Scrittori salentini

Novena di Natale

di Lorenzo De Donno

© Gianfranco Budano: Natale salentino
© Gianfranco Budano: Natale salentino

Capita di svegliarsi presto e male, con il silenzio che fischia nei timpani e con uno strano senso di agitazione.

La capacità di dare il giusto peso ai problemi ed alle preoccupazioni della vita vacilla, la notte ci ha illuso con un temporaneo oblio ma ci ha restituito alla realtà più indifesi e vulnerabili.

Poi, avviene qualcosa che rompe quella calma apparente. E’ come il suono confuso di pochi strumenti musicali che si accordano per una prova d’orchestra. Sono note che arrivano da lontano, si ricorrono giù nella strada, filtrano la foschia e fanno vibrare le foglie delle siepi, rimbalzano sulle pareti piatte dei condomini. Ti entrano in casa, scovando percorsi segreti, superando porte blindate e persiane sbarrate.

A momenti si distingue solo il battere di una percussione, in altri si sentono solo gli strumenti a fiato. Un fiato vero, che soffia bollente nei legni  e si condensa fra le curve di ottone degli strumenti sorretti da mani gelate, benché protette da guanti inutili. Ma i musici sono ancora troppo lontani e la melodia tarda a comporsi. Ancora un paio di isolati. Poi, la piccola banda imbocca la strada di casa. Ed ecco che i suoni si disciplinano, si armonizzano nella nenia di una pastorale natalizia.

Sono note di dolcezza infinita che ti abbracciano di gioia e ti commuovono di malinconia. Sanno di carezze antiche, di coccole e di pigiami caldi, di sottane imbiancate di farina, di risvegli repentini e di arrampicate sui davanzali. Odorano di aghi d’abete e di resina di pino, di miele e di dolci fatti in casa. Brillano di luci colorate, di stagnole e di fili argentati.

Sono attimi da assaporare ad occhi chiusi, per farli durare a lungo, perché la banda sta per allontanarsi,  con lo stesso passo veloce di quando è sopraggiunta, e fra poco le note della pastorale saranno sempre più lievi, fino al momento in cui, già in fondo alla strada, si udirà, ancora per qualche istante, solo il rullare del tamburo…

6 pensieri su “Novena di Natale”

  1. Grazie Lorenzo, mi hai fatto ricordare la magìa del Natale nei versi di alcuni poeti magliesi ed in particolare quelli del carissimo Prof. Nicola. Come osservava il mio papà: ” tre poeti (Alessandro Polluce, Francesco Negro e Nicola G. De Donno), di esperienze, di sensibilità, di cultura diversa, hanno lasciato composizioni dedicate al Natale, scritte in anni molto distanti tra loro (1850 il primo, 1949 il secondo, 1996 il terzo). Ebbene, pur mutando nell’arco di un secolo e mezzo costumi, abitudini e modi di vita, tutti e tre restano ammaliati, quasi allo stesso modo, dalla dolcezza e dall’armonia dell’immutabile atmosfera natalizia, tutti e tre sentono, con palese commozione, l’incanto de li presepi de la fantasia e rivedono, abbaglianti nella memoria, li Natali ntichi / de àngili, de luce…” e concludeva così: ” Sullo sfondo grigio del trittico poetico si staglia il tempo vorace, che inesorabile avanza (Ula lu tiempu. Pare ca era jeri/ e ggià stamu a Nnatale); in secondo piano, un po’ velati. i pinzieri scuri di ogni giorno con le nostre croci dentro al cuore; in primo piano il tenero Bambinello nudu e nfrizzulatu e gli attori, i personaggi, umili o alteri, in adorazione, e gli animali e la natura idillica del presepe.
    Dov’è la magìa del Natale? La magìa è nel sentire che, sia pure temporaneamente, le nostre angosce, le amarezze, le paure esistenziali, i dolori quotidiani si stanno facendo, nelle ore estatiche della vigilia, più lievi, più tenui, quasi evanescenti, come se fossero già lontani. La magìa sta in quella commozione che, proprio nel momento della nascita, ricordando anni spensierati, si prova al canto di una pastorale e che, a volte, si sgocciola in dolcissimo pianto:

    E forse ho pianto, zitto,
    un pochino, io a mezzanotte,
    quando han portato Gesù Salvatore
    dentro una cuna, tutti cantando
    con dentro al cuore le nostre croci,
    tutti cantando
    la pastorale scritta a tre voci.

