Saggio, Storia

La Confraternita de Morti di Ortelle

di Clemente Leo

manoscritto

La Compagnia della Morte si costituì a Roma intorno alla metà del ‘500 allo scopo di assicurare una sepoltura ai cadaveri dei derelitti, dei poveri e di quanti, pur lavorando, non erano in grado di sostenere le non lieve spese della celebrazione funebre offerta dal clero. Nel 1552, papa Giulio III, apprezzandone i meriti, ne approvò la costituzione in Confraternita, concedendole vari privilegi. La Compagnia assunse quindi il titolo di “Confraternita della Morte e dell’Orazione”. Dal 1575 essa ebbe sede nella chiesa romana di Santa Maria dell’Orazione e Morte, nella cui sacrestia si conservano ancora arredi e manufatti realizzati con ossa di cadaveri. Una volta che papa Pio IV, nel 1560, l’ebbe elevata ad Arciconfraternita, iniziarono le aggregazioni di varie Confraternite locali, che in tal modo venivano a fruire delle stesse indulgenze concesse dal papa all’Arciconfraternita. Tra le numerose Confraternite aggregatesi nei secoli figura anche la “Confraternità de Morti” di Ortelle.

Sulla Confraternita de Morti di Ortelle ha già scritto ampiamente il caro prof. Filippo Cerfeda, il quale però non ha avuto la fortuna di imbattersi nella convenzione rogata il 4.2.1773 dal notaio Domenico Messi di Cerfignano, con cui veniva composta la lite giudiziaria insorta tra la Confraternita stessa ed il Comune di Ortelle in ordine all’ amministrazione della prima, rimasta affidata ai soli membri sacerdoti fino al 1772, e veniva di conseguenza mutato lo Statuto. In quell’anno il Sindaco Domenico Carluccio, ritenendo che la scelta degli amministratori e procuratori spettasse al Comune, in quanto la Cappella della Confraternita, ovvero l’Altare delle Anime del Purgatorio, era da considerarsi un mero “luogo pio laicale” aveva rivolto istanza al “Delegato della Real Giurisdizione” a Napoli, ovvero ad un organo giurisdizionale appositamente istituito dalla Corona, ottenendone inaudita altera parte un primo provvedimento favorevole. Erano i tempi in cui la diffusione del sapere stava consentendo la maturazione di una nuova coscienza sociale nelle popolazioni, e la Corona soleva ormai tendere benevolmente l’orecchio alle lamentele dei Comuni nel tentativo di arginare lo strapotere del clero.

manoscritto-interoContro il provvedimento della Real Giurisdizione era però insorta la Confraternita, che si era difesa sostenendo non trattarsi affatto di un mero “luogo pio laicale”, ma di una vera e propria Confraternita costituita da una legittima autorità religiosa, quale il Vescovo di Castro, e munita di proprio Statuto contenente regole di amministrazione le quali riservavano ai soli membri ecclesiastici la nomina di amministratori e procuratori, come si era sempre praticato fino a quel momento. Ecco perché all’atto risulta allegato lo Statuto della Confraternita.

La Regia Corte di Otranto fu delegata a istruire la controversia, esaminando le scritture e raccogliendo le testimonianze, per darne informazione completa alla Real Giurisdizione, che avrebbe poi deciso in merito.

Durante il processo innanzi alla Corte locale il procuratore della Confraternita, Rev. D. Leonard’Antonio Picci, aveva proposto di deferire la controversia ad un arbitro, per evitare ulteriore scandalo tra i fedeli e maggiori spese, ed il Comune, acquisito l’assenso della popolazione nell’assemblea pubblica (pubblico parlamento) convocata allo scopo il 14.12.1772, aveva aderito alla proposta. Le parti avevano quindi nominato arbitro l’Avv. Giuseppe Bellucci di Cerfignano, il quale, dopo varie consultazioni, aveva  proposto di modificare il capitolo 10 dello Statuto, che riservava ai soli confratelli religiosi il diritto di nominare un procuratore, da scegliersi sempre nell’ambito dei membri ecclesiastici, disponendo invece che il 2 Novembre di ogni anno, giorno dei Morti, i membri sacerdoti avrebbero eletto un procuratore ecclesiastico, e i membri laici un procuratore laico: il primo col compito di amministrare e gestire la Cappella, di esigere i contributi dai confratelli e di occuparsi dell’affitto dei fondi della Confraternita, il secondo di procedere alla esazione di tutti gli altri emolumenti, rendite ed entrate.

