Storia

Cento anni fa la tragedia dimenticata dell’incrociatore Léon Gambetta

di Pier Francesco Liguori

L’affondamento dell’incrociatore francese «Léon Gambetta» davanti alle coste salentine il 27 aprile 1915, con i suoi 728 uomini d’equipaggio, è una delle tragedie meno conosciute della I Guerra Mondiale.

L’incrociatore Corazzato Léon Gambetta (Brest 1902 – S. Maria di Leuca 1915)
L’incrociatore Corazzato Léon Gambetta (Brest 1902 – S. Maria di Leuca 1915)

IL CONTESTO STORICO

La Triplice Alleanza che legava l’Italia agli Imperi Centrali (Austria-Ungheria e Germania) stipulata nel 1882 e più volte rinnovata, aveva carattere difensivo, così quando il 23 luglio del 1914 l’Austria inviò il suo ultimatum alla Serbia, il Governo italiano guidato da Antonio Salandra decise per la neutralità. L’entrata in guerra dell’Impero Ottomano a fianco dell’Austria, preceduta dalla caduta del neonato regno d’Albania, sostenuto dall’Italia per contrastare la Serbia sull’Adriatico, ebbe l’effetto però di rimescolare le carte. La caduta del fragile regno, infatti, esponeva il piccolo stato alle rinnovate mire dei vicini, principalmente di Grecia e Serbia.

Leonce Mauxion uno dei marinai dell’incrociatore Léon Gambetta
Mario Sandri, comandante del semaforo marittimo di Santa Maria di Leuca (da un giornale francese dell’epoca)

Salandra reagì inviando a Valona una “missione sanitaria”, sbarcata il 23 ottobre 1914, protetta da fanti di marina e da una squadra navale che rimase ad incrociare nelle acque albanesi. Lo sbarco era stato preceduto, il 21 ottobre, dall’occupazione dell’isola di Saseno, che domina l’imboccatura del porto.

Se quella della neutralità era ufficialmente la posizione dell’Italia, Sidney Sonnino, ministro degli esteri di Salandra, tramite l’ambasciatore a Londra, trattava intanto segretamente con Inghilterra, Francia e Russia. E sempre segretamente, il 26 aprile venne firmato il cosiddetto Trattato di Londra, che prevedeva che l’Italia sarebbe scesa in guerra al fianco dell’Intesa entro un mese, ed in cambio avrebbe ottenuto, in caso di vittoria, il Trentino, il Tirolo meridionale, la Venezia Giulia con gli altopiani del Carso e dell’Isonzo, una parte della Dalmazia, molte isole dell’Adriatico tra cui Saseno, Valona in Albania e il bacino carbonifero di Adalia in Turchia, oltre alla conferma della sovranità su Libia e Dodecaneso.

E’ in questo contesto che, meno di ventiquattro ore dopo la firma del trattato segreto, si consumò una delle tragedie meno conosciute del primo conflitto mondiale.

L’incrociatore Corazzato Léon Gambetta (Brest 1902 – S. Maria di Leuca 1915)
Una cartolina austriaca che ricostruisce l’affondamento dell’incrociatore Léon Gambetta

IL SILURAMENTO NELLE ACQUE DI S. MARIA DI LEUCA

Nella primavera del 1915 alcune poderose unità della squadra navale francese, gli incrociatori corazzati “Léon Gambetta” (che dava il nome alla sua classe), ”Victor Hugo”, “Jules Ferry” e “Waldeck-Rousseau”, grandi navi che dislocavano mediamente 12.500 tonnellate per circa 150 metri, armate con cannoni di grosso e medio calibro, incrociavano nelle acque dell’Adriatico meridionale per assicurane il blocco e impedire perciò ai convogli della Imperial-Regia Marina Asburgica di attraversare le acque del Canale d’Otranto.

La notte tra il 26 e il 27 aprile 1915, la “Léon Gambetta”, battezzata col nome di uno dei maggiori uomini di governo della 3ª Repubblica, aveva ricevuto l’incarico di sorvegliare il tratto di mare prospicente S. Maria di Leuca (1).

