Saggio

Giuliano d’Elena: Il pensiero nelle opere (parte 2/3)

di Stefano Previtero

Giuliano d'Elena: Paesaggio
Giuliano d’Elena: Paesaggio

L’arte è mutabile ma non evolvibile

Breve saggio-conferenza edito per la prima volta nel 1989. L’autore parte dalla premessa che, se il segnalatore di presenza umana per eccellenza è il dato emotivo (perché solo all’uomo appartiene l’emozione cosciente) allora l’arte è l’espressione del più intimo moto dell’anima dell’uomo, proprio perché ne sonda il dato emotivo più profondo.Per “dato emotivo” si intende quindi tutto il vissuto dell’interno che appartiene all’uomo ed è irripetibile, contrapposto al “dato tecnico” che appartiene all’esterno, alla macchina, ed è ripetibile.

L’arte è dunque unicamente capacità di interpretazione del dato emotivo e non capacità di registrazione tecnica: ne consegue che sarà capace di comunicare solo con il linguaggio che usa nel momento in cui si è mostrata ma non sarà capace di perfezionare, progredire ed evolvere quello stesso linguaggio.

Per questo motivo l’arte ha solo la volontà di informare sulla qualità dell’uomo, non può avere la pretesa di insegnare, non avendo vocazione pedagogica o didattica, ed è talmente libertaria da essere amorale, fuori dalla logica, non giudicante né denunciante perché il suo è un mero autoriflettersi, autorappresentarsi.

La vera arte è emotiva, evocativa e comunicativa.

Ed è così allora che l’arte offre stimoli e non verità aprioristiche e oggettive e, proprio per questo motivo, è perennemente soggetta a mutamento, ad apparire diversa nella forma anche se non nella sua essenza.

Infatti esisterà sempre un “bello”, cioè un modo di esprimersi artisticamente ancora non scoperto, come quella parte dell’uomo ancora da scoprire in contatto con un rapporto inedito, con una nuova forma esterna delle cose, insomma con una “esperienza” nuova.

Ma dell’esperienza, nel senso del vissuto personale, ci sono elementi che si possono trasmettere (è trasmissibile tutto ciò che è esteriore e tecnico) e ci sono sensazioni che non si possono trasmettere (è intrasmettibile l’interiorità, quello che si è provato) e a questo concetto si collega quello di evoluzione nell’arte: nell’arte non c’è evoluzione, né l’arte potrà mai conoscerla. Come potrebbe mai far evolvere l’intraducibile interiore e l’ineffabile?

Si può parlare di evoluzione, di progresso, unicamente lì dove è possibile un deposito di esperienza trasmettibile (perché tecnica, esteriore) ma non dove dell’esperienza si prende solo la sua qualità dell’effetto provato (cioè l’interiorità partecipativa).

All’arte non apparterrà mai il concetto di evoluzione, perché l’Arte è Umanità e l’umano non si evolve perché non è confrontabile, in quanti si presenta specificatamente singolare ad ogni epoca, in un rapporto che si propone già unico e singolare con l’ambiente esterno che a sua volta si presenta cambiato. Per questo motivo si possono mettere in confronto le cose, ma non le persone.

Davanti all’interpretazione dell’arte autenticamente vissuta ognuno esprime e rappresenta l’epoca in cui gli è toccato vivere.

È dunque dimostrato che:

  1. “la presenza di autenticità provoca mancanza di evoluzione nei fatti dell’arte”, dato che in questo modo risulta impossibile ogni confronto;
  2. viceversa “l’assenza di autenticità nei fatti umani e sociali di ogni giorno provoca mancanza di evoluzione e vero progresso”.

Se per essere e dimostrarsi autentici occorre avere tutta la semplicità e l’umiltà del presentarsi all’altro così come si è, allora la società attuale è il trionfo dell’inautentico, della maschera e di tutti gli artifizi adatti allo scopo del provocare fascino e ingannevole attrazione da gestire come un potere.

