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Musica Musica

Per trovare l’origine della musica dobbiamo volare col nostro pensiero lontano nel tempo fino ai primordi della civiltà, fin quando ancora l’uomo non c’era sulla terra ma già suoni fantastici riempivano l’aria, la terra  e il mare. Quelli del mare, del fondo del mare, erano suoni ovattati, caldi, invitanti, veloci  ed avvolgenti. Fuori dalle masse oceaniche, sulla terra ferma e nell’aria, il vento, gli alberi, gli uccelli e persino gli insetti, cantavano le loro prime sinfonie e già esistevano bravissimi solisti che si esibivano gonfiando i loro petti ricoperti di piume e cantavano canzoni d’amore mentre battevano freneticamente le ali  per conquistarsi un posto nel cuore della loro  compagna. Gli uccelli emettevano suoni gutturali e mostravano la loro livrea  nuziale e tutto intorno c’era la voce della natura che riempiva gli spazi e il tempo di timbri diversi e tonalità varie e sublimi.

L’uomo già c’era allora, ma era mascherato da scimmia e dalla sua gola, dalle sue rudimentali corde vocali, non uscivano parole, non  canti melodiosi, ma solo suoni profondi, suoni di spavento, di pianto, di collera  e di commozione.

Ma il suo cervello cresceva e anche la sua memoria cresceva e poteva incamerare suoni e versi di animali e di piante. E mentre nei suoi emisferi si andava sviluppandosi il centro di Broca che gli avrebbe regalato la parola e quindi la capacità di dialogare con i suoi simili, il suo spirito d’osservazione lo portava  ad imitare il suono degli uccelli o degli altri animali che voleva attirare nelle sue trappole, e così facendo, senza rendersene conto, gradualmente, cominciò a cantare!

Poi, mentre   i primi utensili arricchivano le sue capacità d’adattamento all’ambiente, cominciò  a battere, a sfregare le pietre, i rami e i bastoni gli uni  contro gli altri  in modo ritmato, frenetico, già inconsciamente musicale  e furono i suoi primi concerti, le prime  melodie levate in coro in alto, verso i cieli maestosi  in cerca di speranza, forse la prima scintilla di un anelito a Dio cui inconsciamente volgevano ignari le loro primitive preghiere.

E mentre  il tempo passava, l’uomo faceva sempre  nuove scoperte e mentre progrediva nella caccia e nella pesca, contendendo le prede più ambite agli altri animali predatori, un germe diverso cresceva nella sua scatola cranica e questa accresceva di molto la sua capacità contenitiva  perché il suo cervello doveva  aumentare  ponderalmente   sempre di più se voleva sviluppare zone specializzate ed uniche della sua specie. Una l’abbiamo già incontrata, l’area di Broca  inerente il linguaggio, l’altra era  la zona che gli avrebbe consentito  l’opposizione del pollice alle altre dita.   Così l’uomo poté  afferrare  gli oggetti, forgiarli, plasmarli e, quando cominciò a portarsi alla bocca delle grosse conchiglie o le corna degli animali uccisi o pezzi di canna  e cominciò a soffiarci dentro, i primi strumenti a FIATO furono  ormai un dato acquisito. Nacque  la melodia insomma che avrebbe perfezionata nel corso degli anni, di centinaia di anni, quando egli cominciò a costruire  questi strumenti rudimentali con l’accostamento di canne di lunghezza diversa, per esempio,  che portò al primo flauto o con la lavorazione dei metalli che gli avrebbe consentito di forgiare le prime trombe. Intanto i suoi archi da caccia   si arricchirono di nuove corde e nacque  la prima arpa ed i  tronchi cavi dei vecchi alberi abbattuti, furono  i primi strumenti d’accompagnamento, le prime percussioni. Occorsero  millenni all’uomo per percorrere le tappe che io ho tratteggiato in queste brevi righe ma, alla fine di questo processo preparatorio, egli fu  ormai in grado di accostare, sostituire o sommare la propria voce a quella di altri strumenti a fiato, accompagnare queste melodie con i primi rudimentali tamburi,  ma soprattutto prese  coscienza di aver creato la musica tanto che cominciò a usarla nelle cerimonie religiose o propiziatorie, fra danze e sacrifici più o meno cruenti.

In Egitto, in Mesopotamia, nel mondo ebraico come in India e in Cina, spuntarono vari strumenti musicali  molto imparentati tra di loro anche se avevano nomi diversi. Arpe, flauti, cimbali, timpani, campane, liuti comparvero in tutte le civiltà  così come le scale foniche che a volte, come in Cina, assunsero particolari significati. In questo paese infatti fu adottata una scala pentafonica, composta da cinque suoni come i nostri -fa-sol-la-do-re- e  corrispondenti all’imperatore, ai ministri, al popolo, ai servizi pubblici e ai prodotti del lavoro. Uno strumento peculiare della Cina è il KING, formato da pietre sonore che venivano percosse da un martello. Invece tipici strumenti indiani sono: la VINA, strumento a corde formato da zucche vuote, la RAVANASTRA, il SARANGI e il SITAR, precursori del nostro violino. Nell’antica Grecia si usavano la LIRA formata da un guscio di testuggine e l’AULOS, una sorta di flauto a doppia canna. I Romani ebbero il merito e la capacità di assimilare i suoni e gli strumenti musicali dei popoli che conquistavano e li usavano anche per allietare i sontuosi festini dei ricchi ma, durante il combattimento, usavano la TUBA e la BUCCINA, una sorta di tromba ottenuta da una conchiglia tortile.

Fu il medioevo però ad introdurre, ad opera di un papa, i CANTI GREGORIANI che, per oltre un millennio, costituirono l’unica espressione musicale degna di rilievo finché i trovatori in Francia ed i Minnesauger in Germania  non cominciarono ad allietare le corti con melodie celebranti l’AMOR CORTESE. Ma è in Italia che il canto raggiunse una delle sue espressioni più alte con le LAUDA, canzoni popolari di ispirazione religiosa e  creò le prime forme polifoniche     profane quali i MADRIGALI, la CACCIA, la BALLATA. In particolare in Italia ,in opposizione a quella più intellettuale francese, l’ARS NOVA assunse le caratteristiche popolari del DOLCE STIL NOVO, emergendo per semplicità,  arguzia, freschezza.

Bisogna arrivare all’ottocento, per ascoltare la SINFONIA,  che si espresse  in forme sempre più elaborate avvalendosi dei progressi e delle possibilità espressive sviluppatesi nei secoli precedenti. Al romantico    Beethoven si aggiunsero Brahms, Bruckner, Mahler o Chopin, Liszt, Paganini, per citarne solo alcuni mentre in Italia nascevano il melodramma, e la musica operistica con Rossini, Bellini, Puccini, Donizzetti, Verdi.

Alla fine del secolo giganteggia la figura di Wagner che sconvolse tutti i canoni in vigore in quegli anni,ma al chiasso wagneriano col novecento si contrapporrà una musica ancora una volta innovativa come quella di Debussy , Stravinsky, Bartok  o Ravel. A questa musica “colta” se ne aggiungeranno molte  altre come la musica da film, la musica Pop, il Rock  ma soprattutto il Jazz che con il Blues ha forti dosi d’improvvisazione e che deriva da canti popolari degli africani giunti in occidente come schiavi. Luis Armostrong ne è un esempio noto in tutto il mondo, che presto sarà pervaso da molti altri tipi musicali come  la musica elettronica e similari. Nel mondo globalizzato di oggi, non abbiamo che da scegliere ricordandoci che la musica è davvero un linguaggio universale.

 

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