Georg Ludwig von Trapp (Zara 1880 - Stowe, USA, 1947)
Georg Ludwig von Trapp (Zara 1880 – Stowe, USA, 1947)

L’equipaggio contava 821 uomini, provenienti da tutta la Francia e dalla Corsica. Molti di loro erano però originari di Brest, in Bretagna, o delle cittadine di quell’estremo lembo del nord-ovest della Francia che prende il nome – beffa del caso –di Finistère (2). Il comandante era il Capitano di Vascello Georges Henri André, e a bordo era presente anche il Contrammiraglio Victor Baptistin Sénès che comandava la piccola squadra navale.

Poco dopo la mezzanotte, un piccolo sottomarino austriaco, l’U-5, che due giorni prima aveva lasciato Cattaro, sulla costa del Montenegro, emerse all’orizzonte e, individuata la sagoma del naviglio nemico, scese a quota periscopica e si mise in caccia. L’U-5, con soli 16 uomini di  equipaggio, tra marinai e ufficiali, era comandato dal Tenente di vascello Georg Ludwig von Trapp (3).

Quando l’U-5 fu a otto metri sotto il pelo dell’acqua, von Trapp diede l’ordine di lanciare  due siluri in rapida successione.

Il primo siluro colpì la sala macchine e le dinamo dopo aver perforato la corazza, il secondo esplose subito dietro il ponte principale. La “Léon Gambetta” si inclinò immediatamente di 15 gradi sul lato di sinistra.

I colpi avevano inferto una ferita mortale all’incrociatore: i generatori elettrici erano fuori uso e la nave era impossibilitata a lanciare l’S.O.S. e a dare l’allarme alle altre unità, la forte inclinazione impediva di calare le scialuppe per mettere in salvo l’equipaggio.

La scena era da girone dantesco: i marinai a grappoli venivano sbalzati in mare tra le urla, il fumo e le fiamme degli incendi generati dalle esplosioni. Alcuni superstiti racconteranno di aver visto il comandante von Trapp in piedi sulla torretta dell’U-5 contemplare impassibile gli effetti dell’attacco (4).

IL SALVATAGGIO DEI NAUFRAGHI

Leonce Mauxion uno dei marinai dell’incrociatore Léon Gambetta
Leonce Mauxion uno dei marinai dell’incrociatore Léon Gambetta

L’unica scialuppa rimasta a galla, con 108 naufraghi, puntò verso la terraferma e riuscì a incrociare alcuni barche di pescatori che la guidarono all’approdo di S. Maria di Leuca alle 8,30 del mattino.

Il responsabile del semaforo marittimo di Leuca, Mario Sandri, diede l’allarme e, tramite l’ufficio del telegrafo di Castrignano del Capo, fu avvisato immediatamente il comando di Brindisi. Il Comandante del Porto, Gaetano Pepe, inviò immediatamente sul luogo del disastro due torpediniere, la PN 33, comandata da Gualtieri Gorleri, e la PN 36, comandata da Enrico Viale, che a una velocità di 24 nodi raggiunsero Leuca alle 13,20 e trassero in salvo i pochi marinai ancora in vita. A Taranto invece, il Vice Ammiraglio Cerri ordinò alla 2ª Squadra del Comandante Orsini di raggiungere il luogo del disastro con viveri, coperte e medicinali.

A sera il bilancio era di 58 corpi senza vita recuperati, 137 sopravvissuti, dei quali 108 trasportati dalla scialuppa della “Léon Gambetta” e 2 tratti in salvo dalla nave “Indomito”. 533 furono considerati dispersi. Ma già il giorno dopo ci si rassegnò a una conta di 684 morti, tra cui il Comandante André, il Contrammiraglio Sénès e molti degli ufficiali che non avevano abbandonato la nave. Altri 27 naufraghi raccolti dalle due torpediniere furono subito trasferiti a Brindisi dove, racconta il Console francese, la popolazione li accolse con “vini pregiati, sigari, sigarette, una cesta di fiori con i colori francesi e italiani” e ogni onore. Lo stesso Console, raggiunta Leuca, racconta che i 58 corpi recuperati erano stati pietosamente composti dagli abitanti del luogo presso il cimitero di Castrignano ed erano stati tutti identificati, tanto che le autorità locali pensavano già di dedicare loro un monumento commemorativo (5).

