Cultura salentina

Epopea risorgimentale italiana e dell’Europa Unita

di Lucio Causo
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Il numero 1 della rivista Sud Puglia del 1994 riporta una nota di Paul Samuelson, premio Nobel, il quale, in accordo con Franco Modigliani, anch’esso insignito del Nobel, scrive che l’Italia farebbe bene a rimanere fuori dallo Sme per non subire gli alti interessi della Bundesbank. James Galbraith, figlio dell’ambasciatore in India, premio Nobel anche quest’ultimo, docente nell’Università del Texas, il 3 giugno del 2012 ha limitato le sue dichiarazioni all’intervistatore del Messaggero affermando che l’Italia è capace di esercitare una vasta riforma tecno-finanziaria in occasione della crisi mondiale. Continue reading “Epopea risorgimentale italiana e dell’Europa Unita”

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Poesia, Poesie

Vittore Fiore il cantore della speranza

Vittorio Pagano, Vincenzo Ciardo, Vittorio Bodini e Vittore Fiore
Vittorio Pagano, Vincenzo Ciardo, Vittorio Bodini e Vittore Fiore

Ho conosciuto Vittore Fiore, ormai vecchio e malandato, a Gallipoli, dove era nato nel 1920, ma all’età di quindici anni se ne era allontanato definitivamente per tornare al paese dei suoi avi paterni, Altamura, e qui, terra del sottosviluppo culturale e intellettuale, non faticò molto per mettersi in mostra. Aveva idee e aveva carattere, il celebre padre Tommaso, autore di “ Un popolo di formiche” gli aveva dato in eredità intelligenza, fantasia e una formazione etica rigorosissima, la madre, che era gallipolina, la forza dell’attesa e il coraggio delle tempeste.

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Cultura salentina, Mitologia

La tramontana dei Santi Martiri di Otranto (il mare sa come fare)

di Lorenzo De Donno
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Grandi spruzzi, oggi, sotto al faro della Palascia,  che chiude a sud la suggestiva  Baia delle Orte, per una bella tramontana estiva  che asciuga presto il sudore della lunga camminata. La “tramontana dei Santi Martiri”, così la definivamo da ragazzi. Continue reading “La tramontana dei Santi Martiri di Otranto (il mare sa come fare)”

Personaggi, Poesia, Recensioni, Saggio

La verità di un simbolo nella poesia del Pascoli

di Giuseppe Diso

G. Diso, Giovanni Pascoli, olio su legno, cm 70x80
G. Diso, Giovanni Pascoli, olio su legno, cm 70×80

La raccolta Myricae di Giovanni Pascoli, pubblicata nel 1891, fu una silloge variabile nel numero delle liriche che dalle 22 iniziali   arrivò a comprenderne ben 156 nell’edizione definitiva del 1903.  Pascoli si ispira a temi umili, come le umili tamerici del virgiliano  “ arbusta iuvant humilesque myricae”, piccoli cespugli di campo in sintonia con quella realtà campestre da sempre vagheggiata del poeta come nucleo mitopoietico della propria  ispirazione, “dimora vitale” alla quale attingere per intrecciare i temi della vita con quelli dei campi, dei fenomeni atmosferici, della realtà quotidiana filtrata dagli apparenti  toni dimessi di un uomo lacerato dal dramma storico della morte del padre, che al padre cerca di ritornare attraverso la ricomposizione memoriale del ciclo acrono degli eterni ritorni per ricostruire, attraverso l’esorcismo di suoni-parole-simboli, la dimora vitale del nido distrutto dalla malvagità della storia e dell’uomo.

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