Saggio, Storia

2 Agosto 1916: Affondamento della corazzata “Leonardo da Vinci” nella base navale di Taranto per un atto di sabotaggio

di Lucio Causo

leodav
La corazzata italiana “Leonardo Da Vinci”

Il 2 agosto 1916, al centro del Mar Piccolo, era alla fonda, con altre corazzate italiane ed inglesi, la nuovissima nave da battaglia Leonardo da Vinci, di 23.000 tonnellate, consegnata alla Regia Marina il 17 maggio 1914. Impostata il 18 luglio 1910 presso i Cantieri Odero di Genova, era stata varata il 14 ottobre 1911.

Armata con 13 cannoni da 305/46, suddivisi in cinque torri, delle quali una al centro nave trinata, 18 cannoni da 120/50, 14 cannoni da 76/50 e 3 tubi lanciasiluri da 450 mm, aveva una velocità di 21.6 nodi ed era costata 63.6 milioni di lire. Il Comandante Sommi Picenardi, dopo una tranquilla serata passata con la moglie nella sua villa, era rientrato a bordo alle ore 22.30, ricevuto dal S.T.V. Caputi. La temperatura dell’aria si manteneva sui 26 gradi, soffiava una leggera brezzolina ed il mare era calmo. Quasi tutti i marinai dormivano, tranne alcuni ufficiali che sarebbero rientrati alle 23 e qualche altro che giocava a carte in quadrato. Quel giorno la Leonardo da Vinci, era in pieno assetto di guerra, ancorata in fondali di circa 12 metri. Poiché l’indomani si sarebbero svolte delle esercitazioni di tiro, nel pomeriggio, erano stati imbarcati diversi sacchetti di cariche e di polveri, oltre a 25 latte di benzina per i motoscafi per complessivi 500 Kg. (non litri). Alle 22.55 gli ufficiali ed i marinai svegli udirono un rombo assordante provenire dalla zona della torre cinque, sotto il ponte di corridoio. Il Comandante Sommi Picenardi, il Comandante in 2^ Ferreri ed il C.C. Gastaldi, tutti in pigiama e pantofole, si precipitarono fuori dei camerini per andare a vedere cosa stava accadendo. Accorsero anche i piantoni ed il Capitano macchinista Montefinale, che avevano sentito il frastuono. Si cominciò a vedere del fumo uscire dal boccaportello della torre cinque, ma non si udirono suonare i campanelli Stoppe avvisatori d’incendio. Poco dopo, anche chi si trovava in coperta vide uscire del fumo dall’impianto di ventilazione dei depositi di munizioni. Si diffuse un certo allarme ed il Comandante ordinò di svegliare la gente che era a bordo. Subito dopo ordinò l’allagamento dei depositi di munizioni quattro e cinque. Si distesero le manichette per aggredire e spegnere il fuoco, ma non vi erano segnali d’allarme. Soltanto dopo le 23.10 l’avvisatore d’incendio Stoppe del deposito cinque si mise a suonare. Era evidente che l’incendio si stava sviluppando da quella direzione. Qualche minuto dopo si udirono dei boati accompagnati da schianti e vibrazioni della nave. La luce venne a mancare, mentre la potente corazzata cominciava a sbandare. Alle 23.21 chi stava nella zona degli incendi capì che non c’era più nulla da fare e cercò di porsi in salvo.Marinai e sottufficiali corsero urlando verso prora. Gli ufficiali cercarono di raggiungere la coperta. Non tutti fecero in tempo perché alle 23.22 una tremenda esplosione sventrò la poppa e squarciò la coperta tra le torri poppiere. Dalle aperture che si erano create con lo scoppio, s’alzò una colonna di fuoco seguita da un terribile boato che svegliò tutti coloro che dormivano sulle navi ancorate nel Mar Piccolo. Le 25 latte di benzina e le munizioni accatastate nei depositi s’incendiarono ed esplosero anch’esse. Sott’acqua s’aprirono due grandi squarci da dove il mare incominciò ad entrare violentemente nelle stive, nei corridoi e nei piani superiori della nave, provocando allagamenti, distruzione e morte.
Rapidamente la corazzata poggiò la poppa sul fondo sottostante e s’inclinò verso sinistra. La prora si sollevò violentemente tirando le catene dell’ancora ove erano aggrappati un gran numero di marinai che avevano tentato di salvarsi. Ad un certo punto l’inclinazione a sinistra aumentò rapidamente e la nave perse di stabilità fino a rovesciarsi quasi completamente. Chi si trovava in coperta cercò scampo gettandosi in mare, altri annegarono nel tentativo di sbloccare i salvagente individuali. Molti furono scagliati in acqua dall’esplosione, mentre all’interno della nave rimasero imprigionati circa 130 uomini, tra cui una decina d’ufficiali. La catena dell’ancora non si spezzò, ma piombò nel fondo schiacciando decine di marinai che terrorizzati non abbandonarono la presa. Appena si resero conto dell’accaduto, accorsero le imbarcazioni di tutte le navi presenti in Mar Piccolo, le quali accesero i proiettori per facilitare le operazioni di soccorso. Lo spettacolo dei cadaveri mutilati, dei feriti e degli ustionati recuperati, era orribile a vedersi. Coloro che erano stati investiti dall’esplosione non ebbero scampo, quasi tutti morirono. Lo stesso Comandante Sommi Picenardi fu ripescato nudo e col corpo interamente ustionato. Senza curarsi di se stesso, si adoperò fino all’estremo delle forze per salvare i suoi uomini in acqua. Quando finalmente fu portato sulla corazzata Cavour, nessuno poteva toccarlo perché non aveva più pelle. Morì dopo due giorni tra atroci sofferenze. Dopo alcuni giorni, durante i quali furono ripescate circa 120 salme, delle quali sei ufficiali, ed i resti dilaniati di persone investite dal fuoco e dai pezzi taglienti della nave frantumata dall’esplosione, si potettero fare gli elenchi dei morti, dei feriti e dei sopravvissuti. Il personale imbarcato sulla Leonardo da Vinci era di 1195, i sopravvissuti furono 946, i morti 249. I feriti furono in tutto 75.  