L’atto notarile di convenzione suggella e formalizza l’accordo raggiunto dalle parti di abbandonare il contenzioso e di approvare la proposta di modifica del Capitolo 10 dello Statuto, fornendo preziose notizie in ordine alla fondazione della Confraternita ortellese ed alle regole del suo funzionamento.

E’ a Filippo Cerfeda, che dedico questo mio modestissimo contributo.

Convenzione trà la Confraternita de Morti, e L’Università di Ortelle

Die quarto Mensis Februari Sestae Indizionis millesimo septingentesimo septuagesimo tertio in Terra Cerfiniani Nos Carmelius Sanzò Regius Iudex ad Contractus Terrae Minnervini et Joannes Dominicus Messi Puplicus Notarius Terrae Palmerici in Cerfiniano degens, et testes, sunt V.L. Reverendus D. Joannes Battista Sarcinella Cerfiniani, Dr. D. Joseph Pasca, et Lazarus Gravante Terrae Cocumularum, viri quidem §

Costituiti in testimonio publico nella presenza nostra il Magnifico Sindaco della Terra di Ortelle, Domenico Carluccio, assieme con suoi Eletti Vito Picci e Pascale Picci, di detta Terra, e coll’intervento del Avocato Dr. D. Giuseppe Bellucci di Cerfignano, attual Avocato di detta Terra di Ortelle, ed alle cose infratte specialmente deputato da detta Università in virtù di publico Recimento fatto e concluso sotto il dì 14 del mese di decembre del passato Anno 1772, copia dello quale inferius s’inserirà, consentendo prima in Noi per quanto ciascheduno di loro aspetta, ed appartiene, aggono, ed intervengono alle cose infra(scri)tte in Nome, e parte di detta Università, e successori di quella in perpetuum da una parte,

Ed il reverendo Sacerdote D. Leonardo Antonio Picci, della sudetta Terra di Ortelle, attuale Procuratore di detta Confraternita  de Morti, il quale D. Leonardo Antonio consentendo prima in Noi agge parimente ed interviene in nome, e parte, di detta Confraternita e successori in quella in perpetuum, dell’altra parte.

Le Sudette ambe Signore Parti respetivamente in detti nomi spontaneamente hanno asserito, siccome con giuramento asseriscono in presenza nostra, come nell’anno 1658 si eresse nella Parrocchial Chiesa di detta terra di Ortelle la Confraternita, sotto il titolo della Morte coll’autorità, ed assenzo del Ordinario del luogo D. Anibbale Sillani, di santa e felice memoria, Vescovo di Castro. Con avere la detta Confraternita sin del dì della fondazione abbracciati vari capi di regole, con le quali si doveva reggere, e governare, così riguardo al Temporale, come al Spirituale, ed ad utile di tutte l’Anime de Defonti di detta Terra; e siccome fino da quel tempo le medema a tenore di dette regole si è governata , ed am(m)inistrata fino all’Anno caduto 1772 da Soli Confratelli Preti; ora però il Magnifico Domenico Carluccio Sindaco di detta Università avendo creduto appartenere a detta Università eleggere i Procuratori, ed amministratori all’elezione di detta Cappella, o sia Confraternita, con averla considerato come un semplice loco pio laicale, ne tenne perciò sino dal mese di ottobre de il prossimo scorso anno 1772 ricorso all’Aspettabile Delegato di Real Giurisdizione da cui ne ottenne gli ordini, che quante volte era vero l’esposto dall’Università fatto, la stessa Università avesse dovuto eliggere gli Amministratori, e Procuratori della Cappella sudetta, a norma, e tenore della polizia del Nostro Regno, e delle tante Reali determinazioni in tal materia dal Nostro Regnante emanate.

