Poesie, Racconti, Scrittori salentini

Aracne, lo sciamano e i misteri della Grotta dei Cervi

Miti e leggende della Porta d’Oriente

© Enzo Fasano: La grotta dei cervi (tarsia cm 47x57 1984)
© Enzo Fasano: La grotta dei cervi (tarsia cm 47×57 1984)

Nella notte dei tempi, in quell’epoca oscura che usiamo ingenuamente catalogare ancora come “preistoria”, si definirono, al contrario, i destini dell’umanità.

Circa 100.000 anni or sono, infatti, un popolo molto evoluto di extraterrestri, provenienti da un remoto pianeta della Costellazione di Orione, dopo un lungo viaggio astrale, decise di colonizzare la Terra, lasciandovi un migliaio di esseri di livello inferiore, i quali, sotto la guida di una dozzina di supervisori, candidati come volontari tra gli individui di livello superiore, si diffusero nei vari continenti, discretamente controllati dai supervisori, che si mantenevano in costante contatto tra loro attraverso le loro avanzatissime tecnologie. Purtroppo, una terribile glaciazione, provocata dalla caduta di un’enorme meteorite, sconvolse completamente l’armonia del pianeta ed i pochi sopravvissuti, che nel frattempo avevano assunto la denominazione di “uomini”, si riunirono in piccoli gruppi disseminati nelle più disparate lande del globo, senza il prezioso aiuto dei supervisori, che si erano trasformati in divinità lontane, invisibili ed intangibili, animati dalla voglia di affermare la propria superiorità sugli uomini: da quel momento si iniziò una durissima lotta per la sopravvivenza e gli uomini, in quanto esseri inferiori, rimasti senza la provvida guida dei supervisori, diedero prova della loro violenza e della loro crudeltà.

Per un lungo periodo non si ebbe alcuna notizia sulle attività umane e le prime tracce del percorso dell’umanità apparvero verso la fine del VI millennio avanti Cristo, attraverso l’analisi degli ideogrammi e dei pittogrammi incisi nelle grotte degli Urali, del Caucaso e della misteriosa Uluru, la montagna sacra degli aborigeni australiani.

La nostra ricerca, inquadrata nel tempo e nello spazio, ci porta agli inizi del V millennio avanti Cristo ed alle Grotte dei Cervi, nel territorio della Porta d’Oriente, che oggi coincide con il Basso Salento, all’epoca terra lussureggiante e misteriosa, ricca di acqua e di vita, di immense foreste con enormi alberi ad alto fusto e di un fertile sottobosco popolato da cinghiali, da cervi e da magnifici alci. Una flora ed una fauna ricca e composita, che gli dèi del luogo avevano messo a disposizione dei propri sudditi, per garantire il loro benessere.

Il consesso planetario degli dei si riuniva periodicamente nei pressi della sorgenti sulfuree, generate dal disfacimento dei corpi dei Titani, massacrati da Eracle con l’aiuto di Zeus. Ogni cento anni, una grande moltitudine di pittoresche divinità, progenie dei supervisori, dalle lande più disparate e remote della terra si recavano nel Basso Salento, dove, immersi tra gli acri effluvi giallastri delle ribollenti solfatare, discutevano sui problemi e sui destini dell’umanità.

Il risultato di ciascuna riunione delle divinità planetarie veniva fissato su ideogrammi e pittogrammi impressi sulle pareti delle principali grotte disposte lungo la costa.

Nel primo consesso del quinto millennio a.C. si decisero le sorti della tessitrice Aracne e dello Sciamano della Messapia, che furono confinati nella Grotta dei Cervi.

Aracne, giovane straordinaria tessitrice di Colofone, aveva avuto l’ardire di dichiarare di essere stata lei ad aver insegnato la nobile arte della tessitura alla dea Atena e, decisa a dimostrare la propria superiorità, aveva osato sfidarla in una gara di abilità, nella quale scelse come tema del suo lavoro gli amori degli dei; il risultato ottenuto dalla fanciulla fu così perfetto, ma anche così marcatamente dissacrante verso le astuzie usate dagli dei per raggiungere i propri fini che Atena si adirò, distruggendole in mille pezzi la tela e colpendole ripetutamente il capo con la sua spola, decisa a portarla a morte; tuttavia, ritenendo che la morte sarebbe stata, per Aracne, come una sorta di liberazione, sospese l’esecuzione e trasformò la bellissima fanciulla in un orrendo ragno peloso, costringendola a tessere, per tutta la vita, con la seta prodotta dalla bocca, per punirla in eterno per l’arroganza dimostrata nell’aver osato sfidarla.

