Saggio

Elementi di magia popolare nel mondo contadino del Salento e della Puglia. (Parte seconda)

di Gianfranco Mele

"L'attesa", acquaforte (Pasquale Urso)
“L’attesa”, acquaforte (Pasquale Urso)

Funzioni magico-oracolari delle edicole votive e dei crocevia

A partire dal medioevo si diffonde l’usanza di erigere edicole votive in prossimità dei crocicchi, usanza mutuata dai larari pagani e dai pilastri votivi in onore di varie divinità. Queste edicola hanno la duplice funzione di essere relazionate a particolari accadimenti come miracoli, guerre, epidemie, cataclismi e avvenimenti religiosi eccezionali, e di costituire luogo di “visita” non solo per voti, preghiere e suppliche, ma anche a scopo predittivo-oracolare. Anche in questa ultima accezione le edicole votive cristiane prendono il posto degli antichi monumenti dedicati alle divinità pagane.
Sia Diana (Artemide) che Ecate erano divinità protettrici delle strade e dei crocicchi: verosimilmente, per questo motivo ad entrambe era dati l’appellativo di Trivia. In loro onore venivano edificate edicole, in prossimità appunto degli incroci delle vie. Divinità lunare, Diana-Artemide illuminava di notte le strade con la luce della luna, e per questo motivo era considerata anche protettrice dei viandanti e delle “partenze”.
Greci e Romani innalzavano lungo le pubbliche strade colonne e pilastri in pietra detti Enodii , sui quali erano scolpite le teste di divinità come Mercurio, Apollo, Ercole, Diana, e che fungevano da custodi e protettori delle vie. A questi, solevano porgere sacrifici e voti prima di intraprendere viaggi. Diana fu detta anche “Enodia” e, come si è detto, insieme ad Ecate godette anche dell’appellativo di “Trivia”, “perchè né trivii e quadrivii additava all’incerto viandante la via” .
Man mano, il ruolo delle divinità pagane viene sostituito da quelle cristiane che tuttavia assolvono alle stesse funzioni.
A Sava, presso il trivio Sava-Lizzano_Torricella, esiste una edicola eretta intorno alla metà del XIX sec., dedicata al culto della locale “Madonna di Pasano” e situata nell’ambito di un itinerario devozionale che da Sava, appunto, giunge alla contrada Pasano. Tale culto si snoda da un punto di vista sia dell’itinerario del locale pellegrnaggio, che dal punto di vista della leggenda della locale Madonna, in un percorso che è stato in precedenza caratterizzato dalla massiccia presenza di culti pagani e ne costituisce un continuum. Il luogo ove sorge l’edicola era detto in antchità “La Petra Santa” ed è legato, insieme alla vicina “Cappella dello Schiavo”, ad una leggenda che vuole uno schiavo del 1600 liberato dalla pesante catena appostagli al piede dal suo tiranno, per mezzo di un miracoloso “masso caduto dal cielo ad opera della Madonna”. Il culto della Madonna e del masso sembra innestarsi esso stesso su un più antico culto legato ai monoliti sacri.
La principale caratteristica della edicola della “Madonna di Fra Sciannibuli”, collegata al “sacro itinerario” e al relativo culto (fig.3), è di essere stata meta, sin dal suo apparire e specialmente ai tempi delle guerre, dei pellegrinaggi dei soldati in partenza in cerca di protezione per il loro destino e al tempo stesso di interrogazione su di esso, come dei parenti di militari e viggiatori desiderosi sia di proteggere e pregare per il destino dei propri cari, che di conoscere notizie circa gli accadimenti sul fronte.
Questa singolare tradizione è sopravvissuta in realtà fino ai giorni nostri, tanto che anche il sottoscritto ne è stato fatto “partecipe”: quando negli anni ’80, infatti, mi accingevo a partire per la chiamata di Leva, delle anziane parenti mi raccomandarono di andare a fermarmi in contemplazione davanti alla “Cappella di Fra Sciannibuli” e rivolgere alla statua di quella Madonna una preghiera e raccomandarmi ad essa, “perchè così si fa”.
Da notare l’analogia tra la tradizione savese del recarsi verso l’Edicola prima di intraprendere la partenza militare, e quindi le funzioni di protezione e supporto della Madonna nei confronti del soldato che si appresta ad un viaggio particolarmente carico di emotività e di incognito rispetto al futuro, e quella degli “Enodii” protettori, appunto, del viaggiatore. La tradizione del recarsi presso l’Edicola della Madonna connessa alle partenze militari (ovvero per avere notizie dei parenti partiti in guerra o, da parte degli stessi soldati, come augurio/protezione/divinazione per la partenza verso il servizio di Leva o verso imprese di guerra) ha un suo corrispettivo in antiche – ma anche più recenti – tradizioni oracolari e divinatorie, a partire dagli antichi culti oracolari greci e romani, nei quali sono istituiti importanti centri di consultazione rispetto ad ogni aspetto importante e fatidico della vita individuale e sociale, tra cui le imprese di guerra, fino alla tradizione molto presente e sentita in Puglia della già citata “Santa Monica”.