La Confraternita sudetta sotto il titolo della Morte avendo inteso  gl’anzidetti ordini spediti di detta Università di Ortelle, ricorse anche essa dal detto Sig. Spettabile Delegato di Real Giurisdizione, à cui avendo rapresentato, che l’esposto del’Università era lontano dal vero, e che la Cappella, ò sia Confraternita de Morti, non era un semplice loco pio laicale ma una Confraternità autoritate legitima costituita da fu D. Anibbale Sillani, come più diffusamente rilevasi dalle Regole di detto Vescovo costituite, copia delle quali inferius s’inserisce; Perciò ricorse anche essa, ed ottenne, che quante volte la sudetta Cappella era realmente una Confraternita con autorità legittima eletta che i Confratelli stessi, non già L’Università avesse eletto gl’Amministratori, e Procuratori della medesima, dovesse rimanere il governo dell’istesso, così riguardo al Temporale che lo Spirituale ai Fratelli che la componevano.

Presentatisi perciò sì dell’una, come dell’altra parte gl’ordini di detto Spettabbile Sig. Delegato alla Regia Corte di Otranto, e dimandatone l’osservanza, e verificazione in detta Regia Corte di Otranto; la medema avendo intesi i testimoni prodotti, e scritture presentate, così di detta Università di Ortelle, che di detta Confraternita stessa per fare relazione a detto Spettabile Sig.r Delegato per quello sarìa per decidere.

In questo stato di cose, conoscendo i Preti Confratelli di quanto scandalo erano ad i Laici l’esser veduti litigare presso de Magistrati, e Giudici Reggi; Ed all’incontro conoscendo l’Università il pregiudizio, che à suoi concittadini vegniva dal litiggio, ed il dubbio ed evento delle cause considerando; e per li reciprochi ordini di ambe le parti ottenuti, non si era potuti devenire a veruna decisione, anzi si prevedeva un lungo, e dispendioso litiggio; per la qual causa per la mediazione di Communi Amici volativa alla quiete, ed al rinfranco di tante spese inutili, Non lasciò esso D.Leonardo Antonio Picci far sentire, che detti Fratelli di detta Confraternita si contentavano che per evitarsino dette liti,e dispendi, così dell’una, come dell’altra parte, si dovesse eliggere un Arbitre per decidere le loro diferenze. Così che esso Sig.r Sindaco in publico Parlamento sotto le 14 di Xmbre 1772 fù conchiuso che si dovesse abbracciare la proposizione di detto Sig.r Procuratore, e che si dovesse stare alla decisione che farebbe il loro avocato Sig.r D.Giuseppe Bellucci di Cerfignano come diffusamente rilevasi dalla publica conclusione copia della quale inferius s’inserirà.

Così che, abboccatosi esso Sig.r Sindaco con detto Sig.r Bellucci per l’accomodo,e concordia di tal differenze, con il Reverendo D. Leonardo Antonio Picci, Procuratore di detta Confraternita e sessionatosi frà loro, sono venuti alla seguente transazione, e concordia, con li seguenti patti e condizioni e non altrimente§

