Storia

Pio X e l’enciclica “Pascendi dominici gregis”

Pascendi Dominici Gregis

Per una curiosa  assonanza dei nomi, a chi lo definiva  papa santo, egli rispondeva umilmente “papa Sarto” non Santo, poiché il suo nome  di nascita era effettivamente  Giuseppe Melchiorre Sarto e curiosamente  sarta era invece sua madre, essendo il secondo di  dieci figli di una famiglia modesta di Riese ove egli nacque il 2 Giugno del 1835. Stiamo parlando naturalmente di Pio X, un papa buono ( 1903 1914)  che non disdegnava di parlare coi poveri e che predicava la carità e la misericordia, ma anche un ferreo conservatore che fece del suo apostolato un’arma  terribile contro  il modernismo da lui definito “sintesi di tutte le eresie”.

Egli divenne papa nel 1903, quando già cominciava a sgretolarsi quel movimento positivista che aveva pervaso l’Europa di un forte ottimismo e fiducia nelle capacità deterministiche dell’umanità. La meccanica classica  di stampo newtoniano e galileiano cominciava  a vacillare  sotto le nuove scoperte scientifiche che sarebbero sfociate  nella meccanica quantistica e nella relatività di Einstein, ma il razionalismo illuminista continuava a serpeggiare nelle menti inquiete degli intellettuali europei e anche nell’ambito della stessa Chiesa cattolica dove erano in molti ad invocare una riforma della Chiesa ancora legata  ad una visione dottrinale di stampo medievale.

Gli intellettuali europei dalla Francia all’Italia, dalla Germania all’Inghilterra, auspicavano una Chiesa al passo coi tempi e con le conquiste scientifiche che avevano caratterizzato la seconda metà dell’ottocento. Il modernismo non si configurava come  una corporazione, una setta, un partito, ma era generalmente diffuso tra le menti più aperte di laici e credenti che si chiedevano perché la Chiesa non si adeguasse alle nuove conquiste scientifiche e s’incaponisse  nel predicare la genesi biblica e altre astrusità del genere, in netto contrasto con le teorie evoluzionistiche di Darwin.

Ma Pio X era ossessionato  dal modernismo, temendo che, apportando anche una piccola riforma all’esegesi biblica, avrebbe fatto crollare quella che era l’ossatura stessa  della Chiesa, della storia della cristianità. Negare la storia della mela, del serpente che parla, del peccato originale, avrebbe fatto perdere credibilità al sacrificio di Cristo, con tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate. Pio X si arroccò nella difesa di una filosofia di stampo tomista e neotomista bocciando a priori un metodo d’indagine  storica critico-razionalista più adeguato ai tempi.  A combattere questa ventata di modernismo  egli dedicò tutta la sua vita a partire dall’enciclica “Pascendi Dominici Gregis” che redasse l’otto Settembre del 1907.

In essa si attaccavano con inaudita durezza, il soggettivismo, l’agnosticismo, il relativismo e ogni teoria che avesse negato il dogma e l’autorità ecclesiastica. Si bocciava il metodo filologico-storico se applicato ai sacri testi, si raccomandava lo studio della “Scolastica” di san Tommaso con un’attenta selezione dei docenti. Insomma un ritorno al medioevo in piena regola.

L’enciclica era stata infatti preceduta dal decreto “Lamentabili Sane Exitu” (con deplorevoli frutti) a cui fece seguito il  “Sodalitium Pianum”, una rete di informatori che indagava su teologi e docenti sospettati di modernismo. A questa congrega di censori apparteneva anche il cardinale Pacelli, futuro papa Pio XII mentre a rendere perfettamente  operative tali disposizioni, ci pensò, anche con l’aiuto finanziario del pontefice, Umberto Benigni, sacerdote e docente di storia.

Tanto rigore si rese necessario dal punto di vista del papa,  perché un forte desiderio di rivisitazione  filosofica della teologia cattolica, si era  fatta strada anche negli ambienti ecclesiastici, molti dei quali furono riportati  allo stato laicale, gli altri costretti al “giuramento della fede” introdotto sempre  da Pio X il 1° Settembre del 1910 obbligatoriamente  per tutti i membri del clero. E fu sempre su sua iniziativa che prese il via  il “Codice di diritto canonico”promulgato, dopo la sua morte nel 1917  e a compilare  il catechismo che porta il suo nome e redatto in modo che anche gli analfabeti potessero impararlo a memoria.

L’enciclica Pascendi Dominici Gregis, era stata  preceduta, come abbiamo visto, dal decreto “Lamentabili Sane Exitu” redatto dal  Santo Uffizio e conteneva una lista di 65 proposizioni estratte dalle pubblicazioni di alcuni intellettuali modernisti

i quali trasgrediscano i limiti stabiliti dai Padri della Santa Chiesa stessa, sotto le apparenze di una più alta intelligenza e con il nome di considerazione storica, cercano tale un progresso dei dogmi che, in realtà è la corruzione dei medesimi. Si aggiunga di più, e ciò è acconcissimo a confonder le menti, il menar che essi fanno una vita operosissima, un’assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi, e, il più sovente, la fama di una condotta austera…”

Incredibilmente si condannava anche la buona condotta di tali liberi pensatori sulla stessa falsa riga giù tracciata nel 1864 da Papa Pio IX con l’enciclica “Quanta cura”contenente il Sillabo degli errori moderni. Fin d’allora infatti  si condannavo tutte le ideologie moderne dal liberalismo al socialismo, definendo la libertà del pensiero illuminista come “libertà di perdere se stessi”.

Per capire appieno la portata del pontificato di Pio X e della sua guerra al modernismo, dobbiamo immaginare di vivere agli  inizi del secolo ventesimo quando, come abbiamo visto, la Chiesa, anche per sua scelta ( vedi le disposizioni del “Non expedit ” di Pio IX), era fuori dalla vita politica italiana e l’uomo colto del tempo vedeva vacillare le certezze cui le conquiste scientifiche l’avevano abituato. Scoprire che la luce poteva comportarsi sia come una particella che come un’onda, gli faceva perdere fiducia nei propri recettori sensoriali, leggere Pirandello col suo mondo fatto di maschere sociali, gli faceva perdere fiducia nella propria identità primaria e scoprire  con Freud  la sua natura istintuale,  lo degradava ad uno stato ancestrale cui si era  disabituato. Era normale che  si ponesse  il problema di rivisitare in chiave critica anche le verità aprioristiche che non aveva mai analizzato con gli occhi asettici dello scienziato. Ed era normale che un papa conservatore come Pio X  facesse di tutto per non perdere le sue carismatiche prerogative spirituali.

Quello che forse dovrebbe stupire è che tutti i suoi successori, ad eccezione di Giovanni XXIII , papa Luciani e l’attuale Francesco, abbiano continuato la sua opera ignorando le verità incontrovertibili che la Scienza ci ha regalato negli ultimi decenni della nostra esistenza.

Dino Licci

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