In sostanza il possedere maschere e inganni mentali per dominare i più deboli e acquisire potere porta all’abitudine dell’uso dell’inautenticità espressiva mediante immagini condizionanti, porta al grande abbaglio di credere che si viva in una condizione di progresso e vera evoluzione umana.

Tuttavia si scambia il progresso umano con quello tecnico (evoluzione tecnologica) ed il semplice miglioramento della capacità organizzativa di darsi ed imporsi regole e leggi con l’evoluzione civile dell’uomo.

Ed è qui che entra in gioco la funzione dell’arte e la necessità della sua presenza come ritorno al poetico dell’uomo, al suo bisogno stimolante di chiarezza, trasparenza e semplicità, alla sua voglia di bene a tutti i costi, alla necessità di credere in rapporti costruttivi, leali ed autentici: “la società maschera, l’arte smaschera”.

Dio non è perfettissimo (ovvero la dimostrazione di quanto Dio è perfettissimo)

Testo inizialmente concepito come una via di mezzo tra rappresentazione teatrale e incontro filosofico in forma di dialogo a due voci, messo in scena il 18 novembre 1989 a Taviano, pubblicato l’anno successivo sotto forma di breve saggio in dieci punti.

La dissertazione prende avvio da semplice constatazione cosmologica: l’umanità è come se vivesse appoggiata su di un proiettile, una specie di palla di cannone lanciata nel buio infinito. La Terra infatti gira su se stessa alla velocità media di 1.000 Km l’ora e si muove intorno al Sole alla velocità di 108.000 Km orari; per di più l’intero sistema solare, con i suoi pianeti, viaggia alla velocità di 70.000 Km l’ora.

Questa infinita fuga ha avuto un’origine, il cosiddetto Big Bang, fenomeno comprovante che l’Universo ha un centro, possiede la medesima sostanza comune ed è in moto dilatativo.

Se ammettiamo questo atto di creazione iniziale (Big Bang) dobbiamo accettare altresì l’esistenza di una forza originaria che lo ha determinato, una Entità Creativa Primigenia che prende corpo e forma nella materia, si rappresenta nella sua stessa creazione e che chiamiamo Dio.

Quindi con il Big Bang Dio da Entità neutra assume una identità precisa, diventa Storia, entra nella nostra storia di uomini, sue più eccelse creature poiché dotate di coscienza, che è l’atto di libertà più grande, la proposizione più generosa che un creativo può fare alla sua creatura, l’atto d’amore più grande.

L’amore di Dio è perpetuamente creativo, è parto continuo di vita come espansione del suo immenso bisogno di offrire se stesso in mille modi e forme. Quindi non esiste un amore statico come non esiste un Dio concepito come Motore Immobile o Impassibile; Egli è coinvolto nella Storia da Lui stesso creata, secondo Giuliano D’Elena, in qualità di Regista mai distaccato, anzi, compartecipe, coinvolto interamente, cointeressato, amorevolmente implicato.

L’autore afferma che “Dio sta agli uomini come la luce sta agli oggetti”, nel senso che come la luce esiste perché ci sono degli oggetti che, assorbendo i suoi raggi, la rivelano, allo stesso modo Dio dipende dalla sua creatura (l’uomo) e si rivela in essa.

In questo senso quindi Dio, pur essendo l’Assoluta Indipendenza, dipende dalla Sua creatura.

La presunta mancata autosufficienza di Dio nei nostri confronti non può però apparire come una limitazione alla Sua assoluta perfezione ma come una conferma del Suo perfetto equilibrio di Potenza e Amore.

Ciò non significa che il Creatore sia necessariamente obbligato apportatore di utile beneficio privato ed individuale, che sia un dio fantoccio, un dio minuscolo strumento in preda ai capricci delle sue creature o, peggio ancora, un dio superman, fumettistico.