E fatta la sudetta assertiva volendono esse Sig.re parti tutte le sudette cose ridurre ad effetto, e stipularne le publiche cautele come si conviene siccome, e di dovere; Quindi è, che oggi predetto giorno, spontaneamente, ed in ogni altro miglior modo e via § con giuramento avanti di noi prima d’ogni altra cosa le medesime Sig.re parti rispettivamente in detti nomi hanno rivocato, irritato, ed annullato, siccome rivocano, irritano ed annullano, tutti gl’Atti, istanze, scritture, provisioni, ed ordini fatti, ed ottenuti: così in esso Spettabbile Sig.r Delegato, come dalla Regia Corte di Otranto, ed in qualsivoglia altra Corte, e Tribunale, et signanter tutti gli decreti fatti delli sudetti Tribunali, e suoi Commissari nella presente causa come se fossero de verbo ad verbum inseriti, li quali intanto non s’inseriscono in quanto non si hanno presenti e fermi, e ferme però restando il presente istrumento e tutte le cose nel medemo contenute, nec aliter, nec alio modo.

Con patto e condizione espressa che rimaner dovessero per ferme, e valide in tutte le sue parti le Regole istituite dal fu D. Anibbale Sillani Vescovo di Castro da regolarsi la Confraternita de Morti, senza mutare o devariare una sillaba; a riserba della regola decima nella quale si stabilisce, che i soli Confratelli Preiti avessero il dritto dell’elezione del Procuratore di detta Confraternita e che il Procuratore Eletto sia anche Ecclesiastico; Vogliono le Sig.re parti di commune consenso, che detta regola decima sia stabilita della maniera che siegue quia sic §

Perciò hanno convenuto, e concordato che da oggi innanzi, e nel dì de Tutti i Morti i Fratelli Preti avessero il dritto di eliggere un Procuratore Ecclesiastico, ed all’incontro i Confratelli Laici elliggessero un Procuratore Laico; colla facoltà al Procuratore Ecclesiastico di amministrare e governare la Cappella, e portare tutti i pesi annessi, e riguardanti al buon governo, ed amministrazione di detta Confraternita colla facoltà e peso a detto Procuratore Ecclesiastico di esiggere le granelle de Confratelli, e l’affitti de corpi stabbili; E vice versa il Procuratore Laico, avesse la facoltà, e dritto di esiggere tutto il rimanente di tutti i molumenti, e rendite, ed entrade di detta Confraternita sotto qualunque nome chiamate, e nominate: con espresso patto bensì, che mancando qualche somma al Procuratore Ecclesiastico per il mantenimento e pesi di detta Cappella, dovesse il Procuratore Laico somministrare quanto si è di necessario, e portarselo à suoi conti, per patto speciale frà di loro convenuto.

Coll’altro patto, e condizione espressa, che immediatamente dopo l’anno della Aministrazione che faranno detti Procuratori, così Laico che Ecclesiastico dovesse subito desistere, e finire il di loro impiego, ed amministrazione, con dare i conti della sua annata nella maniera che segue V.L.

Primi, che il Procuratore Ecclesiastico dovesse dare i suoi conti à quel Razionale, o Razionali, che si eleggeranno da soli Confratelli Preiti, et vice versa il Procuratore Laico dar dovesse i suoi conti, à quei Razionali, o Razionale, che i soli Confratelli Laici saranno per eliggere nel fine d’ogni qualsisia anno, e questo per patto speciale frà di loro convenuto§

Con dichiarazione espressa, che ciascheduno Fratello, sia Laico, sia Ecclesiastico, potesse intervenire, non solo nel tempo, che si eliggeran(n)o i Razionali, ma ben anco nel tempo, che si leggeranno i conti delle di lori amministrazioni tanto de Preti, quanto de Laici dell’anno antepassato da detti Procuratori aministrato, ed ognuno de Fratelli di detta Confraternita habbia il suo voto a poter dire, e fare tutte, quelle parti che stimerà conducenti, e favorevoli all’utile, e vantaggio, e buon governo di detta Confraternita, e così di anno in anno principiare, e non mancare, giusta le tanti patti, e dichiarazioni fatte col presente istrumento di convenzione senza mai variare, o devariare cosa alcuna, e questo per special patto frà di loro convenuto quia sic §