Altre forme di divinazione utilizzate in ambito popolare

Oniromanzia (interpretazione dei sogni);
Piromanzia (divinazione per mezzo dei movimenti della fiamma);
Capnomanzia (leggere il futuro per mezzo dei movimenti del fumo);
Idromanzia (divinazione per mezzo dell’acqua: “comunemente buttavansi tre piccole pietre nel fondo di un vaso: se muoveansi da sé, era buon augurio”
Rabdomanzia: una delle divinazioni più importanti, fatta per mezzo della bacchetta divinatoria. Se volta a cercare le acque sotterranee era detta Idroscopia ;
Lecanomanzia : dal greco Λεκάνη (coppa, piatto, bacinella) + μαντεία (divinazione) : metodo di divinazione praticato dagli antichi Greci con un bacino di metallo in cui si versavano e si agitavano vari liquidi, per lo più acqua e olio, per trarre dalla varietà dei loro movimenti e incontri indicazioni predittive. Si tratta del metodo esplorativo che è alla base della procedura locale dell’individuazione del “fascinus” di cui si parla più avanti).

Le legature : il sangue mestruale

Uno dei legamenti più utilizzati e creduti potenti nelle locali pratiche magiche legate alla cultura contadina è quello con l’utilizzo di sangue mestruale. Per legare a sé un uomo, la donna (direttamente o sotto la guida della “masciàra”) deve offrirgli una bevanda contenente il proprio liquido mestruale. Sino a tempi recenti è sopravvissuta in loco l’usanza, molto temuta dagli uomini, di versare alcune gocce di sangue mestruale nel caffè offerto alla “vittima”. Come spiega la Gimbutas, sin dall’antichità al sangue mestruale è sata data una forte valenza magica essendo stato identificato dalle antiche popolazioni come il simbolo potente della creazione. Nel mito di Demetra , la dea compie, anteponendo ad esso formule sacre e segrete, un antico rito (prerogativa anche delle sue sacerdotesse) che consiste nello spargere sulla terra il sangue mestruale mescolato a saliva, al fine di aprire le viscere dell’Ade (mentre è alla ricerca di sua figlia Persefone). Tale rito era utilizzato dalle stesse sacerdotesse per evocare Demetra.