Dio è certamente dentro di noi o non è in nessun luogo, essendo ubiquità totale ma non sta nei cuori di tutti: Dio comunica col silenzio e l’interiorità e si concede a chi supera i propri confini, soprattutto interiori.

Per farlo è necessario in primo luogo accettare le leggi di cui si compone la vita stessa, riconoscere chi siamo e le condizioni da cui ci è dato partire per essere e diventare e rischiare per vedere una nuova luce, nuove dimensioni, un nuovo essere sorgere dentro di noi. Da qui proviene la necessità della presenza della sofferenza nelle caratteristiche della vita: per essere bisogna distinguersi e per distinguersi bisogna attraversare e superare con fatica e sofferenza delle prove.

Le caratteristiche che regolano ed identificano la qualità del vivere umano, non registrate da nessun ordinamento giuridico ma impresse nel cuore degli uomini da una Volontà superiore, e che sono alla base della vita interiore dell’uomo ma sfuggenti a qualsiasi legge fisica e che diventano prova dell’esistenza di Dio compongono quella che Giuliano D’Elena definisce “Legge d’amore a valore universale”.

Tali caratteristiche sono:

1)   La libertà, la coscienza e l’Amore non sono valori che si conquistano una sola volta e per sempre: vanno conquistati continuamente, dal momento che esiste una mutabilità insita in tutte le cose.

2)   Nei fatti dello spirito, bisogna perdere tempo per guadagnarlo (a differenza di quanto avviene nei fatti economici e materiali).

3)   È solo la sofferenza che, producendo sensibilità, può portare alla coscienza.

4)   Il bene si manifesta a distanza (perché ha bisogno di prove durature), il male si manifesta subito.

5)   Solo l’Umiltà apre la conoscenza profonda delle cose e delle persone.

6)   Chi ama veramente diventa contraddittoriamente padrone e servo dell’oggetto d’amore.

7)   Esiste un contrasto netto tra la realtà dell’apparenza e la verità del vissuto.

8)   La ricaduta per il nostro comportamento si paga in tempi indefiniti ma certi, o su di noi o attraverso di noi.

9)   Nessuno di noi può fare a meno degli altri, perché noi siamo esattamente ciò che gli altri memorizzano di noi.

10) L’eccezionale non è l’esistenza del male e della morte, il miracoloso è la vita e la presenza del bene.

Infine, partendo da quest’ultimo punto, l’autore analizza il concetto di esistenza e di morte sostenendo che, per guadagnarsi la dimensione della sua morte il valore ed il superamento di essa, l’uomo deve vivere intensamente nella luce degli altri, ad imitazione di Dio: deve diventare seme d’amore produttivo vincendo il proprio sterile egoismo, deve vedere l’altro come un prolungamento della propria esistenza.

Riflessioni sull’Essere riflessioni filosofico-poetiche sull’Arte, Dio e la Società

Il corposo volume, pubblicato nel 1993, comprende oltre ad aforismi e apoftegmi, concetti di relazionismo filosofico, pensieri diteologia, principi di pedagogia, confessioni personali, interventi di analisi critica sull’operato di alcuni pittori e poeti, brani tratti da presentazioni di libri o da interventi culturali in occasione di mostre o conferenze pubbliche.

Il tutto è ricavato da spontanei appunti tenuti su veri “quaderni d’arte” (specie di agende del pensiero) che accompagnavano ed accompagnano tutt’ora l’attività di ricerca estetica e la crescita interiore di Giuliano D’Elena, a testimonianza di una “confidenza con le lettere” che va dal 1970 al 1992.

Il volume contiene anche il manifesto del Normalismo nella sua prima pubblicazione e la ristampa del discorso “Dio non è Perfettissimo”.