Promettendo le sudette Sig.re parti in detti nomi respetivamente per quanto a ciascheduno respetivamente spetta, e appartiene § tutte le sudette cose avere sempre rate, grate e ferme e non contravenire per qualsivoglia raggione, e causa, quia sic §

Il tenore delle prefate regole e conclusione universale è come si legge nelle copie qui inserite, cuscite, albicate e numerate § Per la Real Osservanza delle cose sudette le predette Sig.re parti nelli Nomi come sopra respetivamente hanno obligato se stessi loro Eredi e Successori, e beni tutti respetivamente una parte all’altra, e l’altra a l’una in detti Nomi presenti § sotto la pena del doppio et per metà § con potestà § con la clausola del costituto pregario § hanno giurato § tactis scripturis § et tacto pectore sacerdotali § standono nelle case di detto Sig.r Bellucci loco detto Le Chianche § dove an volsuto § al Conseglio del Savio §

Copia Apertura

Copia dell’originale de Capi da osservarsino nella Compagnia dei Morti

Copia del memoriale per l’assenso e beneplacito di Monsignore Illustrissimo

Illustrissimo e Reverendissimo Signore

D. Giuseppe Donato Strabaci Arciprete d’Ortelle, Suddito e Schiavo di V.S.Ill.ma, umilmente espone, come è stato richiesto da molte persone diverse di detto luogo, che si facesse una Confraterìa delli Morti, acciò li poveri, che non hanno modo nella lor morte di far l’essequie funerali, se li facci la Carità della detta Confraterìa, come anco a tutti i Fratelli e Sorelle, che saranno offiziati delli Eredi, la Confraterìa predetta farebbe il secondo offizio il giorno seguente, con far celebrare tante messe quanti saranno i Sacerdoti in detto luogo. Supplica intanto V.S.Ill.ma si degni concedere il suo beneplacito, acciò si dia principio ad opera così santa, per suffragio delle povere e benedette Anime del Purgatorio, che poi si farà supplica in Roma per l’aggregazione all’Archiconfraternità della Morte della detta Città di Roma, ed il tutto si riceverà a grazia singolare di V.S.Ill.ma, quam Deus=

Liceat servata forma suprascriptae suplicationis §

Datum in casali Hortellarum hac die decima nona mensis Novembris 1658

A.(nnibal) Episcopus Castrensis

“= Jesus, Maria, Joseph=

Regole seu Capitoli che si hanno da osservare nella Confraterìa della Morte in Ortelle

1° Ogni Fratello, e Sorella, che sarà scritto in detta Compagnia ha da pagare grane dodeci l’anno, cioè un grano il mese per ciascheduna prima Domenica nella Chiesa Madre, dove il Priore seu Procuratore sarà in banca notando, e scrivendo, quello ch’esigge, e quello che pagano, e se qualcuno non pagarà per un anno continuo, il Priore lo possa cassare, e non goda.

2° Il Predetto Procuratore si faccia introito ed esito in scriptis di ogni cosa, che li provenerà di carità per la detta Confraternita così di danari, come di ciocchesivoglia cosa. E tenga un libro ad Alfabeto in casa, dove si notino li Fratelli e Sorelle, ed un’altra copia del detto libro per notare e scrivere quello che pagano, e sia obbligato tenere in ordine l’Altare dell’Anime del Purgatorio di paramenti per quanto sarà possibile alla detta Confraternita.  E di più quando col tempo essa Confraternita, ed Altare, starà provvista de Paramenti, Pianete, Camisi ed altre cose che col tempo si faranno, esso Procuratore debba farsi una cassa a spese di detta Confraternita, nella quale terrà conservate tutte le sudette cose, e non le dia o impresti a persone, che le strapazzassero, solo le sia lecito tenerle appresso di se per ornarne, quando sarà di bisogno la predetta Compagnia, ed Altare, e cacciarle per servizio della nostra Chiesa, quando bisognarebbono, o d’altro secondo comandarà l’Ordinario, o altro Superiore, con l’autorità sua, acciò così si conservino intatte e belle come conviene.

