Storia

La storia dietro a un quadro (prima parte)

E’ incredibile come la storia, nel suo incessante dipanarsi, celi il suo eterno racconto nella miriade di manufatti che costantemente l’uomo produce nel corso della sua breve vita; è quella dimensione che gli storici amano identificare come cultura materiale.

E per quanto abituati, per mestiere o semplicemente per formazione, si possa essere a queste evenienze, quando il caso ci mette di fronte a una nuova risorsa si rimane sempre stupiti e meravigliati, imbattendosi casualmente in un autentico scrigno di ricordi dove la sorpresa si nasconde nei posti più impensati.
Ma seguiamo con ordine la linea del racconto: nel gennaio del 2017 cedo alle proposte di un amico d’infanzia, Angelo Arcobelli, promotore di numerose iniziative nell’ambito delle attività dell’associazione Cilinari, e inizio a collaborare al suo progetto di raccogliere le memorie dei patriarchi del mio paese natale. E’ in questa occasione che ho l’onore di iniziare questo lavoro intervistando il vecchio maestro Rosario Pizzileo, un pilastro della scuola elementare del primo dopoguerra.
Rosario Pizzileo è oggi un signore di novantadue anni portati superbamente, lucidissimo e fecondo di storie cumulatesi a bizzeffe nei suoi tanti anni di vita. L’intervista si snoda lentamente e, com’è normale che sia, alla fine il discorso cade su un evento che segna un punto memorabile per la storia di un piccolo paese di provincia nell’autunno del 1943. Fu nei giorni immediatamente successivi all’8 settembre ‘43, data della firma dell’armistizio fra l’Italia e gli Alleati, che il re Vittorio Emanuele III scappò da Roma riparando a Brindisi e scrivendo così una delle pagine più controverse della nostra storia. Fu in quei giorni che i reali fecero visita a Cellino San Marco: quell’evento rimase nella memoria dei tanti ragazzini che vi assistettero e che successivamente raccontarono pochi scarni, ma pregnanti particolari.
Vito Carulli in una foto degli inizi del Novecento

Rosario Pizzileo, classe 1926, all’epoca aveva 17 anni e così racconta ricordando l’episodio: “[…] si era sul finire della guerra e venne a Cellino Umberto di Savoia, figlio del re; si fermò in piazza ricevuto da Vito Carulli …”. Il nome del personaggio mi suona subito di novità, e accende la mia attenzione. Ora, il caso ha voluto che una pronipote del Vito Carulli in questione, sia l’attuale fidanzata di mio figlio; non passa molto tempo prima che possa avere l’occasione di chiederle notizie. E’ così che Dalila mi informa che nella casa dei nonni campeggia un quadretto che commemora l’evento; naturalmente le chiedo se fosse possibile prendere visione di quel prezioso documento e pochi giorni dopo il quadro mi viene recapitato senza problemi.

Il quadro
Il quadretto, organizzato in una semplice cornice in legno, contiene:
  1. una foto di Vito Carulli giovane militare;
  2. un documento di conferimento dell’onorificenza di Cavaliere;
  3. un altro documento commemorativo di nomina al Cavalierato;
  4. una foto del principe Umberto II di Savoia con apposta una dedica in calce che reca la scritta:”a Vito Carulli, 1949, Umberto”.
Il principe Umberto II con il figlio Vittorio Emanuele in una cartolina dell’epoca utilizzata per inviare dediche ai sudditi; in questo caso la dedica venne inviata a Vito Carulli come ringraziamento per l’accoglienza riservata alla famiglia reale durante la visita a Cellino San Marco
Scopriamo quindi che Vito Carulli, avendo assistito i reali nel corso della breve visita a Cellino, forse nel suo ruolo di funzionario comunale, ricevette in premio la nomina a Cavaliere della Corona d’Italia con tanto di certificazioni che la famiglia o lo stesso Vito decisero poi di conservare in un quadretto commemorativo che ne tramandasse anche il memorabile ricordo. La sorpresa tuttavia non è questa: essa è occultata all’interno e viene alla luce per puro caso.
Dovendo decidere infatti come fotografare al meglio le diverse immagini contenute nel quadro, emerge immediatamente il problema dei riflessi provocati dal vetro. Certo decidere di aprire il quadro, mettendo mano ai tanti chiodini apposti ormai da mezzo secolo, è una decisione non da poco, ma non ci sono alternative e con grande cautela mi accingo ad aprire il tutto.
La decisione tuttavia è premiante: intanto posso fotografare al meglio i vari documenti, ma ancor di più in questo modo emerge il quinto e altrettanto importante documento. Il retro del quadretto, infatti, contiene un cartoncino utilizzato a mo’ di chiusura della cornice. Il retro cartoncino non presentava particolari indicazioni, giacché la parte esposta di esso non recava alcun segno. Ma è la parte interna a racchiudere la sorpresa, e una volta smontato si rivela un segreto custodito per più di mezzo secolo.
Si tratta di un testo a stampa della fine degli anni ‘30 del Novecento; è scarabocchiato con un pennarello arancione che ne limita in buona parte la leggibilità; ma una prima lettura ne evidenzia immediatamente l’importanza.
Si tratta di un documento quasi sconosciuto sul Web, giacché nonostante sia noto e riportato da numerose fonti, nessuna immagine è presente in Rete.
fine prima parte

Leggi la seconda>

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