Dopo il disastro, la Marina affrontò la tragedia con grande senso di responsabilità. Seppelliti i morti, tutti i superstiti furono concentrati a Napoli, poiché a Taranto, per motivi di guerra, non vi erano alloggi sufficienti. Il 3 agosto, subito dopo l’affondamento, il Comandante dell’Armata Navale (Duca degli Abruzzi) conferì al Comandante della 1^ Squadra, Vice Ammiraglio Emanuele Cutinelli Rendina, l’incarico di raccogliere tutte le notizie per ricostruire il tragico evento ed individuarne le origini. L’Ammiraglio Cutinelli, dopo 11 giorni d’intenso lavoro, consegnò al suo superiore una corposa relazione. Due giorni dopo, il Duca degli Abruzzi, trasmise la relazione al Ministro della Marina (vice Ammiraglio Camillo Corsi), senza alcun commento. Il giorno 11 agosto lo stesso Ministro aveva nominato una Commissione incaricata di studiare le procedure da seguire per il recupero della Leonardo da Vinci, il cui scafo rovesciato emergeva al centro del Mar Piccolo, e possibilmente per rimetterla in servizio. Il 3 settembre, un mese dopo il disastro, fu nominata una Commissione d’inchiesta incaricata ad indagare sulle cause che avevano provocato l’affondamento della corazzata. Il 15 dicembre la Commissione approvò all’unanimità una relazione sommaria che fu subito presentata al Ministro della Marina. La Commissione affermò che la causa del disastro era stata un’azione delittuosa del nemico, ossia un atto di sabotaggio, simile a quello avvenuto a settembre dell’anno precedente, nel porto di Brindisi, che causò la perdita della corazzata Benedetto Brin. Per quanto riguarda la Commissione nominata per studiare la più conveniente forma di recupero della Leonardo da Vinci, bisogna affermare che si mise subito all’opera. La situazione della nave, inclinata di 165° sulla sinistra, cioè quasi capovolta, con tutte le sovrastrutture piantate nel fango, creava seri problemi. Il 26 ottobre 1916, la Commissione, dopo aver esaminato e studiato i diversi progetti presentati, decise per prima cosa di rendere la nave più stagna possibile, chiudendo tutte le aperture esistenti. Subito dopo si doveva alleggerire lo scafo delle sovrastrutture, delle munizioni e dei combustibili, quindi si sarebbe proceduto al massimo svuotamento dell’acqua dello scafo per portare questo a galleggiare anche se capovolto. Ogni operazione successiva sarebbe stata decisa secondo le circostanze. Il 16 novembre, il Ministro della Marina costituì un Ufficio Speciale per il recupero della corazzata, con a capo il Generale del Genio Navale Ferrari. Il Capo dei palombari Cap. del Genio Navale Armando Andri, fu nominato direttore dei lavori di recupero nella base di Taranto. A questo bravo ufficiale andarono molti meriti per il recupero della Leonardo da Vinci. Il 15 settembre 1919 la nave fu staccata dal fondo mediante la completa espulsione dell’acqua. Lentamente venne a galla e due giorni dopo, trainata da quattro rimorchiatori, fu portata verso il bacino, dove entrò il 18 settembre. Finalmente il 6 ottobre la corazzata fu completamente a secco e dopo aver sigillato accuratamente tutte le chiusure si cominciò a predisporla per il raddrizzamento. Questa operazione richiese ben quattordici mesi, alla fine, il 22 gennaio 1921, la Leonardo da Vinci fu fatta uscire dal bacino e poi rimorchiata in mare per il pompaggio dell’acqua nei locali del lato sinistro, appositamente predisposti, per capovolgere la nave e metterla nuovamente in linea di galleggiamento. Così il 24 gennaio 1921 fu eseguito il primo raddrizzamento di una nave di grandi dimensioni capovolta. Fu un evento storico. Sul ponte di coperta apparve la scritta “ogni torto si dirizza” dipinta dagli operai mentre la nave stava in bacino. La Leonardo da Vinci, non fu mai ripristinata e messa nuovamente in servizio. Dopo alterne vicende, il 12 marzo 1923, il Comitato degli Ammiragli, decise per la definitiva rinuncia a ripristinare la corazzata e con Regio Decreto del 26 marzo 1923 fu radiata dal Quadro del Regio Naviglio. La nave fu poi venduta all’asta per £. 3.950.000 e demolita a Taranto.

Annunci

Un pensiero riguardo “2 Agosto 1916: Affondamento della corazzata “Leonardo da Vinci” nella base navale di Taranto per un atto di sabotaggio”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...