3° Il pecunio, o altra carità di qualunque modo pervenuta in mano del Procuratore, tanto ordinaria quanto estraordinaria  per la predetta Confraternita non si possa, ne si debba ad altro impiegare, che in beneficio, ed utile di essa Confraternita per mantenersino i suffraggi, e carità dell’Anime del Purgatorio, così essendo giusto e conveniente. Proibendosi espressamente a tutti i Priori presenti,e futuri di essa Compagnia che non possano ne debbano in conto veruno appuntare la carità dell’Anime del Purgatorio ad altro eccetto in loro suffraggio e refrigerio, come anco in accrescimento di essa Compagnia; e similmente non debbano dare, o imprestare denari, o altro che fosse di essa Confrateria a persona veruna di qualsifosse stato, grado, o condizione eziandio.

4° Morendo Fratello, o Sorella della detta Confraternita, dopo il primo offizio, che li faranno i suoi Eredi, il Priore sia obbligato fare immediatamente il secondo nel seguente giorno, nel quale darà un carlino per uno alli Sacerdoti, li quali abbiano da celebrar la messa per l’Anima del tal Fratello morto, e due carlini al Reverendo Arciprete, che canterà la messa; grane cinque al Sacristano per sonar le campane, e provvedere d’Ostie i Sacerdoti, e di vino per le messe, ed un poco per uno alli Clerici in majoribus, et in minoribus, tanto che per il sudetto offizio non si spenda più di vinti carlini abbasso; sia lecito però al Procuratore, quando col tempo poi, come si spera, sarà più ricca la Confraternita e crescerà il numero de Sacerdoti, spender più di carlini venti, e di dare ad ogni Sacerdote un carlino per la sua Messa, con patto che ogni Sacerdote sia tenuto celebrar la sua Messa  per l’Anima di quel Fratello, per il quale si fa l’offizio l’istessa mattina, che se li dà la carità, altrimente sia escluso, e così s’intenda di chi non sarà presente al detto offizio. Ed il Priore abbia da mettere almeno otto candelotti, cioè quattro sull’Altare dove si canterà la Messa, e quattro altri basso al cataletto, o altro luogo simile, quale cera poi si torni a ripigliare detto Priore, senza che l’Arciprete possa pretendere cosa alcuna di candele per il secondo offizio.

5° Morendo qualche persona poverissima, tanto che non abbia poenitus cosa alcuna per officiarsi, eziandio che fosse forastiero, o Peregrino, o altro chicchessia povero ancorché non sia Fratello, o Sorella della Confraternita, il detto Priore sia obbligato officiarla, con mettere pure otto, o più candelotti, come di sopra, la qual cera poi, finito l’offizio, se la ripigli il detto Priore, e sebbene spettasse de jure all’Arciprete per essere primo offizio, esso non di meno la cede e dona alla Confraternita, ma non intende per questo pregiudicare li suoi successori. E per l’offizio si daranno due carlini all’Arciprete, il quale sarà tenuto cantar la Messa per l’Anima del morto, un carlino si darà al Sacristano purché soni le campane, provveda d’Ostie i Sacerdoti, e vino per le messe. Alli Sacerdoti se li darà una cinquina di carità, non si darà la messa, facendosi  per carità. Dichiarando che non son tenuti celebrar per il Defonto, non se li dando la carità.

