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La taranta consolatrice

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Ha salvato ‘La Notte’ dell’estate salentina, la più attesa. Ci è riuscita: Carmen Consoli ha trovato la chiave interpretativa per far sì che il Concertone non fosse cancellato nel giorno del lutto nazionale: “Questa musica parla dei dolori più profondi. Ti dà una chiave di guarigione (…) Non è una festa – ha ribadito – non lo è mai stata” Ed ha aggiunto: “Se la Notte della Taranta deve fermarsi, allora devono farlo anche medici, ingegneri e muratori: il nostro non è un lavoro di serie ‘b’, non ci sto”.

Dunque: era sabato sera, solo poche ore dall’ecatombe che ha fermato il tempo. Il dolore per il dramma che ha tolto il fiato al centro Italia ha appena iniziato a battere, ha appena preso coscienza di ciò che gli toccherà vivere. La musica, si sa, è la cura per eccellenza, è l’antidoto a molti disagi. Ma, a soli tre giorni dalla ‘bomba’ che ha disintegrato il cuore geografico dell’Italia, annullando centinaia di vite, mi è sembrato un po’ prematuro voler ‘curare’ arbitrariamente quella povera gente, la cui attenzione, e mi pare ovvio, era rivolta a tutt’altro che non fosse uno spettacolo da cui ricevere sollievo. L’espediente pietoso del concerto terapeutico, quindi, è parso spinto solo a giustificare la volontà di non mandare a monte una gran serata, una grossa opportunità ed una vetrina dagli echi incalcolabili.

La Pizzica ha curato molti mali, ma ben diversi, allargarsi sull’argomento, e con poca cognizione a riguardo, mi torna un tantino mirato a farsi, solo, ragione. La giornata di lutto nazionale era stata indetta in segno di rispetto verso le vittime del terremoto ed i loro cari, e, in ossequio a questo, molte programmazioni, nazionali o meno, sono saltate. Comprendo la necessità di portare a giusta conclusione un percorso di lavoro durato mesi ed organizzato da Regione, Provincia e vari Comuni della Grecìa. Argomentare uscendo fuori tema, però, non è la strada migliore. Le maratone di beneficenza, si sa, lasciano ai dubbi larghissime ombre e alla sfiducia grandissimi margini. E’ per questo che, l’insistenza goffamente mascherata da generosità commovente, ha reso scarsa credibilità. Anzi. Ostinarsi a trasformare la serata da ‘festa’ a ‘rianimazione collettiva’, mi è sembrato, persino, un po’ ridicolo.

La nostra è sempre stata una vera festa, bella, grande ed invidiata. Una delle più belle feste del Salento, assegnata alle ultime notti di agosto come conclusione raggiante delle nostre estati. Un tripudio di emozioni, di gente, di musica anche improvvisata agli angoli delle strade, da musicisti nostrani o da giovani stranieri, immersi in una danza tutta da imparare: uno spazio da non deludere. Perciò non sarebbe stato corretto, comunque, annullarla. Anche solo per l’immensa portata di lavoro di tantissima gente. Ma per comprendere questo non era necessario inventarsi un pentagramma in camice bianco. Non ci ha creduto nessuno. Una montatura fin troppo stucchevole. E non ha convinto nemmeno la ‘tirata’ dei musicisti bistrattati, definiti ‘lavoratori di serie ‘b’: essere un musicista è un mestiere rispettabilissimo e merita la stessa considerazione di qualsiasi altro. Non c’è ombra di dubbio.

Ma chiedere che si fermassero categorie quali medici, ingegneri o muratori solo per solidarietà all’annullamento di una kermesse musicale, mi pare un’arrampicata su specchi accecanti. Sì. Il mondo dello spettacolo è inserito in una categoria che non ha, davvero nulla a che vedere con le altre sopracitate, cui aggiungerei farmacisti, insegnanti, elettricisti etc, etc. Sono categorie il cui lavoro garantisce, anche durante un lutto nazionale, il corretto svolgimento della vita. Categorie di ‘sostentamento’ necessario, le chiamerei. Ricordiamo che, nella stessa giornata di sabato, molti palinsesti hanno modificato le loro programmazioni senza che nessuno si sentisse ‘maltrattato’ nell’esercizio del proprio mestiere o considerasse sminuita l’importanza dello stesso. Insomma, siamo di fronte ad una caduta di ‘finesse’ sicuramente mal calcolata o mal gestita, uno scivolone che si sarebbe potuto evitare con intelligenza e buon senso. E lo spettacolo sarebbe potuto andare avanti lo stesso, semplicemente come ‘maratona raccolta fondi’ (e, così è stato).

Tutto questo perché? Per farsi ragione di un annullamento ingiusto e rischioso per i propri interessi? Che fosse ingiusto lo sapevamo tutti. Melpignano vive dei sacrifici e dell’impegno di moltissime persone in quella notte: nessuno le avrebbe voluto togliere la giusta ricompensa. Siamo eredi di una storia che ha visto crescere l’economia di un paese anche sulle note di una musica che sta facendo il giro del mondo. Ci sta molto a cuore salvaguardare la buona riuscita di quegli sforzi, molto più di quanto lei possa credere, Maestra Consoli. Come non si è mai pensato di svilire il suo lavoro: siamo perfettamente capaci di porlo alle adeguate altezze. Nella sua orchestra poi, lavorano, da moltissimi anni, i figli di coloro i quali hanno visto nascere la pizzica nei campi, sotto il pianto della miseria e tra le foglie fumate dal sole. E la loro umiltà nel portare alla ribalta la popolarità più schietta della nostra tradizione musicale ci ha, sempre, stretti in un affettuoso orgoglio. Veniamo dalla terra e nessun lavoro vale meno di altri. Le mani son sacre sia che affondino tra le radici sia che sfiorino le corde di un’arpa. Non volevamo offenderla. Mi creda. C’erano altre intenzioni e altri timori.

Cercavamo, forse, di muoverci piano, di abbassare i toni e lasciar riposare la disperazione in una notte di freddo e paura, di vuoto e di attese mute. Non volevamo fare troppo rumore in quella terra in cui un boato terrificante aveva, da pochissime ore, cancellato la vita e, nella quale, il tempo per la musica, tutta la musica del mondo avrebbe, solo, aspettato il suo tempo, nel giusto silenzio che lava le anime e sa asciugare ogni pianto.

 

1 pensiero su “La taranta consolatrice”

  1. A volte il silenzio è doveroso ma bisogna distinguerlo dal silenzio ozioso, quello che vuole farsi sentire e vedere, un silenzio esibizionista, direi. In questo caso il silenzio non sarebbe stato di alcun aiuto per le zone colpite dal terremoto. L’evento è diventato lodevolmente occasione di solidarietà e i primi numeri confermano questa lettura http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/cronaca/16_agosto_30/notte-taranta-cifre-capogiromanera-una-gara-solidarieta-9641b46a-6e80-11e6-a6d4-6c8a8833d031.shtml
    Non rilevo alcuna inopportunità nella frase di Consoli, ma anche questo è una questione di sensibilità personale.

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