04 Georg Ludwig von Trapp sulla torretta dell’U-5
Georg Ludwig von Trapp sulla torretta dell’U-5

I sopravvissuti furono quindi trasferiti a Siracusa (6) e lì ospitati temporaneamente in un campo di “internamento” provvisorio. L’Italia, ufficialmente era ancora neutrale e l’establishment di Siracusa, racconta il Console francese, era composto da numerosi tedeschi, perlopiù proprietari di grandi alberghi e “gallofobi”, tanto che si temeva una loro “intelligenza” con un sottomarino che era stato notato nelle acque siciliane (7).

Il frontone della cappella dedicata dalla città di Castrignano del Capo “Agli eroi francesi”.             della Léon Gambetta (foto Ass. Naz. Marinai d’Italia, sez. Castrignano-Leuca)
Il frontone della cappella dedicata dalla città di Castrignano del Capo “Agli eroi francesi”.
della Léon Gambetta (foto Ass. Naz. Marinai d’Italia, sez. Castrignano-Leuca)

L’Italia, poco più di un mese dopo, sarebbe entrata in guerra accanto a Francia, Inghilterra e Russia, così che i naufraghi della “Léon Gambetta” il 30 maggio poterono essere trasferiti a Malta e da lì rimpatriati.

Il dramma della “Léon Gambetta” fu in breve eclissato dall’affondamento del “Lusitania”, avvenuto nell’Atlantico solo pochi giorni dopo, il 7 maggio, sempre a opera di un U-Boot  tedesco e dalla terribile sconfitta inglese dei Dardanelli.

Dell’affondamento della “Léon Gambetta” rimane il relitto, sommerso a poche miglia dalla costa, ma soprattutto il segno della pietà degli abitanti salentini che non si risparmiarono nell’accogliere altri marinai di cui nemmeno conoscevano la lingua, ma che come loro erano nati in un posto “ai confini della terra”.

Christopher Plummer, Julie Andrews e i giovani attori che impersonavano la famiglia von             Trapp nel film “Tutti insieme appassionatamente”
Christopher Plummer, Julie Andrews e i giovani attori che impersonavano la famiglia von Trapp nel film “Tutti insieme appassionatamente”

Note:

(1) Varata il 26 ottobre 1902 nell’Arsenale di Brest, entrò in servizio nel luglio 1905. La nave dislocava 11.959 t. era lunga 146,5 m. e larga 21,4 m., con un pescaggio di 8,41 m. La propulsione era affidata a 3 motori a vapore per un totale di 28.500 hp. che consentivano una velocità massima di 22,5 nodi e un’autonomia di 6.600 miglia nautiche a 10 nodi. L’armamento era costituito da 4 cannoni da 194/40 mm (due torri binate), 16 cannoni da 165/45 mm (quattro torri singole e sei binate), 24 cannoni da 47/40 mm (impianti singoli), 2 cannoni da 37/20 mm (impianti singoli), 2 tubi lanciasiluri da 450 mm (sommersi). La corazzatura variava dai 200 mm. della torre principale e del torrione di comando, ai 150 mm. della cintura e ai 35 mm. del ponte.

(2) Così come S. Maria di Leuca è detta de finibus terrae.

(3) Georg Ludwig von Trapp nacque a Zara in Dalmazia, allora parte dell’Impero austro-ungarico, il 4 aprile 1880. Figlio di August, ufficiale della marina austriaca, Georg seguì le orme del padre ed entrò nell’accademia navale di Fiume, da dove uscì col grado di Cadetto di II classe. Dopo numerosi imbarchi, von Trapp entrò nella U-Boot Waffe dell’Imperial-Regia Marina col grado di Tenente di vascello. Il 22 aprile 1915 egli prese il comando dell’U-5, con cui, cinque giorni dopo, affondò la “Léon Gambetta”. Ad agosto fu la volta del sottomarino italiano “Nereide”, nei pressi dell’isola di Pelagosa. Alla fine del conflitto, von Trapp aveva sostenuto ben 19 scontri navali, aveva affondato 2 navi da guerra e 11 navi mercantili . Nel maggio del 1918, col grado di Capitano di corvetta, gli venne affidato il comando della base dei sottomarini alle Bocche di Cattaro. Finita la guerra, poiché nato a Zara, gli venne automaticamente concessa la nazionalità italiana. Si trasferì quindi a Salisburgo e, alla vigilia dell’annessione dell’Austria al III Reich, con la sua numerosa famiglia passò in Italia (non in Svizzera come si è raccontato) e dall’Italia emigrò negli Stati Uniti. La storia della famiglia von Trapp fu raccontata nel film austriaco “The Trapp Family”, poi in “The sound of music” prodotto a Hollywood e in un fortunato musical rappresentato ancora oggi a Brodway. In Italia il film uscì col titolo di “Tutti insieme appassionatamente”, con l’attore Christopher Plummer nei panni di von Trapp e Julie Andrews in quelli dell’istitutrice-futura seconda moglie dell’ufficiale. I cultori del Jazz ricordano la versione di John Coltrane di “My Favorite Things”, nel film cantata da Julie Andrews.