Lo Sciamano della Messapia, da parte sua, era un uomo bellissimo ed intelligentissimo, che ebbe l’ardire di confutare i metodi e le cure del dio Asclepio, il quale si proponeva di far ottenere la guarigione dalle malattia e persino di garantire la resurrezione della morte con l’aiuto dei fedeli serpenti e del magico effetto del sangue della Medusa, la Gorgone, che aveva scambiato con il proprio con l’aiuto di Atena; per contrastare la popolarità di Asclepio, lo sciamano aveva percorso il pianeta in lungo e in largo ed appreso le tecniche delle medicine ayurvedica e tibetana, nonché quelle per la fattura dei filtri esotici e le sequenze dei riti esoterici delle Ande Peruviane, del bacino pluviale amazzonico e degli Altipiani del Kenya. Attraverso tali metodiche, lo sciamano acquisì una straordinaria fama tra le più disparate tribù della Terra, mettendo in ridicolo Asclepio, il quale, per vendetta, propose di murarlo vivo nella Grotta dei Cervi, che per millenni fu dedicata ad Orione, per far ricordare agli umani (ed alle stesse divinità) le loro origini.

Nella Grotta dei Cervi, il bellissimo sciamano fu accolto con tutti gli onori da Aracne, che gli offrì in dono un’enorme tela poligonale, che gli sarebbe servita per ripararsi dal freddo e dall’umidità della grotta; l’amorevole gesto di Aracne commosse Afrodite, che decise di consentire ad Aracne di riprendere la forma umana, al fine di permetterle di giacere nel talamo con lo sciamano. Quando Asclepio fu informato del fatto, montò su tutte le furie e giunse nella grotta, deformando orribilmente le sembianze dello sciamano e fissandolo come un pittogramma sulle pareti della grotta; inoltre, la furente divinità ridusse in mille pezzi la tela amorevolmente intessuta da Aracne e depositò i suoi apparentemente inutili stracci (zinzuli) in una grotta a sud, che per questo prese il nome di Grotta Zinzulusa.

Il pianto dirotto di Aracne indusse la dolce dea Afrodite a ridare forma umana ai due innamorati nelle sole ore notturne, durante le quali il perfido Asclepio sarebbe rimasto avvolto in un sonno profondo, per intercessione di Morfeo.

Per secoli e secoli, Aracne e lo sciamano vissero serenamente la loro profonda storia d’amore, venendo peraltro in soccorso dei pochi umani che dimostravano, con il loro comportamento, di meritare il loro aiuto; in particolare, un giorno giunse nella Grotta dei Cervi, il giovane Telemaco, che chiese aiuto ad Aracne, per poter rinviare sine die l’insidia portata dai Proci alla madre Penelope e la saggia tessitrice gli suggerì lo stratagemma della tela: Penelope avrebbe dovuto promettere ai Proci che avrebbe scelto il futuro marito al termine del lavoro di tessitura di un sudario per Laerte, padre di Ulisse; in realtà, avrebbe dovuto tessere la tela durante il giorno, mentre di notte lo avrebbe disfatto, rinviando all’infinito il momento della scelta.

Alcuni giorni dopo, guidato dalla madre Afrodite, giunse nella grotta il prode Enea con il vecchio padre Anchise, il figlioletto Ascanio (Iulo) ed i suoi fidi compagni, profondamente provati dal lunghissimo viaggio; in pochissimi giorni, lo sciamano riuscì a risolvere i loro problemi di salute, mentre Aracne risollevò l’umore del piccolo Iulo, ancora sconvolto dalla recente morte della madre Creusa, facendola apparire nella grotta e permettendo al bimbo ed al padre Enea di poterla abbracciare per un’ultima volta. Nello stesso tempo, Aracne predisse all’eroe il suo matrimonio con Lavinia, figlia del re Latino, e ad Ascanio un fulgido futuro di successi.

Passarono i secoli e nessuno mai turbò la quiete e la serenità di Aracne e dello sciamano, finché, il 1° febbraio del 1970, un gruppo di ardimentosi speleologi magliesi “profanò” la silente dimora dei due innamorati, pubblicando la notizia della scoperta dell’importante sito archeologico della Grotta dei Cervi. In realtà, solo gli speleologi del gruppo “Pasquale de Lorentiis” ed, in seguito, il grande archeologo professor Paolo Graziosi, riuscirono a capire, incontrando di notte i due abitanti della grotta, che quella loro grande scoperta archeologica era stata, in realtà, una vera e propria violazione di domicilio e per questo motivo vollero riparare all’affronto, facendo dichiarare il complesso ipogeo inaccessibile al pubblico, per l’estrema fotosensibilità dei pittogrammi.

Nessuno altro essere umano al mondo ha voluto fruire dei preziosi consigli di Aracne e dello sciamano e non a caso l’umanità si è avviata verso un’assurda, inarrestabile spirale di sangue, di violenza e di crudeltà.

 

E mentre armonici suoni di luce

S’insinuano, flettendosi sinuosi,

Nella mia logora mente,

Aracne cosparge di frammenti di rugiada

La sua geometrica trappola di seta

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