6° Se qualche Fratello, o Sorella vorrà appicciare più candele proprie, quando si fa l’offizio di un Fratello morto, sia in libertà di chi volesse dar questa carità, sapendo che, eadem mensura qua metiemur §

7° Se qualche Fratello o Sorella, oltre la limosina delli dodeci grana vorrà pagare un  carlino ogni volta che muore un fratello, o Sorella, per far celebrar messe, il Priore faccia un libretto distinto, nel qual noti li detti Fratelli, e Sorelle che vorranno aggiungere questa devozione di più, e poi avvisi quelli, quando muore alcuno di quel numero, acciò immediatamente paghino il carlino, lo che sia ad libitum di chi ci si vorrà scrivere. Ed il denaro s’esiggerà  da detti Fratelli e Sorelle scritte a detto Libretto distinto del carlino, lo dispensi il Priore in una o più volte alli Sacerdoti del nostro luogo d’Ortelle, li quali dicano poi una o più Messe per l’Anima del Fratello, o Sorella morto, secondo la carità, che se li darà, accertando in esso detto Priore che non sia accettatore di persone, ma a tutte uguale. Dichiarandosi che di questa carità di più che si farà, ne godano solamente quelli Fratelli e Sorelle che saranno scritti, nel numero di quelli, che pagano il carlino, perché morendo, un altro Fratello, che paga solo le dodeci grana, se non sarà del numero di quelli del carlino, non si ha da pagare per esso il carlino da detti fratelli del Libretto distinto. Di più li Fratelli, e Sorelle che vorranno essere in questa divisione seu colonna, di pagare il carlino come di sopra, abbiano da esser in numero prefisso e compito, cio è, che siano sempre trenta , o al più quaranta Fratelli, e non più, e morendone uno di quelli sia lecito al Priore scrivere un altro, che si vorrà scrivere, e tutto questo acciò vi sia più fervore, e carità, essendo nelle cose rare, e poche sono più durabili. Pertanto il Priore asserisce di non ammettere a tal numero più persone e quelle che ammette siano sicure, che possano, e che veramente abbiano volontà di far tale spesa. Riservando che detto Priore, se vi fusse bisogno, possa ritenerci alcuni denari di questi per comprarne quello che bisognerà.

8° Il Procuratore si faccia un Libro, e noti tutti l’uomini e donne, piccoli e grandi, che sono in Ortelle per godere l’Indulgenze e grazie della Confraternita per partecipazione dei Privilegi di essa quando sarà venuto il Breve dell’Aggregazione della Archiconfraternita di Roma, e possano tutti quelli dopo morte goder i privilegi dell’Altare per mondum suffragii. Lo che si farà gratis, non essendo necessario pagarne cosa alcuna per tale scrizione. Per il predetto Breve s’intende, che si pagaranno quindeci, o venti ducati, s’è vero il Priore li pagarà. Col tempo si procurerà ancora  che l’Altare delli Morti sia Privilegiato, che per esser Contraternita s’accorpa facilmente.

9° Il Predetto Priore seu Procuratore sia tenuto dar conto ogni anno della sua amministrazione all’Ordinario, o a chi comanderà il Prelato, il quale veda e comandi poi quel che si ha da fare.

10° Ogni anno nel giorno del Mortorio s’abbia da confirmare il Priore o da elegerne un altro nuovo ad azione de Fratelli Preti solamente, e non da altri, acciò nesciente laicis, tanto più poi, che si tratta sempre di cose appartenenti a Preti. Ed avendosi da eleger altro Priore, si elegeranno tre Sacerdoti, o Clerici, purche siano abili, e si balottino, dopo chi avrà più voci resterà Priore.

11° Se il Priore non vorrà andare in persona alla ricerca dell’aire e trappeti, avendosi da eleger cercatore si faccia dal detto Priore con saputa dell’Arciprete.

12° Quando col tempo ci sarà Monte sufficiente alla Confraternita s’abbia da far l’Ottava delli Morti, continuando dalle Due di Novembre con musica, con prediche, altre solennità, e divozioni.

