Cultura salentina, Poesia, Poesie, Racconti, Scrittori salentini

Lettera dal fronte di Smolensk

Aleksandr Dejneka, Le poesie di Majakovskij, 1955 – olio su tela, cm 130×200

Mio unico grande amore, quando ti giungerà questa lettera io non sarò più su questa terra. Non restare sorpresa dalla grafia molto diversa dalla mia: è quella del dottor Oleg Ivanov, che si è prestato a trascrivere questi miei pensieri, nati in un terribile contesto di guerra e di dolore. Sono stato investito in pieno dalle schegge di un colpo di mortaio dell’armata napoleonica e sto cercando di resistere alla morte il tempo necessario per farti sapere quanto ti amo.

E sono qui, in questa umida e fredda tenda da campo, alle spalle della trincea, a pensare alla pace, a quella meravigliosa pace dell’anima, che mi pervase non appena i miei occhi incrociarono il tuo dolcissimo sorriso. Eravamo sul molo del porto di Sebastopoli in un triste ed umido pomeriggio di un venerdì di febbraio. Un sorriso tanto dolce, quanto triste, il tuo, che mi fece fare l’amara constatazione che anche gli angeli del cielo, a volte, possono piangere per il cinismo e la malvagità del genere umano…

Sì, perché tu eri (e sei) un angelo del cielo e mi sei stata mandata dal Signore, nella sua immensa bontà, per salvare la mia anima e il mio cuore dal rischio di cinismo e stupidità…

E tu, dolcissimo angelo, sei riuscita a cambiarmi in meglio. Sei riuscita ad insegnarmi tutti i valori che contano, il rispetto per gli altri, l’altruismo, la bontà, ma mi hai anche donato (e questo è quello che più conta) la meravigliosa dimensione dell’amore…

E sono passato a scorrere in rapida successione le immagini del nostro breve, ma intenso amore: il primo bacio tra le barchette verdi del porticciolo di Balaklava, alle spalle del santuario, il 21 aprile. Era una giornata bellissima e i prati erano in fiore…

La prima passeggiata notturna mano nella mano, il 9 maggio, tra i vicoli di Yalta, con i ragazzini che insistevano a vendermi una miriade di mazzolini di fiori da regalarti. Ed io, dopo averli comprati tutti, cominciai a spargerne i petali sul selciato, per rendere omaggio al tuo regale incedere…

E come non ricordare quel 10 novembre, durante il quale celebrammo la nostra promessa d’amore eterno, guardandoci negli occhi, sul retro dell’altare della splendida chiesa della Madonna di Feodosia…

Ma io sto per morire e non ho tempo per continuare con i ricordi. Voglio solo dirti che, sin da quel primo giorno, mi sono innamorato di te, con tutto il mio cuore e con tutta la mia anima, e da subito ho giurato a me stesso di rimuovere quell’amaro velo di tristezza dal tuo sorriso. Ci ho messo l’anima e ci sono riuscito. E non sai quanto mi dispiace di essere giunto in punto di morte, senza averti fatto capire fino in fondo quanto ti amo… Ma sono certo che questa mia lettera ti aiuterà a toccarlo con mano e a restare per sempre serena, radiosa e sorridente, come lo sei stata per tutti questi mesi… Ti prego di ricordarmi sempre con quel sorriso sulle labbra e di conservare per tutto il resto della vita la luce celestiale del tuo sguardo…

Fa tanto freddo, ma pensare a te mi scalda il cuore.

Ti amo.

Tuo Igor.

Smolensk, 12 novembre 1812.

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10 pensieri riguardo “Lettera dal fronte di Smolensk”

  1. Oggi è la Vergine di Smoleńsk,
    L’azzurro incenso sull’erba si sparge,
    E fluisce il canto funebre,
    Non triste oggi, ma sereno.
    E portano le rubiconde vedovelle
    Al cimitero i figlioletti
    A vedere le tombe paterne,
    E il cimitero – un boschetto d’usignoli,
    Dal chiarore del sole ammutolito.
    Abbiamo portato alla Madonna di Smoleńsk,
    Abbiamo portato alla Santissima Madre
    Sulle mani in una bara d’argento
    Il nostro sole, nel tormento estinto, –
    Aleksandr, candido cigno.

