Cultura salentina

Lulù, il cane che si credeva un gatto

(Una storia vera: me l’ha raccontata la mia amica Mariangela)

C’era una volta uno splendido cane femmina di nome Lulù. Era un setter irlandese dal lungo manto rosso e aveva un carattere allegro e giocoso. Abitava in una graziosa casa circondata da un giardino con tanti noci e melograni.

Accanto alla casa di Lulù sorgeva l’imponente castello della ricchissima Granduchessa del Lussemburgo, la bellissima e dolcissima Liselotte d’Asburgo, che possedeva un cane piccolo piccolo di nome Boris, di una specie russa molto rara e pregiata, che però tutti scambiavano per un comune chihuahua.

Lulù era molto bella e Boris era innamorato perso di lei, al punto che, tutte le volte che poteva, scappava di casa e, passando attraverso una minuscola feritoia scoperta tra le massicce mura perimetrali del maniero, andava a trovarla.

Una volta si ruppe una zampa anteriore rimasta incastrata in un tombino del giardino, ma pur se con l’arto ingessato e con andatura assai malferma e claudicante, tornava tutti i giorni a trovare la sua amata.

Nel giardino dei noci e dei melograni vivevano anche tre bellissimi gattini a pelo lungo, tra i quali Briciola, una gatta cieca, che Lulù aveva preso sotto la sua protezione e perciò faceva scappare tutti i gatti randagi per permetterle di mangiare con i suoi fratellini.

I tre gattini si accoccolavano come cuccioli con lei e le succhiavano il latte (anche dopo essere diventati adulti): erano scene davvero ridicole, ma anche tanto commoventi.

Lulù aveva il carattere di un gatto: era indipendente, giocava con i gomitoli di cotone e sapeva persino saltare dal giardino sulla finestra del piano terra da ferma. L’aveva imparato dai gatti, senza farsi mai male, cosa incredibile per un cane di quella taglia…

Il piccolo Boris osservava le vicende della sua Lulù assolutamente rapito e cercò in tutti i modi di ingraziarsi la simpatia della sua amata, fino al punto da andare a lezione di canto, per imparare il linguaggio dei gatti, dalle fusa ai miagolii, passando per i soffi e i vocalizzi muti.    

La granduchessa Liselotte, preoccupata per le stranezze di Boris, chiamò l’anziano veterinario dottor Trelawney, che, dopo averlo sottoposto a tutti gli accertamenti del caso e osservato il comportamento per un’intera giornata, seguendone gli spostamenti, emise la corretta diagnosi: Boris era impazzito per amore per quella bella cagnolina dal pelo rosso della confinante casa dei noci e dei melograni.

La stessa Lulù, lusingata dalle attenzioni del piccolo Boris, aveva appena cominciato ad accettarne il timido corteggiamento, quando si ammalò gravemente e, dopo alcuni mesi di sofferenza, morì, con Boris, Briciola e i suoi due fratelli sempre accanto, in tutte le ore del giorno e della notte.

La notte della veglia funebre Boris e i tre gatti intonarono un lugubre, ininterrotto canto, che si diffuse come un doloroso lamento per tutto il circondario…

Da quel giorno Boris volle mantenere perpetuo e immortale il ricordo di Lulù e si prese carico di Briciola e dei suoi due fratelli, con i quali, per tutto il resto della sua vita formò un sodalizio tanto strano quanto meravigliosamente unanime e partecipe, insegnando agli esseri umani che l’amore è quel meraviglioso sentimento che può abbattere tutte le barriere e creare le condizioni per una convivenza interrazziale pacifica e serena.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...