Cultura salentina, Poesia

Qualche palora su Nicola De Donno

di Vincenzo D’Aurelio

 nicola de donno

Tanti sono i nomi dei figli illustri di Maglie ma tra essi, non è esagerato dirlo, primeggia quello del professor Nicola De Donno (Maglie, 21/3/1920 – 7/3/2004). Studioso di memorie patrie, letterato e poeta, docente prima e preside poi del Liceo “F. Capece” di Maglie, fu nel secondo Novecento protagonista indiscusso dei fermenti culturali salentini distinguendosi, in particolare, nell’ambito del componimento poetico in lingua dialettale. Donato Valli, professore di Letteratura Italiana moderna e contemporanea presso l’ateneo leccese, scrisse che Nicola De Donno, con i suoi oltre millecinquecento componimenti, fu uno dei più densi e prolifici poeti dialettali del Novecento italiano.
Laureato in Filosofia presso la “Normale” di Pisa, col grado di sottotenente del Regio Esercito, fu gravemente ferito durante il ritiro delle truppe impiegate nella disastrosa Campagna italiana in Russia (1942-43). Rinunciò alla carriera universitaria e, subito dopo la guerra, ritornò nella sua amata Maglie dove applicò tutto il suo ingegno al recupero della memoria storica (fondò a Maglie la sezione della Società di Storia Patria per la Puglia) e alla rinascita, anche letteraria, del dialetto parlato nell’area di Maglie. Fino al 1945 Nicola De Donno aveva composto poesie in italiano e purtroppo oggi, riferisce Valli, sono disperse eccetto qualcuna recuperata nella corrispondenza con un amico. In seguito alla tragica esperienza della guerra il suo stimolo a produrre poesia venne meno ma quando iniziò nuovamente a comporre, attorno al 1953, mostrò tutta la potenza della sua arte che, al contrario di prima, trovò magnifica espressione attraverso l’uso del dialetto magliese.

La scelta della lingua popolare fu il risultato di una lunga riflessione maturata nell’ambito del valore culturale che essa rappresenta e, probabilmente, anche per la volontà di mostrare una lingua capace di accordarsi in seria poesia alla stessa stregua dell’italiano. De Donno, pertanto, dissolse il pregiudizio di parlata “popolare” ed elevò il dialetto alla dignità di lingua letteraria perché capace di esprimere sapientemente le sue tensioni intellettuali e i concetti notevoli. La poesia di Nicola De Donno ruotò intorno all’insolubile problema dell’essere e alla ricerca di un senso da dare alla vita, il suo animo è stato costantemente teso a evidenziare l’ingiustizia sociale procurata alla povera gente e, perciò, nettissima è stata la sua amarezza verso l’abuso di potere  perpetrato, indistintamente, dagli uomini attraverso l’uso personalistico della politica e della religione.

In tal senso, riferendosi alla Chiesa quale centro di potere che ha dimenticato la Parola per gestirsi come “organizzazione”, la sua poesia, scrive Valli, diventa il rimpianto di ciò che poteva essere il mondo per opera di Cristo e invece non è stato. Non da meno è la sua critica nei confronti della Città dove egli vedeva, rammaricandosene, l’inscindibile connubio politica-potere saldamente ancorato all’indigenza delle classi popolari o, come lui scriveva, di quella ggente ca la cagniscia a natura. La ricerca di un cristianesimo puro e di una fede saldamente ancorata al suo speculare razionale fu la riflessione di tutta una vita durante la quale da un’iniziale visione laicissima del vivere cristiano approdò, poi, alla fede verso quel Cristo storico che, figlio di lavoratore, coll’esempio e con la parola promosse il riscatto umano dalle sofferenze e dalle ingiustizie. Come fra’ Luigi, suo figlio, aveva scelto San Francesco quale compagno di viaggio, così Nicola De Donno scoprì il suo nel Cristo, maturando una religiosità che trovava alimento nella sacralità della famiglia e nel disprezzo verso ogni forma di ingiustizia. Il 2 giugno del 1986 il Ministero della Pubblica Istruzione, quale riconoscimento ai benemeriti che si sono distinti nell’ambito della scuola, della cultura e dell’arte, gli conferì la Medaglia d’Oro.

Tra le sue tredici raccolte di poesie interamente edite si citano: Crònache e pàrabbule (1972), Mumenti e ttrumenti (1986), La guerra guerra (1987), La guerra de Utràntu (1988), Lu senzu de la vita (1992), Lu Nicola va a lla guerra (1994), Palore (1999), La mia parabola. Sonetti scelti (2004). Ha pubblicato saggi di microstoria locale, particolarmente importante è lo studio intitolato Della Carboneria a Maglie e nel Salento (1967), oltre a una raccolta di racconti dal titolo Li cunti te la nonna. Sessantacinque racconti in dialetto salentino (2000) e di proverbi dialettali come il «Dizionario dei proverbi salentini» (1995) che raccoglie oltre dodicimila voci. La sua vasta produzione poetica sarà pubblicata prossimamente in un’opera omnia.

13/04/2015

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10 pensieri riguardo “Qualche palora su Nicola De Donno”

  1. Caro Vincenzo, le tue parole sul prof. Nicola De Donno mi hanno commosso. Per me è stato un grande onore e un grande piacere averlo conosciuto, averlo sentito parlare ed essergli stato vicino nell’ambito della Società di Storia Patria per la Puglia – Sezione di Maglie. Spesso dopo le riunioni del Direttivo a casa dell’altro caro professore Claudio Micolano lo accompagnavo a casa con la mia macchina e nel breve percorso mi parlava di storia, di poesia e mi chiedeva notizie del mio paese. All’arrivo a casa, mi piaceva quando nel salutarmi, prima di uscire dalla macchina, mi batteva leggermente la mano sul braccio in segno di gratitudine. Che peccato dover perdere un uomo e una mente così geniale! Complimenti per il tuo componimento. Lucio Causo

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  2. Una volta il prof. De Donno venne a Teleonda Gallipoli, accompagnato dalla dottoressa Bozzetti, che mi aveva fatto fare lo “scoop” ( allora dirigevo i servizi culturali dell’emittente). Era molto malandato, fisicamente, a stento riuscì a salire le scale dei due piani dov’era situato lo studio televisivo. Naturalmente parlammo per circa un’ora un po’ di tutto, poi alla fine io gli feci la domanda che non si dovrebbe mai fare ad una persona anziana, ma lui era il Grande Nicola G. De Donno, (che ha scritto più di mille poesie in dialetto magliese di estremo interesse, valore e importanza): ” Professore, lei ha paura della morte?” E lui mi rispose con una domanda: “E lei?”.
    Era stato un capolavoro di finezza. La trasmissione finì così.

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  3. Il preside Nicola De Donno è stato per me un maestro e una guida preziosa per il mio ruolo di insegnante. Mi ha insegnato ad insegnare e a valutare ogni singolo allievo nella complessità del suo essere unico e irripetibile. Non potrò mai dimenticarlo perché è stato una di quelle personalità che danno lustro alla terr d’ origine e all’ umanità intera.

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