Territorio

Salento, quella cappa sconosciuta

di Marco Nucita

©Gianfranco Budano: Moderne coltivazioni vitivinicole ai margini della centrale elettrica Federico II a sud di Brindisi.

“LECCE – Un applauso fragoroso, dopo un intervento appassionato e quasi liberatorio, che ha provocato la commozione della direttrice generale della Asl di Lecce, Silvana Melli, che per le sue origini tarantine conosce bene quanto può essere perverso il rapporto tra economia, ambiente e salute. (…)

Il sostituto procuratore della Repubblica, Elsa Valeria Mignone, ha puntato l’indice contro la classe politica locale per la mancata vigilanza e talvolta la complicità con la logica del profitto che oggi tenta di scaricare sulla collettività i costi delle bonifiche di discariche e siti inquinanti (…) Parole sferzanti, forse sorprendenti per un pubblico di medici e studiosi, abituati alla prudenza dell’analisi scientifica, e di amministratori locali (…) “La gente muore di cancro e non possiamo capire il perché, le fonti inquinanti non sono censite” ha spiegato Elsa Valeria Mignone sul finire del suo intervento costellato da una serie di passaggi forti, tra i quali si staglia l’espressione “morte annunciata della popolazione salentina”. (Dalla rivista “Il tacco d’Italia”, febbraio 2017)

Una terra bellissima, apprezzata e invidiata dai più diventa, oggi, sconosciuta agli stessi suoi abitanti. Accanto all’incontestabile bellezza del suo mare e del suo paesaggio, giace nascosta una dura verità, difficile da accettare e, forse, pericolosa da denunciare. I signori del potere occulto brindano ad ogni “morte preannunciata”, così come sono stati definiti gli ormai innumerevoli – spropositati ed ingiustificati – decessi salentini che grondano sangue nel nostro amato territorio. Si parla di decine e decine di bambini, giovani, adulti e anziani che, quasi inaspettatamente, scoprono di avere ben poche possibilità di vita dinanzi alla peste del secolo. Il tasso di tumori in territorio salentino, infatti – secondo le statistiche dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum) –, sarebbe esponenzialmente aumentato nel corso degli ultimi decenni.

“In provincia di Lecce tra il 2003 ed il 2008 si sono registrati 3.215 casi di tumore al polmone. (…) Sul territorio l’incidenza per distretto è piuttosto varia: risultano più colpiti (nell’ordine) Maglie, Martano, Gallipoli, Lecce, Casarano e Gagliano con un tasso standardizzato superiore a 60 per i maschi; per le femmine Martano, Nardò e Gagliano superano un valore pari a 10. Sia per gli uomini sia per le donne, l’incidenza a Lecce è più alta nel confronto con Taranto (anche in città). Intanto il direttore del Polo Oncologico, Giammarco Surico, conclude amaramente: «Curiamo ogni anno 220 casi di tumore polmonare. Solo per il 20 per cento dei pazienti possiamo intervenire. Se non bonifichiamo le discariche, cambiamo tutto per non cambiare nulla».” (da La Gazzetta del Mezzogiorno, 03 febbraio 2017)

Ma se provassimo, da semplici cittadini salentini quali siamo, a scendere non nelle profondità delle discariche abusive – questo lo lasciamo fare agli esperti –, ma in quelle di un fenomeno forse ancor più triste e pericoloso, che coinvolge, invece, un’intera popolazione? Iniziamo a chiederci perché quel poco di cui si è a conoscenza non è adeguatamente compreso ed interiorizzato, tanto da non farci provocare un adeguato disgusto e un impellente bisogno di verità e di cambiamento? Il cambiamento, già. Sulla bocca di tutti vi è un’indubbia voglia di cambiare. Ma alla base di esso dovrebbe esserci un posto privilegiato alla conoscenza e alla coscienza individuale. Il vero cancro della nostra terra, ancor prima di quello provocato dai rifiuti interrati sotto i nostri piedi, è rappresentato da un vortice d’oblio che risucchia ogni tentativo d’interesse per i veri problemi diffusi, e che rilascia nelle nostre menti una spropositata attrazione e un’ingannevole attenzione verso categorie di pensiero, di fatto, inutili e secondarie. I nostri “buongiorno” su Whatsapp, il bisogno compulsivo di ritrovarci sulla piazza di Facebook quasi fosse reale e fisica, la ricerca ossessiva di “like” da ricevere e rilasciare, di visibilità e popolarità sui social – che ormai investe giovani e adulti in egual modo –, ci fanno perdere il contatto con la realtà, quella vera. Quella realtà che coincide con le nostre stesse vite, e che necessita di un’apertura, di un contributo di pensiero prima che operativo, di una nostra presa di coscienza vera e non ipocrita, di parole sincere e non di pragmatica cortesia formale. Spesso ci rinchiudiamo in una bolla, anacronistica e posta fuori dal mondo, che ci rende sordi e impassibili dinanzi a quei problemi sociali di cui, purtroppo, siamo vittime e inermi spettatori. Ci basta un “Cosa possiamo farci noi? Non è una nostra responsabilità”; ci basta un “Poverino, era così giovane per morire…”, per sentirci umanamente e coscienzialmente bene con noi stessi e con gli altri? O, forse, lo saremmo davvero iniziando a pretendere di sapere cosa succede sotto i nostri occhi? A noi la scelta.