(4) Alla fine della guerra, von Trapp dichiarò invece di essersi allontanato non appena fu certo che la Léon Gambetta era stata colpita.

(5) Au cimetière j’ai trouvé les tombes de nos malheureux naufragés parfaitement distinctes alignées les unes à côté des autres surmontées d’autant de croix de bois sur chacune desquelles est inscrite un numéro correspondant à une liste qui est établie par la commune et dont j’ai demandé qu’on m’envoyât une copie. Tous les ensevelis ont été identifiés grâce aux indications fournies par les survivants : parmi ceux-ci se trouvait un corse qui a servi d’interprète (dalla relazione del Console francese a Napoli inviato a Brindisi e S.Maria di Leuca)

(6) Je soussigné, commandant du navire hôpital militaire italien König Albert [piroscafo tedesco requisito il 25 maggio nel porto dei Genova e impiegato come nave ospedale. Nel 1916 fu ribattezzato col nome di « Ferdinando Palasciano » N.d.A.], déclare que les survivants du Léon Gambetta ont été transportés en partie de Brindisi à Syracuse, le 3 mai 1915, par le vapeur Città di Messina que je commandais à cette époque : ces survivants ont été traités comme des passagers de 1re classe, parce qu’ils étaient sujets français et comme tels dignes d’une attention fraternelle. Chacun d’eux a été placé dans une cabine de 1re classe, afin qu’il puisse mieux se reposer et les repas ont été servis, par des garçons du bord, sous ma surveillance, de la façon suivante :Matin : Café – lait et biscuits. Second déjeuner : hors d’œuvre – bouillon – deux plats – fruits et fromage – pain et vin à discrétion. Dîner : hors d’œuvres, pâte cuite (réclamée par tous) trois plats – fruits et fromage – entremets – café – pain et vin à discrétion. J’ai aussi donné l’ordre de leur servir du thé et du café, entre les repas. […] Pendant la traversée – à 3 h de la nuit – nous avons été arrêtés par le navire de guerre français Casa-Blanca qui croisait dans ces eaux – et quand notre mission délicate fut connue, je reçus de chaleureux remerciements. (dalla relazione del Comandante della nave ospedale italiana König Albert, Capitano Bertolini)

(7) La présence sur les côtes est de la Sicile d’un sous-marin autrichien, signalé le 2 mai à Taormina paraît confirmée par plusieurs témoignages. L’imagination  sicilienne l’avait même vu le matin de mon arrivée dans une baie à 4 milles au Nord de Syracuse. J’ai fait patrouiller toute la journée des canots à vapeur sans qu’ils découvrent aucun indice. Cependant il est possible qu’un sous-marin ait pris comme base de ravitaillement une baie voisine de ­Syracuse. La société de cette ville est nettement gallophobe. Les propriétaires et le personnel des hôtels sont allemands, sept navires allemands y sont réfugiés, dont un chargé de pétrole est mouillé au milieu de la baie et peut très aisément faire porter dans le voisinage pendant la nuit quelques tonnes de pétrole. Il y a donc possibilité pour un sous-marin ennemi d’avoir dans les environs de cette ville un centre de renseignement et de ravitaillement. Les petits voiliers ou vapeurs partant de ce port à destination de l’entrée de l’Adriatique doivent être également particulièrement surveillés.( Henry Rodde, consul de France en Sicile).

 

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