    Agosto 1921

    (trad, di Paolo Statuti)
    ————————————————————————————-
    ma qualcuno della redazione mi spieghi il perché di quel quadro e quale la relazione con la Madonna di Smolensk.
    Sarebbe stato meglio illustrare la chiesa di Smolensk, e se mai Aleksandr Blok e non Majakovskij.

  2. quando qualcuno risponde dopo aver letto una poesia: bellissimo, ecc. non ha capito nulla… questo lo affermava un secolo fa Majakovskij nel suo poema ” La nuvola in calzoni”- leggete la traduzione di A. M. Ripellino e poi ascoltate la declamazione del Bene.
    Comunque se volte la mia partecipazione anche da salentino nel Vostro blog basta che me lo diciate – grazie a.s.

  3. Preciso: il mio “Ti ringrazio molto” era rivolto al commento favorevole di Luigi Malvaso; per il resto non riesco a comprendere questo crescendo rossiniano polemico. Parafrasando Puskin concludo: “Superiore ad ogni desiderio, sono sereno. Conosco il mio potere (e sono conscio dei miei limiti). Quel (potere) che ho, mi basta (e non mi cruccio di essere un mediocre)”. PS: quanto alla possibilità di ricevere contributi per migliorare “Cultura Salentina”, siamo a completa disposizione.

  4. Se vi è stato equivoco,mi scuso, ovviamente;
    ce ne fossero di polemiche rossiniane…
    mi fa piacere che abbia citato Puškin.
    Ma cosa sa ancora di questo poeta russo?
    Comunque Le invio dei versi :

    —————————————————————–

    Lecce, la verde maliarda!

    Lo spartito di una gorgiera sfogliavo di sghimbescio
    dalla periferia del mio sangue ai sobborghi della tua carne.
    Con la smorfiosa latrina del tuo cuore petulante giocavo
    per una manciata di ceri, di letanie – e di rosari!

    Era di magenta il tuo clitoride, come una reliquia notturna
    che sotto l’occhio di bue brillava più di un’armilla di corallo!
    Era un preludio di Sibelius questa scissura di note biforcute,
    il pulsare di un orgasmo invernale che ciondolava dai balconi.

    E la città, maliarda gesuita, sproloquiava da pulpiti d’avorio:
    legni incarnati, svolazzi di palpebre, labbra dei confessionali!
    Canti di cartapesta sgualciti dall’insonnia eretica!
    Nicchie indiscrete delle giravolte!

    Pietra dei respiri! Alito di cariatidi mefitiche!
    La taranta dilata le narici della lingua!
    Nella notte messapica stiletti di orbite lupesche:
    un addio ad ogni crocicchio, un arrivederci ad ogni trivio!

    antonio sagredo

    Vermicino, 11-15 gennaio 2007

  5. LECCE LA VERDE MALIARDA, in verità, è stata già pubblicata su queste pagine in data 31 marzo 2016. Anche io attendo nuovi contributi di Antonio Sagredo, che ho letto con piacere ( non credo si tratti omonimia) sul nr. 312 di Poesia, in un ottimo intervento (a cura anche di Paolo Statuti che ha curato le traduzioni) su Michail Lermontov “La mia casa è sotto la volta celeste”

  6. Caro Cesare, non ricordavo e perciò chiedo scusa; però, devo dire che guardo con grande preoccupazione alla perdurante inerzia del gruppo storico di Cultura Salentina, che da un po’ di tempo si è fermato e non posso credere si tratti di una forma di contagiosa perdita di ispirazione collettiva. Riprendete a pubblicare, su, soprattutto voi che riuscite a produrre lavori ben più degni dei miei!

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