    La magìa ce la dà quel ‘presepe dell’infanzia e dell’eternità, doloroso, freschissimo incanto, come scrive De Donno, di una disperata infelicità, che, dal cuore salendo alle labbra in note di pastorale, si ritrova messaggio di gioia a tutti gli uomini di buona volontà’. “

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    1. Ti ringrazio per il commento, Roberto. Spero che serva a far scoprire ( o approfondire) quanto, in realtà, ci appartenga e ci rappresenti la poesia dei grandi poeti che hai citato. Spulciando sui siti esteri di Internet è possibile ascoltare le poesie di Nicola Giuseppe De Donno, mio zio, recitate da Egli stesso e leggere la loro traduzione in inglese.
      Tornando a me, ho qui l’occasione per fornire al lettore che volesse leggere una versione “integrale” del mio brano le indicazioni per ricostruirlo. In realtà questo pezzo, in origine, era dotato di un prologo narrativo che ho staccato dalla parte che avete letto, che è più autobiografica, creando due racconti autonomi e, volendo, abbinabili. La prima parte é stata già pubblicata, lo scorso anno, da Cultura Salentina con il titolo di “Risvegli (in una mattina d’inverno)”…

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  2. Ciao! Scusa il ritardo con il quale ti scrivo per il tuo “appetitoso” narrato (mi permetto il termine, in quanto credo che, secondo il mio modestissimo parere, chi ci offre un racconto, ci invita a banchettare con le parole..), anche se, ciò che striderà maggiormente, sarà l’anacronismo del mio dirti semplicemente, che l’ho trovato straordinariamente magico e vero. Solo questo…e qui, se mi permetti di rubarti un minuto, desidererei conoscere il tuo parere su una questione che mi sta particolarmente a cuore sottolineare.Dunque…io credo che le parole appartengano al cuore di chi le legge e servono ad arricchire la segreta biblioteca dell’anima, di ciascuno di noi.Ora, non trovo corretto nei confronti di chi ci sta regalando un’emozione, provare ad offuscarla (e dico prova), con , seppur apprezzabili, pensieri e vanità narrative proprie.Tutto ciò, anche comprendendo le buone intenzioni di chi, probabilmente per non apparire banalmente lusinghiero, si dilunga nel commento.In attesa del tuo prossimo racconto o, meglio, libro, di cui innamorarmi, ti ringrazio per la pazienza che vorrai dedicare alle mie riflessioni e ti saluto caramente

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    1. Gentile Emanuela,
      Suppongo che tu abbia “ricostruito”, come da istruzioni nel mio precedente commento, lo scritto originale anteponendo a questo il brano “Risvegli (in una mattina di inverno)” che ne era il prologo. Il racconto era rimasto nel cassetto per molto, Natale era passato da un pò e risultava anacronistico proporlo nella versione integrale. Furbescamente, approfittando dello stacco netto fra i “Risvegli” altrui ed il mio, tema di “Novena”, ne ricavai due racconti, pubblicati in tempi diversi. Devo confessarti che fu uno sbaglio quella cannibalizzazione, il brano andava proposto integralmente, magari aspettando il Natale successivo, considerato che è una delle mie cose a cui tengo di più e tenuto conto che, partito dalla mia pagina di Facebook ( all’epoca ero su quel social network ), la versione integrale fece letteralmente il giro del mondo fra i salentini fuori sede tanto che mi scrissero, per complimentarsi, addirittura dal Canada (italiani ivi trasferitisi da decenni).
      Quanto ai commenti, capisco ed apprezzo molto i tuoi punti di vista, ne comprendo lo spirito di amicizia e quasi di “protezione” che hanno motivato il tuo inciso. Cultura Salentina ha una mission precisa, non censura i contributi che vanno nella direzione di promuovere la nostra cultura, le altre valutazioni sono secondarie. Se ci riferiamo al commento “fiume” precedente esistono situazioni/ coincidenze (decennale della scomparsa di Nicola G De Donno e piu la recente del Prof. Panarese) che lo giustificano, avendo entrambi trattato il Natale nelle sue sfaccettature più profonde. Il ricordo e l’ affetto verso entrambi e la stima per Roberto lo hanno, comunque, reso gradito.
      Grazie.

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    2. Grazie per l’apprezzamento. Suppongo che tu abbia ricostruito il racconto (ricercando i “Risvegli in una mattina d’inverno ” che ne era il prologo.). Mi pento di averlo malamente cannibalizzato, ricavandone due storie autonome. Ma Natale era passato da tempo e sarebbe stato anacronistico proporlo per intero fuori stagione. Per questo brano, che è fra i miei preferiti, ho avuto contatti fin dal Canada (ovviamente di italiani ivi residenti da decenni che hanno rivissuto, a loro dire, emozioni ritenute ormai dimenticate).
      Riguardo ai commenti estesi che, in qualche modo, sembrano spostare l’attenzione su argomenti e considerazjoni esterne allo specifico narrare dell’autore, posso essere d’accordo con te ma questa Rivista non censura mai i contributi qualificati che mirano alla diffusione della nostra cultura. Nel caso specifico si citava N. G. De Donno, mio zio, del quale si celebrava il decennale della scomparsa, ed Emilio Panarese, da poco scomparso. Per il ricordo che ho di entrambi e per la stima per l’autore del commento (e la qualità dello stesso) non mi sono per nulla risentito.
      Ti ringrazio anche per questo senso di amicizia e di “protezione ” che esprimi.

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      1. Ciao! Agli stimatissimi che sono stati giustamente ricordati, anche se non ho avuto la fortuna di conoscerli, va tutto il mio rispetto. Lo stesso rispetto e stima a te, per l’eleganza della risposta che, con destreggio linguistico, non ha deluso nessuno, nemmeno la mia, probabilmente poco diplomatica osservazione…ti ringrazio

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