Poesie, Scrittori salentini

Amore

di Maria Cezza

Childe Hassam - 'Couch on the Porch', Cos Cob (1914)
Childe Hassam – ‘Couch on the Porch’, Cos Cob (1914)

E forse non è come il tuo

il mio amore?

Non ha la stessa pena

a corrugarlo,

non ha la stessa speranza?

Non ha forse il mio amore

uguale desiderio

di stare tra le dita,

di condividere lo sguardo?

Non si ferma alla finestra?

Non ha il sorriso

sul corpo quando abbraccia,

e rigidità,

quando si spaventa?

Non ha paura

di scommettere

rischiare

perdere.

Non è degno

come il tuo

il mio amore?

Non ha le medesime parole

a inebetirlo,

e la stessa sacralità

quando si confessa?

Non è incerto come il tuo,

e moribondo,

quando gli si mente.

E giallo

quando ha una conferma.

Non è sessuale?

Non è ugualmente tenero

prima del sonno?

Dunque non somiglia al tuo

il mio amore?

Non soffre

non impreca

non s’acquieta;

non si dona?

Non si offre

incauto

alla tempesta?.

Dove è diverso?

Che nome dai

al tuo stesso amore.

<< Amore. >>

Annunci

2 pensieri riguardo “Amore”

  1. Nel mio piccolo, è quello che ho pensato anch’io, quando ho letto e poi proposto AMORE alla redazione. In basso alcuni miei miseri scarabocchi omaggio alla smisurata poeta russa.

    LA TRAVE DELL’ISBA (AD ELABUGA)

    -per Marina Cvetaeva-

    ( s’inabissa l’audacia dell’altezza
    tra sordi contadini
    e sorda la terra scossa dalle vanghe
    la lingua sbatte muta nel palato,
    come l’amore, ad Elabuga.
    Troppo tardi per far tardi sotto l’eco
    d‘incatramati canti
    ed ogni altro insudiciarsi delle stagioni
    Marina è l’agnello che pascola nel precipizio
    chiusa l’imposta che dava alla sorgente
    senza più scarponi chiodati
    per scalare il vuoto.
    Sola nell’indifferenza dell’isba
    ammutolita s’affretta all’addio
    alla stretta vetta di una corda impietrita
    che dalla trave già avvita il congedo
    senza lo sputo di una lacrima o un pianto.
    O è questo un modo, un lasciapassare
    per scavalcare più in alto, in cima
    ai ghiacciai di una gioia straniera?)

    2013

    Nota:
    Da poco giunta col figlio ad Elabuga, dove aveva trovato una triste
    sistemazione presso una coppia di contadini del luogo,Marina Cvetaeva
    si impiccò ad una trave mentre era sola nell’isba, il 31 agosto del 1941.
    In “Tentativo di stanza” scrisse: “scaleremo il vuoto / con scarponi chiodati”.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...