Solo quando avremo il coraggio di uscire da questo vortice che condanna la cittadinanza ad una damnatio memoriae quotidiana, che ci rende schiavi di manovre mediatiche e sociali studiate a tavolino, solo allora potremo tornare a respirare l’aria fresca – forse non quella che continuerà ad avvolgere i nostri paesi – di una tanto incoraggiata presa di coscienza individuale. Solo quando leggeremo, studieremo, ci informeremo e non accetteremo più ciò che viene deciso a nostra insaputa e sulla pelle dei nostri cari, riusciremo a liberare la mente da quello che i signorotti del potere vogliono farci credere sia davvero necessario! E’ palese, difatti, che il loro primo obiettivo sia l’ignoranza della popolazione, il relativismo diffuso e l’individualismo sfrenato e senza controllo che da anni inondano le nostre città, quasi come in un oceano senza fondo. Più profondo della discarica Burgesi con tutto il suo carico di PCB, per citarne giusto una. Mentre a galla rimangono solo le banconote, corrotte dai veleni, dei ricchi del luogo… 

Una noluntas nella denuncia di tali fenomeni da parte dei cittadini, mista ad un mancato intervento – “mancato” ormai da ventenni – di quella parte occulta della politica, della magistratura e della sanità che in quell’oceano sguazza e ci guadagna da anni, risulta essere il cuore della “questione Salento”.

Sarebbe utile chiedersi chi ci sia dietro a quelle discariche abusive, dietro a quei rifiuti interrati, ma ancor prima chi anela ad una mancanza sempre costante, anzi ormai crescente, di informazione nell’opinione pubblica; chi impone in modo silente ai media locali di porre l’attenzione su altri casi forse meno scottanti e infamanti per gli intoccabili del nostro Meridione. Se i fatti sono davvero questi, crediamo ancora che i fenomeni mafiosi siano proprietà esclusiva di città come Palermo o Napoli, da anni modelli paradigmatici di criminalità organizzata? No, signori, svegliamoci. Quei fenomeni sono ugualmente diffusi nei luoghi che ogni giorno frequentiamo, teatro della vita dei nostri padri e delle vite dei nostri figli, nella triste speranza che, un giorno, qui vi ritornino o restino.

Sarebbe utile, allora, non soltanto piangere le vittime di questa nuova e sconosciuta – nel panorama nazionale – “Terra dei fuochi”, così come si potrebbe ormai definire, che ogni mese perdono la vita nelle nostre case, ma additare con fermezza chi muove questo incontrollato carro della morte, quella mafia sotterranea e sibillina che obbliga a pagare un pizzo troppo caro e prezioso: la vita stessa. Quella mafia locale che pone le sue fondamenta sull’ignoranza e sull’omertà della gente e sulla corruzione spregiudicata, ma che a sua volta è mossa dai poteri decisionali cui sono affidate le fila del nostro Paese.

Sarebbe utile, un giorno, togliere la maschera a chi da un lato finge di rappresentare la cittadinanza e i suoi interessi, ma che, dall’altro, la pugnala alle spalle, cedendo alla seduzione del denaro e ai vantaggi dell’indifferenza… Sarebbe utile ricercarne i nomi e denunciarne finalmente l’operato. O semplicemente chiedersi cosa abbiano fatto, per lunghissimi ventenni, quegli alti esponenti della politica e della magistratura, che di ecologia e sanità non si sono mai veramente preoccupati e occupati, non citandoli od utilizzandoli nemmeno in clima di campagna elettorale!        

Si potrà negare ad un giornalista di redigere un articolo scottante, si potrà ancora dar fuoco alla sede di qualche testata giornalistica che si occupa di inchieste che nessun altro osa seguire, oppure hackerarla online… così come già successo in precedenza. Ma la coscienza di un popolo non potrà essere cancellata, né la sua libertà di pensiero e di parola mai calpestata. Dovremmo unirci in un abbraccio solidale e in un aiuto concreto a quelle persone che da tempo lottano contro questo sistema invisibile, in nome di una legalità che nel nostro Salento è collusa e persa ormai da anni. Solo allora la “cappa” sconosciuta e soffocante che incombe su questa nostra terra così affascinante e contraddittoria, verrà dissipata e dispersa da un nuovo vento. Quella cappa fisica, che nei nostri comuni porterà a non respirare più aria sana ma solo veleni; una cappa ideologica, che pone il guinzaglio ad intere generazioni di persone e perfino intellettuali che, nel loro piccolo, desidererebbero, piuttosto, dare un contributo solido alla costruzione di una società migliore. Giungerà un nuovo vento, domani… il vento della speranza. Ma solo se noi lo vorremo.            

2 pensieri su “Salento, quella cappa sconosciuta”

  1. avrebbero dovuto reagire energicamente 40 anni fa quando i sindacati e i partiti di opposizione avevano un valore e peso politico notevole: il decadimento della sinistra comincia in quegli anni perché era collusa col potere dominante… ora questa sinistra è il potere dominante che fa più guasti del lombardo!

    "Mi piace"

  2. L’epigenetica c’insegna che l’ambiente può modificare, anche se in forma reversibile ma ereditabile, addirittura il nostro genoma ! Parlo, per gli addetti ai lavori, della metilazione della citosina o dell’acetilazione degli istoni! Il gene fetale IGF2 può risultare metilato anche dopo 70 anni! Significa che si stanno mettendo a rischio anche le generazioni future! L’articolo che ho appena letto, mi ha profondamente colpito.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...