasquale Urso: Gallipoli (Incisione)

Estate: fine degli anni ’80, terrazza dell’Anmi di Gallipoli. Io guardavo il professore Aldo Vallone , che alzava la tazzina del caffè , con quella sua mano candida, con quella sua aria che fa e disfa le cose , con quella sua voce ch’era piena di voci e di echi. In lui ,pensavo, c’erano tutte le pagine della letteratura, della storia, della geologia, i planetari e gli edifici invisibili.

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I canti orfici compiono cento anni

Cesare Minutello

Pasquale Urso: Lavoro nel vicolo (Acquatinta)

Pasquale Urso: Lavoro nel vicolo (Acquatinta)

E’ giusto che, per una volta, Cultura Salentina oltrepassi i confini della “salentinità” rendendo omaggio ad una delle più significative ricorrenze letterarie dell’anno: cento anni fa Dino Campana pubblicò, a proprie spese, quello che sarebbe divenuto uno dei punti cardinali della poesia italiana (e non solo) del novecento, i Canti Orfici. All’inizio di dicembre 1913, come ricorda Angela Urbano, Campana consegna a Papini il manoscritto “Il più lungo giorno”; Papini lo dà a Soffici per un parere: Soffici lo smarrisce e verrà ritrovato soltanto nel 1971. (altro…)

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