Opinioni

Note sul “De Rerum Natura”

Busto di filosofo greco, ritrovato nella Villa dei papiri a Ercolano e identificato con Democrito (o talvolta con Eraclito)

La Scienza può sposarsi con la poesia?

Per dare una risposta occorre soffermarsi in un momento di grande riflessione se non meditazione  sulla creazione  della materia vivente ed evolutiva e, per farlo, devo scomodare alcuni grandi pensatori del passato fatti rivivere nel 1841 a Jena dalla tesi di laurea di Marx e, agli inizi del novecento, dalla nascita della meccanica quantistica. Mi riferisco a Democrito, Epicuro e di conseguenza Lucrezio e alla loro differente filosofia sulla natura delle cose così come venne evidenziata appunto dalla mente di Marx ( o per lui dal più volenteroso e schivo  Engels per chi ne conosce bene la storia). Per quanto possa apparire strano, Democrito, discepolo di Leucippo, pensava che gli atomi per loro natura fossero passivi e che la loro aggregazione per formare la materia essendo  del tutto causale,  abbisognasse di un soffio divino per potersi attuare. Pensandoci un attimo, colui che era considerato  il precursore del positivismo laico, si accordava perfettamente col pensiero religioso che vede in un atto divino  il “primum movens” del divenire dell’Universo. Epicuro invece Introduce il concetto di “parenclisi” che Lucrezio tradurrà con “Clinamen” affermando:

“Che la mente in tutto ciò che compie non abbia una necessità interna, che non sia sconfitta e costretta a sopportare, ciò nasce proprio dalla piccola inclinazione degli elementi che avviene in un momento e un punto indeterminati”

Traducendo in parole più semplici il concetto, Lucrezio, parafrasando Epicuro, ci dice che la materia ha già in sé l’inclinazione a formarsi per convergenza autonoma degli atomi attratti per  una sorta di “empatia” che li fa  aggregare senza bisogno di interventi esterni. Ciò sarà confermato dalla meccanica quantistica che sovvertirà del tutto la meccanica classica di Galileo e Newton convinti, come Democrito, che la materia di per sé fosse inerte, e addirittura spiegherà come dal vuoto possano generarsi spontaneamente quelle fluttuazioni che trasformano l’energia in esse contenuta, in materia.  So che vi sto coinvolgendo nelle mie elucrubazioni notturne, ma pensate al “De rerum natura” di Lucrezio tutto scritto in esametri dattilici, un esempio di poesia musicale che riempie ben sei libri e che dimostra come Scienza e Poesia possano coesistere e come anche la filosofia faccia la sua parte perché tutto il poema lucreziano in definitiva ci suggerisce la libertà dell’umano agire in accordo con un’etica laica  supportata dall’evoluzione della conoscenza.

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