Racconti, Scrittori salentini

Io da qui non mi muovo!

Ghetonìa (Il vicinato) 2012 rame 95 x 108; carta ficus carica; acquaforte, m. zucchero, acquatinta, puntasecca; XI esemplari
Ghetonìa (Il vicinato) 2012 rame 95 x 108; carta ficus carica; acquaforte, m. zucchero, acquatinta, puntasecca; XI esemplari
C’era una volta – correva l’anno 1966 – una bella bimba dai lunghi codini e dal faccino tanto dolce, quanto sempre imbronciato. Aveva 4 anni e il suo nome era Ullina. Dovunque si muovesse, tutto, intorno a lei, magicamente acquisiva colori vividi e lucenti: persino l’erba avvilita e le foglie rinsecchite dell’autunno parevano riacquistare nuova vita.
Tutto il mondo intorno a Ullina si illuminava, ma lei restava sempre triste e solitaria.

Anche nella splendida foto che i nonni le avevano scattato sul molo del porto di Otranto pochi giorni prima del quarto compleanno, il faccino di Ullina appariva tanto bello quanto scuro e imbronciato.
Ullina faceva parte di una numerosa nidiata di fratelli, guidata dalla sorella maggiore, Ullalla, anche lei dall’aspetto molto dolce, alla quale spettava il compito di sorvegliare in estate i fratelli più piccoli; ma quando Ullalla, ancora giovanissima, cominciò a voler uscire con il moroso, portandosi dietro la nutrita carovana dei fratellini, vennero i problemi con Ullina, che ogni volta, corrucciato il visino, cominciava a protestare di essersi stancata di doversi recare sempre nello stesso posto, verso le insenature della Grotta Monaca.
Sempre più contrariata, un bel giorno, a metà percorso, decise addirittura di ammutinarsi; seduta, come inchiodata, su un muricciolo, con le braccia conserte e le gambe accavallate, pronunciò la storica frase: “Io da qui non mi muovo!”.
Invano Ullalla e gli altri fratelli tentarono di farla desistere da quella decisione: dura come una roccia, Ullina restò immobile sul posto, anche quando, alcuni minuti dopo, venne giù un potentissimo acquazzone.
Come in tutti i temporali estivi, la pioggia, pur violenta, durò pochi minuti e lasciò il posto ad un bellissimo arcobaleno.
Ullina lo guardò a lungo ammirata e spiegò poi a Ullalla e ai suoi fratelli il significato che personalmente attribuiva ai 7 colori dell’arcobaleno:
“Il rosso è il colore dell’amore e il mio amore sarà pieno di slanci e di tenerezza, romantico e passionale, vitale e premuroso, sia come nei confronti del mio uomo che dei miei figli. Questo è quello che pretendo ed io da qui non mi muovo!”.
“Il giallo è il colore dell’illuminazione, della ricerca del cambiamento e del nuovo. La mia vita sarà segnata dalla voglia di viaggiare e di acquisire sempre nuove esperienze. Questo è ciò che voglio ed io da qui non mi muovo!”.
“L’arancione è il colore dell’ottimismo, della sincerità e dell’umanità e perciò la mia vita sarà segnata dalla ricerca della serenità anche attraverso l’altruismo e la solidarietà, perché solo aiutare chi ha meno di noi ci potrà far sentire degni di esistere. Questo è ciò che provo ed io da qui non mi muovo!”.
“Il verde è il colore della vegetazione, della natura, dell’ambiente e della vita stessa; per questo motivo, la mia esistenza sarà votata all’amore per la vita all’aria aperta, oltre a dedicarmi anche ad insegnare l’amore per l’ambiente ai bambini. Questo è ciò che sento ed io da qui non mi muovo! ”.
“Il blu è il colore della tenerezza e del romanticismo, ma anche della profondità del mare e del cielo; perciò, quando mi sarà possibile verrò sempre in riva al mare, perché il mare mi aiuterà a riflettere, a guardarmi dentro e ad acquisire serenità e fiducia interiore. Il mare e il cielo sono due entità indissolubili, che ci fanno capire quanto minuscoli siano gli uomini rispetto alla vastità dell’universo. Questo è ciò che credo ed io da qui non mi muovo!”.
“L’indaco è il colore dell’analisi critica della realtà che ci circonda e dell’appagamento interiore che l’insipienza e la superficialità del mondo esteriore nega agli esseri umani; perciò nel futuro cercherò di non essere mai superficiale. Questo è ciò che avverto ed io da qui non mi muovo!”.
“Il violetto è il colore dell’arte, della fantasia, del sogno, ma anche della prudenza, della saggezza e dell’umiltà. Credo che questo sia il colore che si avvicina al mio modo di essere,  che è caratterizzato da tendenze opposte e spesso inconciliabili, ma che cercherò di portare avanti contro tutto e contro tutti.Questo è ciò che voglio ed io da qui non mi muovo!”.
“E in fondo, che cosa voglio io se non una vita simile a quella che vivono i miei genitori, in un atmosfera di serenità, di pace e d’amore? Questo è ciò che desidero ed io da qui non mi muovo!”.
Passarono gli anni.
Trascorse un intero mezzo secolo.
Era un uggioso pomeriggio di febbraio del 2016 e, senza più i deliziosi codini di un tempo, la ancora tanto dolce, quanto sempre imbronciata Ullina si trovò a ripercorrere, tanti anni dopo, la stradina che porta verso la Grotta Monaca. Lentamente il cielo si annuvolò e verso il tramonto cominciò a piovigginare, ma Ullina continuò imperterrita a camminare; ad un tratto, però, si arrestò all’improvviso perché, come emerso dalle acque, comparve un arcobaleno all’orizzonte, lontano lontano, lungo le aguzze vette dell’Epiro, che indusse Ullina a rivedere, come alla moviola, tutta la sua vita. Il pensiero di Ullina fu proiettato così a quel giorno di tanti anni prima, quando, descrivendo l’arcobaleno, aveva fissato i valori e dettato i principi della sua vita futura.
Le conclusioni alle quali giunse non so dirvele: non sono in grado di leggere nel pensiero e men che meno nell’animo umano.
So soltanto che si accorse di trovarsi incredibilmente proprio nei pressi di quel muricciolo sul quale si era fermata 50 anni prima e, allora, ritrovato il buonumore, vi si volle sedere e, incrociate le braccia e accavallate le gambe, sorridendo disse: “Io da qui non mi muovo!”.

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