13° Il Priore ogni Domenica sia obbligato fare la cerca per la Chiesa, e per le cure dell’Anime del Purgatorio, e della carità, che raccoglie immediatamente il lunedì seguente ne facci officiar li Morti, facendo cantar la Messa de Morti nell’Altare Privilegiato, non essendo il detto giorno impedito; ed essendoci impedimento di Santo, od altro, si canti la Messa corrente nell’Altare delli Morti, applicando il valore e merito della Messa per quell’Anime, e per detto offizio dia tre carlini in tutto, uno a chi canta la messa e li due restanti si dividano, all’Intervenienti, che cantano a coro pro rata. Dichiarando, che se per detta cerca non si esigeranno li detti tre carlini, si dispensi quel poco che si ragoglierà, ed avanzando più delli tre carlini, l’avvanzi la Confraternita, conservandosi in comprarne qualche cosa per l’Altare, o farne altro beneficio, facendone introito, ed esito il Procuratore. Con patto, che il Procuratore predetto vada in ogni modo per la cerca con un altro compagno vestito con la morte, non essendo impedito da giusto e legitimo impedimento, e non procurando esso Procuratore detta limosina, per negligenza, sia obbligato pagare da suo detti tre carlini da distribuirsi come di sopra. Avvertendo che nel cantar la Messa s’ha da osservare detto Ordine, che prima incominci l’Arciprete, e canti due messe in due lunedì, poi segua l’altro più anziano a cantar la sua e così successivamente, da mano in mano tutti gli altri. Dichiarando che non sia lecito a quel Sacerdote a cui toccarà cantar la sua Messa, dir ad un altro, non volendo esso cantare, “Cantala, tu per me”, ma debbìa esso cantarla, altrimenti perda il suo luogo, e segua l’altro appresso, o vero il priore dica ad un altro, che la canti. L’istesso s’intenda di chi non verrà subito in Chiesa quando finisce di fare l’appellazione la campana, quando li tocca cantar la Messa. Ed ultimamente acciocché le sudette Regole non si perdino, ma restino in perpetuum, confermate prima da Superiori, quanto l’odierno, quanto i futuri Priori le debbìa conservare, e custodire, dandone una copia autentica all’Arciprete, acciò se succedesse a caso perdersi il presente originale, ci resti la detta copia, ed ogni Priore la tenghi appresso di se, procurando di osservarle intieramente, e poi la restituisca alli suoi Successori, sic nunc  et in perpetuum §

Riservando in fine quello, che il Nostro Illustre Sig. Vicario Generale di Castro comandarà, e quello che l’Illustrissimo Vescovo comanda quale possa per quanto le piacerà, e parerà, mutare, o moderare, levare o aggiungere, quel tanto conoscerà essere a maggior gloria di Dio e salute di tutti, come anco a maggior aiuto e suffragio dell’Anime del Purgatorio, alle quali Nostro Signore per sua infinita Misericordia si degni concedere l’Eterno Riposo. Amen.

Aggiongemo alle sopradette Regole, seu Capitoli, che alli Preti li quali aiutano a cantar la messa per i Poveri se li dia una cinquina di carità, mentre non se li dà la Messa , e tutto ciò per evitare l’occasione di mormorazione.”

EXTACTA EST PRAESENS COPIA A SUO PROPRIO ORIGINALI SISTENTE IN ARCHIVIO HUIUS EPISCOPALIS CURIAE CASTRENSIS, CUM QUO FACTA COLLATIONE BENE § LICET § MELIORI § SEMPER SALVA § UNDE § ET AD FIDEM EGO INFRASCRIPTUS  ORD.US CANT.IS EPISCOPALIS CURIAE CASTRENSIS PRO MANU SUBSCRIPSI.

D. ROSARIUS APRILE ORD.US CANT.IS EPISCOPALIS CURIAE CASTRENSIS.

Annunci

Un pensiero riguardo “La Confraternita de Morti di Ortelle”

  1. Non avevo dubbi che il primo “like” sarebbe stato quello di Vincenzo. Il secondo non poteva essere che il mio: in fondo siamo sempre tre uggianesi… O no? Ma sono certo che le preziose testimonianze storiche di Clemente saranno sempre oggetto di massima attenzione da parte di tutti i lettori di Cultura Salentina.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...