Levatrici, nutrici, “sfascinatrici” e mammane

Sulla scia di antiche tradizioni risalenti a divinità protettrici (insieme alle loro sacerdotesse) del parto e degli infanti, come Gea, Demetra, Artemide-Diana, Lucina e altre dee greche e romane, le masciàre locali erano esperte in rimedi atti a prevenire, proteggere o sanare le malattie degli infanti, fungevano spesso da levatrici, nutrici, e anche mammane. In una delle mie interviste condotte nel 1983 nel territorio locale nei confronti di una serie di persone legate al fenomeno del “fascinus” (guaritrici, “affascinatrici” e persone “infascinate”), incontrai una anziana donna, con reputazione di “masciàra” nel paese, che oltre ad avere “competenze” come guaritrice, era stata arrestata e aveva scontato divesi anni di prigione per aver procurato aborti clandestini. Dalla somministrazione di erbe abortive (come la Ruta) all’utilizzo dei famigerati e pericolosi “ferri da calza” per procurare aborti, queste donne si cimentavano in pratiche ormai da tempo proibite e assegnate alla stretta competenza medica.

“lu ‘nfascinu”

Ho brevemente descritto in altra occasione alcuni risultati di una ricerca da me condotta sulle tradizioni magico-popolari a Sava e in particolare sull’usanza de “lu ‘nfascinu” (una forma di “maleficio” – anche involontario – lanciato principalmente per mezzo dello sguardo). Sinteticamente, gli elementi che emergevano erano i seguenti:
 soggetti maggiormente colpiti: bambini/e e fanciulli/e
 sintomatologia: mal di testa, vomito, sonnolenza, pesantezza delle palpebre, perdita delle forze, pallore, febbre, intontimento, spossatezza, dolori diffusi.
 aggravamento dei sintomi non accompagnato da “cure” : morte
 tipologia del “male” : sortilegio, maleficio (anche e spesso involontario)
 come viene dato: sguardo, complimenti
 riti preventivi: amuleti (“cornetti” appesi al collo), immagini sacre, sacchettini appesi con una spilla agli indumenti e contenenti piombo, immagini sacre, acini di sale
 riti esplorativi (“diagnostici”): rituali relativamente complessi con utilizzo di orazioni segrete, formule, preghiere , piattino con acqua e olio ; utilizzo della lingua (segno della croce per 3 volte) sulla fronte del bambino per “saggiare” se è ammalato o meno
 rituali riparatori: formule, gesti, orazioni segrete o preghiere o segni della croce ripetuti per 3 volte. Iil rito del “piattino con acqua e olio” ha in genere una funzione esplorativa ma si protrare sino alla fase riparatoria (è in un certo senso parte integrante anche della “cura” e viene ripetuto per verificare se il soggetto è guarito)
 persone deputate a “guarire”: donne, in genere anziane, che hanno appreso la pratica per via “segreta o iniziatica (spesso tramandata di generazione in generazione a “eredi” prescelti e/o considerati predestinati, attraverso – in ogni caso – una vera e propria iniziazione).
Nella stessa occasione in cui ho anticipato alcuni dei risultati della suddetta ricerca, ho evidenziato alcuni elementi comuni tra i rituali di guarigione connessi al “fascinus” tipici della nostra cultura contadina, e elementi che rimandano al mito di Demetra – nutrice, guaritrice e protettrice degli infanti, e dispensatrice di rimedi magici.
Il rituale esplorativo con l’utilizzo di una bacinella in cui si versano gocce d’olio, è un tipico esempio di Lecanomanzia .

Altre pratiche magico-popolari

Le masciàre e le guaritrici salentine e pugliesi si occupavano di numerose altre pratiche, delle quali non opererò disamina in questa sede, ma che erano collegate al loro “sapere” esoterico: tra queste, la nota pratica della sverminazione consistente in un misto di rimedi di tipo medicamentoso e orazioni; oppure la pratiche dell’ “aggiustamento delle ossa” comune a tutta la cultura magico-popolare della penisola . Indovine, guaritrici, fattucchiere, scioglitrici o procuratrici di incantesimi, “herbarie” e mammane, queste donne conservavano per via iniziatica competenze e saperi di origine antichissima e innestati con elementi tipici della religiosità cristiana ai fini del loro “rinnovamento” e della sopravvivenza funzionale ad un’epoca che aveva tentato di rimuovere ogni residuo dei vecchi culti e delle antiche religioni.

Leggi la prima parte

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