Opinioni, Scrittori salentini

Fuori dalle righe

Hitler ' s Mein Kampf Ref: B196_095067_1535 Date: 24.06.1998

Una trovata pubblicitaria, un espediente a sfondo politico o una proposta culturale: il caso ‘Mein Kampf’ ha fatto il botto. Da più parti si sono mosse le menti e gli intellettuali, chi in difesa e chi in attacco. Finché, tra lo sdegno generale, il direttore del quotidiano artefice di questa ‘pensata’ si è giustificato così: “Vogliamo far conoscere l’origine della più grande tragedia del Novecento condannando nella maniera più assoluta un’ideologia su cui il nostro giudizio è chiarissimo”, ha sottolineato. “Insomma, far capire dove e perché è nato il male assoluto”.

Ora, a mente ferma e a bagarre stemperata, mi rivolgo a Lei, egregio direttore: per comprendere pienamente quello che è trascorso alle nostre spalle e per discernerne il ‘bene’ dal ‘male’ è necessario possedere delle profonde basi su cui fare affidamento, delle solide impalcature antiscivolo per scongiurare ogni possibile ‘sbandata’ da parte di chi si ritrova tra le mani un testo di così complicata estrazione ‘culturale’, di contenuti così forti e di messaggi così pericolosi. In altre parole: diffondere con tanta leggerezza e senza cautela alcuna quel libro, è stata un’iniziativa di un’imprudenza senza precedenti. Nella categoria ‘lettori’, occorre tener presente coloro i quali si stanno ancora formando, che a malapena si barcamenano nelle conoscenze storico politiche e che inciampano in momenti di crescita molto confusi: i ragazzi. Molti già predisposti verso ideologie ‘rivoluzionarie’ e filo-violente, verso correnti di pensiero rischiose e preoccupanti. I fatti d’attualità ce lo raccontano, giornalmente.

Un libro è uno strumento importantissimo dal momento che smuove la mente, svela segreti, arriva nei percorsi più intimi della nostra vita. Ogni libro è un mistero, custodisce, fra le sue pagine, ciò che non conosciamo e che ci insegna a scoprire. Scegliere un libro è un passo delicato perché ci mette di fronte ad un percorso che si compirà, completamente, nell’ultima pagina. E la ‘scelta’ implica, appunto, la consapevolezza di quelli che sono i temi trattati. Il contenuto deve essere vagliato, confrontato e ponderato soprattutto in vista di chi ne sarà il fruitore.

L’acquisto poi, comporta una spesa, elemento, a volte, limitante per chi non vive una condizione economica fiduciosa. Lei, direttore, ha scelto, invece, la diffusione più avventata: quella popolare e gratuita. Una semina di facile attecchimento ma altrettanto facile insidia. Ha distribuito, gratuitamente, un testo che altro non è se non il diario della peggiore Storia che il mondo abbia vissuto, il concentrato della follia più aberrante e dello squilibrio mentale e psicologico più inumani; fonte di pagine sanguinose e percorsi di sterminio, di guerre razziali e di poteri malati. Il ‘vangelo’ dell’uomo più temuto e violento della storia mondiale. Direttore, Lei ha fatto sì che tutto questo arrivasse ovunque, sulla scrivania di chiunque, tra le mani di qualsiasi lettore, di ogni età o formazione. E, tutto ciò per ‘insegnare a capire il male assoluto’? Io, di assoluto, ci vedo solo un errore estremo. Compiuto dal rappresentante di una categoria, quella dei giornalisti, preposta alla diffusione della cultura; categoria da cui dovremmo sentirci tutelati affinché la cultura stessa, appunto, venga distribuita nella salvaguardia di chi ne usufruisce, con la massima scrupolosità e rispetto. Un giornale, altro non è che il mezzo migliore per arrivare al ‘cuore’ della gente. Lei lo sa bene.

I lettori sono il vostro pane, questo lo comprendo. E’ il vostro lavoro. Ma l’incuria e la superficialità no. Sono fuori dalla vostra etica e non sono che un lavoro fatto male. Un lavoro di basso stile e di scarsa professionalità. Resto fuori da ogni probabile interpretazione politica della sua scelta. Non ritengo essere una motivazione di privilegio. Quello che considero degno della massima attenzione e mi spaventa, invece, è pensare a come questo libro, da Lei ‘offerto in dono’ a milioni di italiani, possa ossigenare e diffondere il vento di quelle correnti che, tra i nostri ragazzi, tra i giovani e non solo, stanno, purtroppo, riprendendo quota. Il neonazismo è un coinquilino mai completamente sfrattato dal nostro tessuto sociale ed ha saputo mantenere acceso, sotto montagne di cenere e sapientemente nascosto, il fuoco della più terribile delle dottrine. Oggi, la nostra Europa ed il mondo tutto, indossano un nuovo modello di nazionalismo, di frontiera da difendere, di ‘razzismo’ velato da paura dello straniero, un razzismo legalizzato, cioè, dal timore per l’incognito. Ovunque si ergono barricate ed il nostro mare rischia di diventare la scintilla della distruzione mondiale. Ecco perché, testi come questo innescano micce, sono fomento a valanga, manuali per una fede in attesa di un nuovo Messia.

Quindi, mi creda: non è così che si spiega la Storia, non è così che la si insegna. Lasci questo compito alla scuola, agli educatori, agli esperti e smetta di sfidare i nostri squilibri e la nostra precarietà sociale. E’ un gioco avventato. Troppo. E’ una scelta infelice. Davvero. Per un omaggio ai suoi lettori scelga idee più responsabili o letture veramente educative. E poi, è quasi estate: sotto l’ombrellone si ha bisogno di sognare.

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