La Fede, la Forza e la Poesia (Scritti di un’esperienza dolorosa

Miscellanea di versi e prosa pubblicata nel 1995, prima testimonianza pubblica dell’attività poetica di Giuliano D’Elena e ritorno al pensiero creativo dopo la vittoria su una intensa e sfibrante malattia che lo aveva costretto a lottare duramente per la vita.

Le parti in prosa costituiscono a volte un corredo di riflessioni a supplemento e a commentario delle poesie, altre volte approfondiscono questioni esistenziali e morali più generali: oltre a quelle citate nel titolo si affronta con estrema lucidità e compartecipazione il tema del dolore, della morte, quello di Dio e dell’amore, della poesia, del tempo, dell’essere genitori e figli, dell’educazione di questi ultimi e del sacrificio.

Vengono poi sviluppate ulteriormente le considerazioni contenute nelle opere precedenti, in particolare sulla natura di Dio e sul suo rapporto con l’uomo, sull’Umanesimo divino e sull’universalità di valori fondativi dell’umano e della civiltà tutti basati sull’Amore: la Vita (da cui si genera la libertà di essere, la speranza, il diritto all’esistenza, il dovere di cura di se stessi e degli altri), il Rispetto (da cui si genera la libertà di espressione, la fratellanza, la reciprocità di crescita, l’onestà comportamentale, la solidarietà) e la Pace (da cui si genera la giustizia, la concordia, la riappacificazione, la libertà di diventare e dilatarsi, lo sviluppo della cultura).

Sul versante poetico, oltre alla critica spietata dell’ignavia e del disimpegno (“Allo stitico d’azione”) ed alle preghiere sussurrate sulla soglia dell’insondabile (“Dìmmi, o Signore,/voglio una spiegazione:/che ne è stato del corsaro/fucilato sul ponte della nave/e gettato con una palla al piede/nell’abisso?”) appare evidente come a motivo dell’esperienza dolorosa, fisica, appena vissuta sulla propria pelle l’intero pensiero teologico-filosofico dell’autore ne sia uscito ampiamente rafforzato e vivificato (“L’elenco degli sguardi non torna./Il conto delle urla è assente./Mi manca qualcuno./L’elenco delle presenze è sbagliato./Il conto dei vivi non torna./Qualcuno si è nascosto./Dentro un angolino della sua pelle./Voglio l’elenco delle ferite,/voglio il conto dei desideri perduti./Perché la somma non torna.”).

Il Vocabolario di Dio (Teologia illuminata)

Studio teologico in due corposi tomi, edito nell’anno del Giubileo 2000, la cui stesura ha richiesto circa dieci anni di lavoro.

L’opera, di spessore monumentale, è strutturata come un vero e proprio vocabolario mediante il quale, a partire da singole parole disposte rispettando l’ordine alfabetico e che spesso rimandano l’una all’altra, viene dispiegata l’intera visione filosofica, teologica e pedagogica di Giuliano D’Elena la quale, seppur in coerenza con la fede nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana, riesce ad aggiungere, con tratto semplice ed essenziale ma con rigore esegetico, preziose chiarificazioni, inediti collegamenti (anche a figure storiche non cristiane) e, soprattutto, feroci e giustificate critiche ai poteri delle gerarchie religiose e politiche.

Insegnamento alla libertà di coscienza col quale si cerca di superare i pregiudizi di divisioni morali ed ideologiche attraverso il linguaggio universale del perdono e dell’accoglienza (si veda, ad esempio, la voce “la comunione non si nega a nessuno”)

Un’opera che, nonostante le migliaia di pagine di cui è composto si presta facilmente alla consultazione ma che, soprattutto, secondo le stesse parole dell’autore, “invita a non servirsi di Dio ma a servirlo”.

Unitamente alla pubblicazione è stato istituito un “Fondo di solidarietà Vocabolario di Dio” alimentato dai proventi del libro, allo scopo di intervenire concretamente con un aiuto finanziario a favore delle persone sofferenti e bisognose.

<<leggi la prima parte   –   >>continua

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